Daniele Poto.
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Pel. La perla nera.
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2018. GIULIO PERRONE EDITORE, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Pel si pronuncia di corsa; sonoramente. Musicale, onomatopeico, profondamente brasiliano. Pe-L. I brasiliani fanno presto, accorciano. Pel contiene la storia del calcio e contiene un po' tutti quelli che sono venuti dopo di lui. Un numero nove, per dieci, di qui la definizione, il neologismo di nove e mezzo. Contiene Cruyff, Messi, Cristiano Ronaldo e, per citare un futuro molto italiano; anche Dybala. Contiene tutti quelli che ancora non immaginiamo. Quel milione di bambini che pensano di 
diventare Pel.
Pel  La perla nera, il catalizzatore del pi bel quintetto d'attacco mai schierato da una nazionale in un campionato del
mondo. Ci riempiamo di significati e significanti quando snoccioliamo quel quintetto storico: Jairzinho, Gerson, Tostao, Pel e Rivelino.
Edson Arantes do Nascimento, Pel  leggenda e maledizione, come la coppa Rimet, quella coppa, inafferrabile, che solo
lui in appena 12 anni  riuscito a portarsi a casa.
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L'AUTORE.
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Daniele Poto Giornalista e ricercatore,  approdato al suo ventesimo libro tra letteratura e saggistica. Ha aperto due filoni fertili di approfondimento come Le Mafie nel pallone e Azzardopoli.
Ha indagato sulla povert nel Paese (Italia Diseguale), ha provato a ridisegnare l'educazione civica cobntemporanea in Penultima Spiaggia. In quarant'anni di attivit, partendo dallo sport si  diretto verso la cura della legalit, l'argomento che ora gli sta pi a cuore.
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Pel. La perla nera.
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Scrivere di Pel vuol dire tuffarsi in un arcipelago, un
universo qualitativamente gentile e quantitativamente
sterminato, immergendosi materialmente e metaforicamente
in un altro continente dove vige un diverso concetto
di vita e di calcio. Vuol dire non archiviarlo nella
storia visto che  vivo e vegeto, oltre che presente nel
dibattito contemporaneo anche grazie all'uso massivo dei
social network. Protagonista di una storia infinita, coerente
e, a volte, contraddittoria. Perch Pel  contemporaneamente
un ex campione e un uomo a cavallo tra
due secoli, ma anche un brand spendibile in tutti i Paesi
del mondo con il logo di una maglietta numero dieci il
cui fascino non tramonta mai, a dispetto degli anni ormai
lontani delle sue imprese sui campi di calcio.
Il libro che lo omaggia  dunque anche un esercizio di
memoria non agiografico n scontato per rimettere i
valori calcistici al loro posto, cercando un equilibrio spazio-temporale
per un calcio del passato, facendo da argine
al modello attuale fatto di scarsa memoria, di stentato presente,
di un risibile e precario futuro. Un esercizio di ricollocazione
che, possibilmente, ci faccia annullare migliaia
di chilometri di distanza e tante edizioni dei campionati
mondiali di calcio che non abbiamo mediaticamente visto
o vissuto come quelli pi attuali, ma che hanno lasciato
un marchio indelebile sull'evento, liberandoci da un
inguaribile eurocentrismo, anche grazie a Pel.
Ripercorrerne la carriera regala uno strano senso di
vertigine. Possibile che un calciatore abbia vissuto cos
tante vite? Troppa gloria per un uomo solo seppur baciato
dal talento?  una storia infinita che, dal momento del
definitivo stop, abbraccia ancora tante avventure ed
esperienze fino a restituire la contraddittoriet dell'esistenza:
partite vinte e partite perse anche in questo caso,
segnando e sbagliando gol. Il Pel che abbandona il calcio
ed esce dal mito entra nella realt prosaica di tutti i
giorni e da O Rey diventa anche peccatore, evade dal
santino preconfezionato per farsi conoscere nella sua
profonda umanit, fatta anche di incidenti di percorso,
alcuni molto dolorosi.
Cucire una biografia che regali qualcosa al lettore vuole
anche dire restituire, attraverso le parole, l'immagine
e il profilo alto del pi prestigioso rappresentante del
calcio brasileiro in opposizione alla costrizione tattico-strategica
del calcio europeo. Un esercizio innovativo rispetto
al provincialismo nostrano perch, anche nel calcio,
abbiamo bisogno di liberarci dell'eurocentrismo, valorizzando
fantasia, creativit, classe, contro l'inquadramento
nelle rigide regole dei moduli, degli schemi, della prevalenza
dell'allenatore sul giocatore.
In realt tutti i tecnici che hanno diretto (si fa per dire,
diciamo consigliato) Pel hanno tenuto per buona la massima:
Il miglior allenatore  quello che fa meno danni.
Frase minimizzata dalla quotazione commerciale perch
spesso un allenatore guadagna di pi del migliore dei suoi
calciatori. Un esempio: Antonio Conte per allenare la
Nazionale italiana  riuscito a farsi riconoscere un ingaggio
da 6,5 milioni di euro, pi benefit riconosciuti dagli
sponsor che hanno permesso il suo ingaggio. a va sans
dire perch ogni categoria deve mantenere alta la propria
quotazione ma deve anche, contemporaneamente, minimizzarla
se non nasconderla. Oggi ci separa un oceano
da quel calcio brasiliano vintage, anche perch con lo
spezzettamento del calendario e la parcellizzazione delle
Coppe siamo chiusi in un continente (l'Europa) e nei suoi
riti calcistici quanto mai discostanti dal continente di Pel
e dalle sue suggestioni. Basti ricordare l'appeal perduto
dalla Coppa Intercontinentale con le rissose sfide che
vedevano abitualmente protagoniste le squadre italiane
opposte in genere a imprevedibili e poco conosciuti team
sudamericani. Il fascino del poco noto si  perso, un po'
come la memoria in un mondo che si illude, tramite
Internet, di scovare il pi riposto angolo dell'universo.
Una possibilit teorica, raramente esperita. E parlando
di Pel cercheremo di sopperire alla mancanza.
Pel  nato nell'ospedale di Trs Coracjes il 23 ottobre
1940 sotto il segno dello scorpione. Sul suo certificato di
nascita c' un errore dell'anagrafe locale. Risulta venuto
al mondo due giorni prima, il 21 ottobre e molto ha penato
per farsi cancellare l'errore. La sua carta d'identit
meriterebbe un'aggiunta. Segni particolare: fuoriclasse.
Pel oggi in Italia  anche una via, il nome di molti bar,
di tante squadre di calcio giovanili, di stabilimenti balneari,
del delfino pi longevo di sempre (vive a Riccione,
ha compiuto cinquantaquattro anni). Omaggi riconosciuti
alla sua icona senza se e senza ma per la difesa
del copyright (significherebbe troppo lavoro per gli avvocati).
Oggi il Pel brasiliano si chiama Neymar. O Rey
contro O Ney. Sembra peraltro che debba anche essere
sempre in vigore e in auge una contrapposizione argentino-brasiliana.
Quindi dalla sfida indiretta Pel-Maradona
(i due su un campo da gioco non si sono mai sfiorati)
si passa a un altro dualismo, alla diarchia Messi-Neymar.
Dove chi vuole sceglie anche la propria Nazione preferita
e il diverso idioma: spagnolo o portoghese?
Scrive Eduardo Galeano: Era nato in una casa povera,
in un paesino remoto, e arriv alla vetta del potere e
della fortuna, dove i neri solitamente hanno l'entrata
proibita. Fuori dal campo non regal mai un minuto del
suo tempo e mai una moneta gli cadde dalla tasca. Ma
noi che abbiamo avuto la fortuna di vederlo giocare,
abbiamo ricevuto un regalo di rara bellezza: momenti a
tal punto degni dell'immortalit, che ci consentano di
credere che l'immortalit esiste. Non vi sfuggir l'ironico
contrasto presentato tra il calciatore e l'uomo. Il primo
con lampi di classe, il secondo con croniche debolezze
per denaro e affari.
Scopriremo che Pel ha un forte rapporto con l'Italia.
In effetti ce lo confermer quando si affaccer nel Belpaese
dalle cui lusinghe d'ingaggio si  tenuto debitamente lontano
da giocatore, figlio di un'epoca in cui i brasiliani del
calcio emigravano poco perch stavano bene a casa loro,
specie se giocavano nel prestigioso Santos.  buona educazione
ed esercizio di pubbliche relazioni quello di parlare
bene dell'Italia in Pel, ma il suo feeling con la penisola
 anche un po' autentico.  vivo il legame con il
mondo, ma l'Italia non  solo il ricordo di quelle marcature
ruvide di Trapattoni o di Burgnich, un po' alla Gentile,
un po' alla Benetti, oggi un po' alla Chiellini, dunque
in parole povere la quintessenza di una durezza che, quando
va male, sconfina con la scarponeria. Su un difensore-
centrocampista italiano (Bertini) Pel cos impietosamente
si produrr: Era un artista nel commettere fallo senza farsi
vedere. Mi affondava i pugni nelle costole o nello stomaco,
mi scalciava le caviglie. Un vero artista. Dunque
proveremo a italianizzare Pel, senza voler banalizzare
il personaggio che oggi, pi che in portoghese, si esprime
in inglese, uomo di mondo internazionale, ambasciatore
del Brasile, oltre che ex Ministro dello Sport. Italianizzarlo
per rendercelo pi vicino e comprensibile. Il tentativo 
quello di una biografia poetica che immagini il suo pensiero
e lo renda, se possibile, pi vero e meno diplomatico
della biografia che ha scritto. Un tentativo di letteratura
saggistica o di saggistica letteraria che dir si voglia. Un'esplorazione
dall'interno del pi grande fenomeno del calcio
mondiale. Indiscusso, indiscutibile e pure vivente, dunque
non marmorizzato in una storia immobile.
Un aneddoto curioso. Un nostro collega del Corriere
della Sera Franco Melli, fantasioso e creativo, un giorno
fece uscire sulla pagina sportiva del proprio quotidiano
un'intervista al giocatore brasiliano della Roma,
Toninho Cerezo. Completamente inventata. Questa
disinvoltura cost un licenziamento in diretta a Maurizio
Mosca dalla Gazzetta dello Sport per un'intervista analoga
ma a Zico, contestatagli dal giocatore in diretta al
Processo del luned di Biscardi. Pi discretamente il giorno
dell'uscita del pezzo, Cerezo, al campo di allenamento
della Roma a Trigoria, affront con decisione Melli: Ma
Franco, io e te non ci siamo mai parlati!. S, Cerezo,
per quelle cose le pensavi, non puoi negarlo. Contromossa
tranchant che tolse ogni potere di replica a Cerezo.
 vero quelle cose le pensava, ma non poteva dirle.
Noi non inventeremo un'intervista ma cercheremo per
induzione di offrire un Pel vero o quanto meno verosimile.
E seguiremo anche in diretta live i suoi interventi
sui social. Il nostro protagonista, che a settantasette anni
compiuti  ancora molto attivo, seppure non invasivo, di
una storia del calcio che si  fatta memoria, gesto, tradizione,
mito e testimonianza, girando il mondo per propagandare
il suo sport d'elezione. Questo libro non vuole
essere solo un omaggio fuori dalla storia, ma anche un'ipotesi
di ricostruzione: dal calcio di Pel a quello contemporaneo.
Che si riassume in una sintesi concreta che non
 un ologramma. Con tanto Brasile di mezzo. Perch
l'avvento di Pel  anche il pretesto per descrivere un
Paese pieno di altrettante contraddizioni.
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Pel  meglio di Maradona.
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Perch non provare a cambiare l'adagio? E trasformarlo.
Gli hanno riferito del curioso ritornello che alligna
dalle nostre parti.  persona informata dei fatti. Maradona
 meglio di Pel. Sorride. E una musichetta che,
cantata dalle tribune, funziona. Capisce che l'Argentina
ha un idioma pi comprensibile in Europa, che lo spagnolo
 lingua diffusa (il portoghese meno) ma, soprattutto,
che Maradona  Napoli, che l'Encantador ha colpito
qui, anche nel senso che ha fatto figli prima illegittimi,
poi legittimi, chiss perch. Invece lui, venti anni prima,
figlio di un'altra generazione,  stato vissuto soprattutto
televisivamente e di riporto. I padri che ne parlano ai figli
e non  la stessa cosa. La differenza tra un contatto virtuale
e uno a pelle. Forse pi mito perch lontano (la lontananza
contribuisce a creare i miti). Pel  liscio, Maradona
 grezzo. Pel  fair play, Maradona  sportivamente
sgarbato oltre che politicamente scorretto. Pel  tutto il
Brasile, Maradona  mezza Argentina. Pel si ama,
Maradona si ama e si odia nel mondo. Maradona ha
vent'anni meno di Pel, quello  il suo vantaggio generazionale
rispetto ai posteri. Pel  nato quando in Europa
infuriava la Seconda guerra mondiale, senza peraltro
sfiorarla. Maradona  nato quando Roma tirava il bilancio
della sua gloriosa Olimpiade.
Probabilmente pensa: Ma io sono Pel. Se lui  l'imperatore,
io sono il Re, O Rey, di questa repubblica calcistica
ancora abbastanza democratica. Chiedete a un
cittadino del mondo che abbia tra i sessantacinque e gli
ottantacinque anni, oppure che abbia comunque ancora
un giorno da spendere prima di morire, chi sia stato il
numero uno nella storia del calcio. Non dovrebbe avere
dubbi e indicare il sottoscritto. Forse una piccola minoranza
potr citare Di Stefano. Ma, Maradona? Andiamo...!
Quel Maradona che batte da solo l'Inghilterra con
un fallo di mano? Quel Maradona che sniffa cocaina a
Napoli, che semina figli per il mondo, salvo riconoscerli
quando una sentenza di Tribunale gli d torto, che rivela
impudicamente in un libro la sozza tresca con Loredana
Bert senza nasconderci alcun osceno particolare, che si
fa fotografare nella vasca da bagno a forma di cuore con
i Giugliano camorristi? Quello che evade le tasse in Italia
per milioni di euro e rischia di farsi arrestare non appena
entra sul vostro suolo? Quello recidivo per doping, con
la doppia tardiva squalifica tra il 1991 e il 1994? Quello
che da uomo e da allenatore ha sbagliato quasi tutto quello che poteva sbagliare? Quello che si  infatuato di Fidel
Castro? Quello che da allenatore ha collezionato un fallimento
dopo l'altro? Potrei continuare ma la pianto qui
perch sarebbe stucchevole e non voglio infierire. Il suo
curriculum e i suoi fallimenti sono sotto l'occhio di tutti.
Certe cose non posso dirle in pubblico anche se tutti le
pensano. Abbiamo litigato e fatto la pace. Di nuovo litigato,
di nuovo fatto pace. Ma una sordida e finta pace.
Io non lo stimo e lui non mi stima. Non so che farmene
della stima di Maradona. Pari siamo, il mondo giudichi.
Io dico che le cascate di Iguaz sul versante brasiliano
sono pi belle di quelle del versante argentino, lui
sosterr il contrario.  il gioco delle parti. Siamo spesso
popoli che non si possono vedere neanche in fotografia,
ma io non ce l'ho con tutti gli argentini. Ce l'ho con uno
chiamato Diego Armando Maradona. Salvo il giocatore,
peraltro non alla mia altezza, butto di corsa il resto e dunque
soprattutto l'uomo... - questo pensa e non dice.
Invece questo pensa e dice: Maradona non  davvero
un esempio per i giovani. Ha avuto la chance di ricevere
un dono di Dio: quello di sapere giocare a calcio. Nonostante
la sua vita molto sregolata c' ancora gente disposta
a dargli un lavoro. Se avessero un po' di coscienza non
lo farebbero pi. Se non cambia non avr pi un lavoro.
 stato un grande giocatore ma non  un esempio. Ma
quando s'incontrano spesso regna un'opportunistica ipocrisia.
In uno dei tanti rendez-vous inevitabili, nel 2016
Maradona si esprime cos prima di stringergli la mano
per la prima volta nella vita con una certa energia: Per
tutti noi che abbiamo giocato a calcio quest'uomo chiamato
Pel  come Muhammad Al.
Se fanno una sfida su Google, constatano che Maradona
vince nettamente per risultati: ventisette milioni
contro undici. Ma col ben identificato vantaggio per l'argentino
di essere completamente nella generazione
Internet con chiari anni di margine anagrafico sul rivale
(immagini e video compresi). Peraltro non c' dubbio
che la socialit e il presenzialismo di Pel abbiano il chiaro
sopravvento sulle capacit mediatiche del rivale che
si limitano a poche oasi di intervento (Cuba su tutte). E
dal punto di vista dei rapporti con la legge e della legittimit
fiscale il brasiliano vince per ko. C' da intendersi
anche sulla qualit della conoscenza oltre che sulla
quantit. Visto che il campione universale  generico e
indistinto, limitiamoci a un'Italia abitata da 60,5 milioni
di individui con una popolazione anziana di sedici milioni.
Questo consistente universo coi capelli bianchi (circa
il 27% del totale) ha sicuramente ampia conoscenza di
Pel per motivi generazionali. Nel 1958, per esempio, la
gran parte di questi soggetti da terza et poteva gi
includere nella propria orbita d'interesse il calciatore-
boom di quell'edizione dei mondiali. Al contrario siamo
sicuri che i millennials siano avvertiti dell'esistenza in
vita di Maradona che nell'anno mediano (1991) di questa
fascia anagrafica si appresta a chiudere la carriera
con l'accusa di doping dopo aver senz'altro vissuto pagine
pi encomiastiche di carriera?
In comune con Maradona ha il numero dei sogni: il
dieci. Quando partivano i loro prolungati assoli, il centravanti
si scansava, lasciava fare... spesso anche il portiere
avversario. Non erano dribbling classici ma pure
fantasie. Ricami artistici. Che poi tra Maradona e Pel
non capisci mai come stiano le cose. Dove inizi la realt
e finisca la fantasia o viceversa. Non capisci se l'amicizia
e l'inimicizia siano reali o immaginarie. Un po' di ipocrisia
 necessaria per vivere meglio. Se riconosci la grandezza
dell'altro puoi far specchiare la tua nella sua. Se sei
a un ricevimento pubblico non puoi negargli un saluto
apparentemente affettuoso (il bacio solo se necessario).
Cos quando li vedi insieme nella foto di rito alla cerimonia
di sorteggio dei mondiali 2018, nientemeno che vicino
a Putin, sorridenti e amichevoli, non devi troppo stupirti.
E Maradona gli ha anche stampato un bel bacio
sulla fronte, dimenticando il passato e acerrime polemiche.
Ma era un Pel ridotto in carrozzella, per l'impedimento
fisico che non gli ha permesso di essere il tedoforo
ultimo e pi rappresentativo dei Giochi di Rio 2016.
Sembra che la salute gli presenti il conto tutto insieme.
Il 12 novembre 2014 viene ricoverato in ospedale per
colpa di calcoli renali presenti nell'uretra e nella vescica,
che gli provocano un'infezione urinaria, tanto da ricorrere
all'emodialisi. Sar dimesso con qualche patema
circa un mese dopo. Nel maggio del 2015 viene operato
alla prostata all'ospedale Albert Einstein di San Paolo. E
nel luglio seguente  stato sottoposto a un intervento chirurgico
alla colonna vertebrale per una vecchia compressione
che gli aveva fatto perdere forza alle gambe.
Un quadro clinico complesso e preoccupante che ha
avuto come prima conseguenza un'estrema selezione
degli impegni da affrontare, soprattutto quelli extra-continentali.
Pel - per quello che conta -  anche il calciatore preferito
di Franco Carraro nella recente autobiografia, pubblicata
con il conforto di Emanuela Audisio (Mai dopo le
ventitr, Milano, Rizzoli, 2017). Concordiamo alla virgola
la motivazione: Pel aveva tutto: destro, sinistro, colpo
di testa, visione di gioco. Sottolineiamo il pregio pi
nascosto ma fondamentale. La visione centrale e periferica
del gioco, favorito da un angolo visuale imponente. Era
difficile portargli via la palla perch intuiva l'intervento
del difensore e ne preveniva le mosse. Contemporaneamente
difendendo la palla e le proprie preziose ginocchia.
E, pur provvisto di un quoziente intellettivo assolutamente
nella normalit,  riuscito a contemperare vita e carriera
con un equilibrio ammirevole rispetto a quello di un
calciatore unanimemente giudicato un campione.
Pel si pronuncia di corsa, sonoramente. Musicale,
onomatopeico, profondamente brasiliano. Pe-l. Come
quando chiami un figlio Ugo. I brasiliani fanno presto,
accorciano. Immaginate un titolo di giornale con Edson
Arantes do Nascimento. La stampa italiana viaggia veloce
quando ha fretta.  veloce come Pel sul campo. Di
Francesco, l'allenatore della Roma,  diventato presto
Difra, Trapattoni da sempre Trap, Balotelli Baio
e cos via. E un gergo per iniziati, per addetti ai lavori.
Ma andiamo: Pel lo conoscono tutti. Mi piacerebbe
un'alzata di mano rivolta al mondo. Su sette miliardi di
abitanti del Pianeta quanti conoscono questo suono onomatopeico:
Pel? Io direi pi della met. E chi si ricorda
pi di quella lontana profezia: Questo ragazzino dai piedi
piatti non far mai strada nel calcio!.
Alla domanda se sia migliore Pel o Maradona ha provato
a rispondere indirettamente anche l'asta del 14
dicembre 2017, un Football Memorabilia che metteva in
vendita due maglie storiche: quella di O Rey targato Brasile
1971 opposto a Maradona del Napoli versione 1985-
1986. Possiamo scrivere che  finita in pareggio, oscillando
la quotazione iniziale delle due maglie tra gli ottomila
e i diecimila euro? No, perch al momento dell'aggiudicazione
Maradona  stato doppiato: ventiduemilacinquecento euro spesi
per la maglia autografata da Edson
Pel nel suo ultimo anno di Seleo contro i diecimila per
il meno pregiato indumento regalato da Diego Armando
ad Agostinelli nel 1985 con la certificazione della Bolaffi.
Tra gli ottantatr cimeli pallonari venduti e i centosettemila
euro complessivamente incassati, Pel ha ribadito la
pole position tra i calciatori. Le maglie appartenevano
alla collezione di Luca Maddaloni che si  avvalso anche
della propriet dei pi preziosi cimeli di Gigi Riva, Dino
Zoff, Ronaldinho e Baggio.
Pel contiene la storia del calcio anche di quelli venuti
dopo di lui. Giocatori di classe enorme ma mai completi
come lui. Possono avere il destro, il sinistro, il senso del
gol, il colpo di testa. Ma difficilmente tutto insieme nel
proprio repertorio. Un numero nove, per anche dieci, di
qui la definizione, il neologismo di nove e mezzo, poi riutilizzato
per Baggio. Dunque contiene Cruyff, Messi, Cristiano
Ronaldo e, per citare un futuro molto italiano,
anche Dybala. Contiene tutti quelli che ancora non
immaginiamo. Quel milione di bambini che pensano di
diventare Pel. E non c' Morandi che tenga. Non  che
uno su mille ce la fa. Qui neanche uno su un milione
riuscir mai a diventare Pel. E nessuno sar in grado di trovare
un difetto a Pel. Provate a dire: S,  bravo, ma non
difende!. E quanti falli avr subito in carriera Pel?
Quanto accanimento terapeutico a sfavore del Brasile o
del Santos per neutralizzare il suo giocatore pi pericoloso!
A diciassette anni era gi in infermeria, incerto sul riuscire
a partecipare al primo mondiale della sua lunga storia
calcistica. Poi quando Edson e/o Dico  diventato Pel
gli arbitri hanno gettato un occhio di lungimirante protezione
sulla stella che era patrimonio del calcio mondiale
come i luoghi pi belli del mondo lo sono per l'UNESCO.
Pel  la perla nera, ma non c' razzismo in tutto ci.
Se sfogliate un romanzo italiano degli anni Ottanta trovate
con facilit l'appellativo negro. E non  che i
Moravia, i Berto, i Del Giudice fossero razzisti. Era naturale
scrivere negro e non uomo di colore, afro-americano.
Edulcorazioni?
Mi hanno anche dato per morto nel 2014. E invece 
il mio amico Carlos Alberto che  morto. Ed  morto
anche un elefante del circo che avevano chiamato Pel
(non mi avevano chiesto il permesso). Di qui l'equivoco
ingenerato nel mondo. Ma la mia famiglia  stata spiritosa.
Quando hanno chiamato casa per chiedere un commento
sul mio decesso hanno risposto: Pel l'elefante
 morto ma Edson do Nascimento  ancora vivo....
Pel era il catalizzatore del pi bel quintetto d'attacco
mai schierato da una Nazionale in un campionato del
mondo. Il nostro commissario tecnico Ventura, nel corso
delle qualificazioni mondiali, ha provato le quattro punte
contro la Spagna e ne ha ricavato una brutta figura. Non
vogliamo neanche citare i nomi dei quattro incauti attaccanti
mandati allo sbaraglio contro gli iberici. Non c'
paragone che tenga con il calcio brasileiro. Invece ci
riempiamo di significati e significanti quando snoccioliamo
quel quintetto storico: Jairzinho, Gerson, Tosto,
Pel e Rivelino. Un tecnico italiano che mandasse in
campo un assemblaggio offensivo del genere verrebbe
considerato anomalo dal proprio Presidente e bisognoso
di un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) dall'opinione
pubblica nostrana, sempre molto appassionata ma
anche sempre sopra le righe. Mazzola e/o Rivera (Messico
1970)? Dubbio da parrocchia, sei minuti a parte, non
decisivi se non per far nascere quell'oceano di polemiche
mai definitivamente spento. Perch si pensava che non si
potessero mettere in campo due giocatori con precisi
limiti difensivi. Qui il commissario tecnico Zagallo schierava
in campo senza imbarazzo cinque Mazzola e cinque
Rivera. Perch preoccuparsi di difendere quando l'offesa
era letale per le altre squadre. Filosofia zemaniana ante
litteram? Gli attaccanti brasiliani erano Mazzola e Rivera
insieme ma pi talentuosi. Pel era il dieci ma permeava
di s tutto l'attacco e soprattutto Tosto era un
centravanti che aveva il fisico di un geometra del catasto,
un occhio in disordine (in compenso vedeva perfettamente
il gioco) ma una tecnica sopraffina e un'intelligenza
tattica superiore. E andavano anche d'accordo quei
cinque. Se fossero stati italiani si sarebbe presentati in
cinque davanti al dischetto per battere un rigore o si
sarebbero contesi il pallone per eseguire una punizione.
Non tutto filava d'amore e d'accordo nello spogliatoio.
Ma nel campo era musica, armonia, tutti direttori d'orchestra
e tutti manovali. In un Brasile in cui - ribadiamo,
un po' alla Zeman - contava solo segnare un gol in pi
dell'avversario. E c'era a eseguire gli spartiti offensivi un
Pel (a ventinove anni) nel pieno della maturit tecnico-
agonistica. Dir Burgnich con gli occhi pieni di quella
overdose offensiva: Siamo saltati insieme per colpire di
testa, ma quando io sono tornato a terra ho visto che Pel
si manteneva sospeso in aria. Rivedendo le immagini di
quel gol, e dagli scatti fotografici, sembra che lui salga in
cielo per colpire il pallone. In effetti mi sovrast, ma mi
prese in controtempo: avevo fatto un passo in avanti perch
mi aspettavo che Rivelino crossasse basso, arriv un
pallone alto e Pel era gi in vantaggio. L'elevazione non
fu straordinaria, ma il colpo di testa fu perfetto. C' una
foto che ce li mostra. Pel bello, alto, aereo e Burgnich
sbilanciato che pensa a spostarlo, lontano dalla traiettoria
della palla. E ancora, riconfermando il parere di Carraro:
Il Pel che ricordo io aveva tutto: destro, sinistro, colpo
di testa, velocit, dribbling, tiro e visione di gioco. E poi
aveva un'altra dote: era leale. In una partita contro i brasiliani
fin in rissa. Io partecipai, lui no.
La pagella di Brera versus Pel, finale dei mondiali
1970, in quell'occasione tiene molto conto del difensore
italiano. Non sempre  riuscito a farsi luce perch avere
addosso un mastino come Burgnich non  comodo per
nessuno. Sette e mezzo a Pel comunque e cinque a
Burgnich (Di riffe o di rafie in un certo modo si  salvato).
Noi contiamo i gol di Pel ma gli assist? Non ci sono
statistiche che tengano a questa voce, a differenza del
basket. Inutile dire che quel Brasile ha vinto il campionato
del mondo. Come nel 1958 e nel 1962. E anche
meglio, con un senso di superiorit ribadita nella finale
con l'Italia. Che percentuale per Pel: quattro campionati
del mondo disputati e tre vinti. L'Italia ne ha vinti quattro
ma ci ha messo settantadue anni di tempo. Per i tre
pi vicini - per i quali Pel ha impiegato dodici anni - lo
stellone italico ne ha utilizzati quarantotto: 1934, 1938,
1982 e poi il 2006.
I tre mondiali di Pel sono invece racchiusi in una sola
carriera, saltando quasi interamente il nodo centrale del
1966, per infortunio. Quando aveva venticinque anni
ed era nel pieno rigoglio delle proprie capacit tecnico-
atletiche. E, guarda un po', in quell'edizione il Brasile
si  arenato.
Tanto Brasile ma anche tantissimo Pel a partire dal
mondiale 1958. Il primo a diciassette anni, l'et in cui
Rivera sgambettava nell'Alessandria. E quella fu l'ultima
volta che l'Italia manc al massimo appuntamento mondiale.
Il forfait del 1958 per la ragione di Stato fu colpa
degli oriundi. Crisi nazionale, il calcio  sempre nel mirino.
Fino al culmine del 2011 quando il commissario speciale
Monti, incapace di ogni estro, lanci la provocazione
di sospendere per un anno l'effettuazione del
campionato di calcio. Erano gli anni di Calciopoli, di un
calcio stremato e avvelenato. Dove si era incerti persino
sull'assegnazione degli scudetti. Pi che non assegnarlo
all'Inter (destando le ire della declassata Juventus) sarebbe
venuta voglia ai gerenti di sistema di scrivere pi semplicemente ed emblematicamente: N. P., non pervenuto.
Al Brasile il mondiale, per noi l'ignominiosa esclusione.
Se la frase apocrifa attribuisce a De Coubertin il motto:
L'importante  partecipare. Be', noi non partecipammo,
colpiti dalla maledizione dell'Irlanda del Nord in
fase di qualificazione. Irlanda del Nord sottovalutata n
pi n meno della Corea del 1966. Con un giallo in pi
perch la prima partita di Belfast - dicembre 1957 - non
si gioc, complice una fitta nebbia a Londra che imped
all'arbitro inglese di raggiungere la sede deputata e di
dirigere l'incontro. Cos le due Nazionali per non perdere
tempo si limitarono a un match amichevole. L'amara
campagna d'Irlanda. Perch nel match vero l'Italia fu
sconfitta per 2-1. E allora: Viva la patria e fuori gli stranieri.
Testimonianza di Pivatelli, l'unico giocatore
vivente (ottantasei anni lucidamente portati) di quell'ingrato
15 gennaio 1958: Fu un disastro. L'arbitro ungherese
Zsolt pesava un quintale e mezzo, era basso e pelato.
Gli irlandesi menavano, non ci fischi nulla a favore.
Cacci pure Ghiggia (il protagonista anti-Brasile del
mondiale 1950, ndr). Gli irlandesi lo avevano istruito per
bene, uno di loro parlava la sua lingua. Ci massacr la
sua direzione, ma fu soprattutto colpa nostra. Era un'Italia
in versione super-offensiva (oltre a Ghiggia e Pivatelli anche Schiaffino, Montuori, Da Costa, una pioggia
di naturalizzati) che se fosse arrivata ai mondiali, avrebbe
potuto dar fastidio allo stesso Brasile. Mesto ritorno a
casa. Provavo vergogna - ricorda Pivatelli - avevamo
tradito l'Italia. Se quella partita l'avessimo rigiocata dieci
volte l'avremmo vinta sempre. Pivatelli vedr giocare e
sbocciare Pel nel 1958. Perch il suo unico mondiale lo visse
da turista, il viaggio di nozze con la moglie in Svezia proprio
nei giorni dei mondiali. Chiss dove saranno gli azzurri bocciati
dai mondiali di Russia del 2018: alle Maldive, alle Seychelles
o alle Mauritius forse?
Fin con le dimissioni del Presidente Ottorino Barassi e con
il commissariamento. Non era mai successo nella storia del
calcio e qualcuno si rimangi un vistoso e volgare luogo comune
(Ma chi saranno mai questi irlandesi ubriaconi e guerriglieri?).
Era l'Italia del tecnico Foni e i reprobi, i capri espiatori
degli oriundi gi citati: Ghiggia, SchiafFino e Montuori.
Profetizz Gianni Brera, asso montante del giornalismo sportivo:
Siamo tornati all'anno zero. Forse non riusciremo a
cavarcene fuori. Il calcio diventer mero spettacolo per folle
di bocca buona. Si sbagliava. Il calcio in realt diventer sempre
pi massivo e onnivoro sbranando gli spazi degli altri
sport. Dunque frontiere chiuse. E di quel periodo l'invenzione
semantica del Presidente del CONI Giulio Onesti, uno che ci
vedeva lungo. I presidenti del calcio italiano sono ricchi scemi.
La storia insegn: qualcuno pi ricco, qualcuno pi scemo.
Poi i voltagabbana ci ripensano e fu un'alluvione di oriundi
di serie A e di serie B: argentini, uruguagi, brasiliani, tra cui
un Jos Altafini che poi divenne Mazzola per la grande stima
riposta nel centravanti azzurro espressosi su un campo di calcio
trent'anni prima. Le frontiere non vennero mai pi chiuse.
L'Italia partecip regolarmente a tutti i mondiali che vennero.
E sessant'anni dopo i presidenti italiani sono ancora cos scemi,
dato che l'Italia si  ripetuta, non andr al mondiale perch
battuta dalla Svezia e negli stessi luoghi (non nello stesso
stadio ovviamente) dove Pel trionf nel 1958? Italia fuori
dai mondiali perch incapace di segnare un gol alla Svezia
in centottanta minuti. La storia si ripete: la prima volta 
dramma, la seconda quasi farsa. Allora saltarono il tecnico
Foni e il Presidente Barassi, questa volta solo il malcapitato
Ventura e il suo referente, il Presidente federale
Tavecchio. No, questa volta le frontiere non si chiuderanno
perch la legge Bosman ha irreversibilmente liberalizzato
il calcio e aperto indiscriminatamente i varchi
possibili. Nella Nazionale i risultati si vedono: non c' un
attaccante che sia capace di saltare l'uomo. Il dribbling 
una definizione sconosciuta come l'investimento sui
vivai. La costante  il passaggio all'indietro, fosse pure
all'indirizzo di Buffon che con questo fiasco forse ha chiuso
il suo ventennale ciclo azzurro. E l'esterofilia regna
sovrana. Fino a far definire l'Inter gi qualche anno fa
la migliore squadra composta da stranieri che abbia mai
calcato il suolo italiano. Un'eresia per quell'Inter vincente
e autarchica, a parte i Jair e i Peir. Dopo la riapertura
delle frontiere vennero brasiliani bravi, fenomeni,
mediocri e proprio scarsi. Ma mai Pel, tenuamente
difeso dallo scrigno brasiliano. Un campione tutto e solo
per loro, i padroni del football. In quel 1958, orfano dell'Italia
calcistica, Pel fu il pi giovane marcatore e il pi
giovane vincente di tutta la storia dei mondiali. Prima
imbattuto, e imbattibile, anche sessanta anni dopo. Per
qualcuno furono anche i suoi migliori mondiali perch
negli altri giocati e vinti, nonostante la sopravvenente
maturit, il suo ruolo non fu cos scintillante. Se abbiamo
parlato tanto dell'Italia calcistica in quel disgraziato 1958
 anche per far risaltare a fronte di tanta tristezza e
desolazione, la gioia e l'allegria di un popolo, quello brasiliano,
che invece poteva esaltarsi stringendosi attorno alla
sua Nazionale.
Non ho scritto solo la mia autobiografia ma anche un
romanzo che la prescinde. Che dite, sapr qualcosa di
calcio e qualcosa di mondiali, avendone frequentato
quattro edizioni? Forse scriver un altro libro. Potrebbe
intitolarsi Tutto quello che avreste voluto sapere sul calcio
e non vi hanno mai detto... No, forse no. Certi segreti
devono rimanere all'interno dello spogliatoio. Non si pu
mai dire tutto di questo mondo. Per questo eventuale terzo
libro mi sento ancora giovane, che volete che siano settantasette
anni... Averli e non sentirli. Lo sport non fa
male se sai gestirlo. Be', se devo dirla tutta la parte del
leone nel romanzo l'ha fatta il coautore, Herbert Resnicow.
Lui ci ha messo la letteratura, io la praticaccia del
calcio. Lui il lavoro... io la firma. Lui il talento, io la mia
presenza in giro per il mondo per cercare di venderlo.
Senza bisogno di presentazione, bastava il firmacopie.
Quanto vale un autografo di Pel? Un po' di onest nel
riconoscere i meriti di Resnicow non guasta. La farina del
mio sacco  tutta nella dedica che qui vi ripropongo:
A mia nonna, V Ambrosina, che non  mai venuta
alle mie partite perch pensava fosse pi importante
andare in chiesa a pregare che non mi facessi male.
Dovunque sia ora, so che stai sempre pregando per me.
Comunque per chi volesse leggerlo Delitto alla Coppa
del Mondo  ambientato negli Stati Uniti dove ho consumato
gli ultimi spiccioli di carriera, ben ricompensato
ai Cosmos dove poi mi ha raggiunto quel birbone di un
Chinaglia. La trama  presto raccontata. Un giornalista
sportivo con il fiuto del detective  impegnato a rintracciare
l'identit del misterioso assassino che ha ucciso il
Presidente della Lega Calcio Gregor Ragusic mentre
ventidue giocatori in campo si sbattono per conquistare
il mondiale. Diciamo che mi esprimo meglio nel breve
piuttosto che in un libro di trecento pagine. Per ha funzionato.
Il calcio  la mia vita, ci sguazzo bene dentro.
Mi ha fatto piacere scrivere la mia vita in Pel, io l'unico
re. Non  un romanzo anche quello?.
Nella sua autobiografia, un romanzo in fondo per le
storie che contiene, dalla scrittura lineare e piacevole,
Pel ringrazia anche un personaggio ormai impresentabile,
l'ex Presidente della FIFA Sepp Blatter, lo svizzero
gran padrone del calcio mondiale, poi bruciato da uno
scandalo che ha coinvolto anche Platini, il suo pi probabile
successore. Ma in fondo all'elenco dei tanti a cui
ha dovuto qualcosa, Pel cita qualcosa di unico e solo.
Dio, che mi ha fatto il dono di poter giocare a calcio.
Posso dire di essere un uomo felice perch ho avuto
l'appoggio di tante persone come voi, che mi hanno aiutato
a essere ci che sono oggi. Ed  grazie al calcio che
ho ottenuto tutto. Ogni gol che ho segnato, ogni gol che
ho festeggiato l'ho sentito profondamente dentro di me,
il primo come il millesimo. E significativo l'elenco di tecnici
e colleghi calciatori evocati nella prefazione. Sono
quelli a cui si  sentito pi attaccato e dunque vale la pena
di citarli perch riassumono un pezzo di storia del calcio,
non solo per il Brasile dunque: Tosto, Garrincha, Clodoaldo,
Pepe, Rivelino, Gilmar, Bellini, Jairzinho, Zagallo
e tanti altri. Gli anni d'oro che hanno fatto innamorare
tanti milioni di persone dei suoi gesti, resistendo alla disillusione
che  propria del tifoso passionale.
E Pel  anche molto attivo sui social network. Su Facebook
ha cinque milioni e quattrocentomila estimatori: un
virtuale partito con cui potrebbe vincere ogni buona causa
intentata. Un esempio del suo attivismo. In inglese. Il
28 ottobre 2017 ha twittato cos per rendere omaggio a
un suo collega e amico meno fortunato. Garrincha ieri
avrebbe compiuto ottantaquattro anni e io continuo a
pensare a lui ogni giorno. Non mi dimentico, caro amico,
che abbiamo giocato quaranta partite con la Nazionale
brasiliana fianco a fianco. Ne abbiamo vinte trentasei e
pareggiate quattro, mai perdendo. E segnando cinquantacinque
gol. Non ti ricordi di un compleanno se non ce
l'hai fisso in mente. Per quello non servono addetti stampa
e/o segretari. Ci devi mettere il cuore. Se ce l'hai...
Non si dimentica neanche di un compleanno che potrebbe
essere definito obsoleto dato che Garrincha  mancato
un numero considerevole di anni fa.


L'elenco infinito dei gol.
Grandi numeri millenari.

Luis Carlos Toffoli Gaucho era un attaccante brasiliano.
Ma pur essendo brasiliano era un bidone. Sta di diritto
nell'elenco delle pi grandi delusioni mai iscritte a
referto nel campionato di calcio nostrano alla voce
attaccanti (tra i centrocampisti si fa consigliare Andrade,
guarda caso il filone comune  una maglia giallorossa,
questa volta Roma). Arriv tra squilli e fanfare al Lecce,
come un predestinato al successo. Volgare delusione.
Sbagliando tra l'altro un rigore incredibile: un tiraccio
centrale e lento addosso al portiere contro il Foggia che
si pu rivedere su YouTube.
Eppure arriv gagliardo ed entusiasta e sbarcando in
Italia dichiar: Ho segnato quattrocento gol in carriera,
far bene anche qui.... La Gazzetta dello Sport, nell'im-
possibilit di verificare l'affermazione, lo sbatt in prima
pagina nel 1993 con un po' di prudenza. Ecco Toffli,
dice di aver segnato quattrocento gol in carriera. Non si
sa mai. Piccola prudenziale tara rispetto all'auto-referenzialit.
E Renato Portaluppi nella Roma ne  stata la bella
copia in quanto a sodale di rodomontate: tante le promesse,
poche quelle realizzate. Di lui si ricordano ventitr
presenze in giallorosso nella stagione 1988-89 con zero
gol. Il gol  la quintessenza del calcio. E le statistiche lo
riassumono, non puoi tradirle. Quando il gol non c' l'attaccante
resta nudo e indifeso rispetto alle critiche. Alla
fine le reti sono lo specchio fedele di una carriera e la pi
facile lettura del valore di un attaccante. Il bello  che
Renato, oggi allenatore di spicco, una volta ha cos apostrofato
Pel: Per ogni tuo gol io ho conquistato una
ragazza. E c' andato leggero perch in altre interviste
ha detto di aver avuto cinquemila donne. Un concorrente
per il nostro Cassano...
Ma ecco Pel, brasiliano come Toffoli, lui vivente per,
che di reti ne ha segnate 1.281 in 1.363 partite. E tutte
certificate. Realizzate in ottanta paesi del mondo. Rapporto
quasi uno a uno: una partita giocata, un gol segnato.
Condendo a volte col digiuno, a volte con gol a grappoli.
Per vincere tre titoli mondiali e due campionati
nazionali con il Santos. Magari interrompendo un principio
di guerra tra Nigeria e Biafra per vederlo giocare (e
magari segnare). Come Al che stregava l'Africa e Kinshasa
con i suoi mirabolanti match mondiali nel pugilato.
Simboli che valevano per tutti i continenti. Valori agonistici
polisportivi immediatamente monetizzabili ed
esportabili. Miti trasmissibili con lingue diverse e con la
diversa interpretazione del gioco del calcio. Per essere
dichiarato patrimonio nazionale, intraducibile all'estero
se non per brevi effimere puntate, come una reliquia che
deve rimanere nel luogo della celebrazione per un
miglior godimento degli adepti. Pel non finisce mai.
Come i suoi gol che attingono a un elenco infinito che si
apre e si chiude con partite e gol unoffcial, dunque il calcolo
 rivedibile ma imponente. Quasi un gol a partita.
Una media sontuosa e irripetibile. E un elenco infinito
che fa girare la testa e che fa impallidire il ruolino di marcia
dei bomber di tutto il mondo. Anche se oggi si giocano
regolarmente tre partite alla settimana (Pel ha anticipato
con generosit questo super-impiego) e dunque le
occasioni per impinguare i bottini sono ancora congrue.
Inoltrarsi in questo lungo elenco d l'ebbrezza e quasi
provoca brividi per la continuit realizzativa, una lunga
linea dritta, intervallata solo da qualche assenza per
infortunio, direttamente collegabile alla durezza degli
interventi avversari. Pel si confessa ironico: Avevo un
difetto, non riuscivo a smettere di segnare. Che brutto
vizio! Un calciatore sostiene che i gol sono tutti belli come
i figli. Ogni scarrafone  bell'a mamma soja. Ma qui di
gol scarrafoni quasi non ce ne sono. Non sono come i
gol dello sciagurato Calloni o, a pi alto livello internazionale,
Pancev. Perch Pel  l'antidoto alla banalit
del calcio, alla routine del gol di rapina, trovato e non
cercato. Ci vogliono molte vite calcistiche per arrampicarsi
oltre milleduecento gol ma Pel ne ha vissuta una
sola, intensissima per la gioia dei filmati, sostanzialmente
campione di una sola squadra (il Santos), come un Totti
ante litteram. Difficile credere che ci sia un giocatore che
abbia segnato pi di lui. Ma c'. E Galeano che lo riporta
alla luce dal vecchio millennio. Arthur Friedenreich, brasiliano
di chiara origine tedesca di gol ne mise a segno
1.329. Un mostro di continuit perch capace di giocare
in prima divisione brasiliana (o serie A che dir si voglia)
per ventisei stagioni. E fu anche un giocatore di livello
internazionale se  vero che mise a segno il gol vincente
in Brasile-Uruguay nel 1919, consentendo alla sua Nazionale
di laurearsi campione del Sudamerica. Trentuno
anni dopo la sfida si sarebbe conclusa ben diversamente
e con un titolo pi pesante in palio. Chi si sarebbe ricordato
di lui, venuto mezzo secolo prima se non uno scrittore?
Comunque  un catalogo appassionante quello dei
gol di Pel perch la freddezza delle cifre ti rende incredulo
per uno sviluppo che sembra non finire mai. Un giro
del mondo calcistico condito da oltre milleduecento tappe.
Che se le dividi per vent'anni ne ricavi sessanta gol per
trecentosessantacinque giorni. Come dire un gol a settimana,
senza mai scordarsi di timbrare il cartellino. Ma
sempre con un timbro personale e luccicante.
E una saga che inizia il 7 settembre del 1956, giorno
dell'anniversario dell'indipendenza brasiliana, con la
maglia della sua squadra di sempre. Pel ha quindici
anni, dieci mesi e quarantasei giorni quando, segnando
un nuovo primato di precocit realizzativa, debutta in
prima squadra contro il debolissimo Corinthians di Santo
Andr e firma uno dei sette gol con cui il Santos travolge
i malcapitati avversari.
Entra in gioco nel secondo tempo con una sostituzione
ma pochi minuti gli bastano per entrare nel tabellino del
match: corta respinta del portiere, Pel si lancia sulla
ribattuta e spinge in rete da breve distanza.  solo un
assaggio e un rodaggio bissato dalla doppietta rifilata al
debole Jabaquara il 15 novembre. Il 1957  un anno di
completo lancio. Con la maglia da titolare indossata a
marzo e praticamente mai pi levata fino al trasferimento
negli Stati Uniti.
Pel gioca una partita ogni tre giorni. In Brasile il futbol
 tecnica e dunque il ragazzino non avverte impaccio
rispetto a colleghi maturi e con molti chili in pi. La classe
contro i muscoli in questo emisfero vince e il Santos lo protegge
perch sa di coltivare il futuro. Ed  un futuro che
durer venti anni. E il calcio della gioia, un calcio in cui 
vietato il passaggio all'indietro. Molto istinto, poca tattica.
Il Santos con Pel segna sempre e rimane a zero solo
buscandole di brutto con il Flamengo il 5 maggio. Il
motore di Pel batte in testa quel mese perch rimane
all'asciutto per sei partite, mai successo e mai pi succeder.
Riflussi di giovent. Ma non manca la fiducia. Il
ragazzo si far. Il 22 giugno assaggia per la prima volta
il calcio europeo affrontando la Dinamo jugoslava: Pel
1 = Santos 1 - Dinamo 1. Ma presto c' un'emozione
ancora pi grande.
Pel debutta con la maglia del Brasile il 7 luglio 1957
quando  ancora formalmente un sedicenne. Il Brasile
perde la prima sfida con l'Argentina per 2-1 ma si rif
nella seconda vincendo per 2-0. Pel c' sempre nella storia
del tabellino in una sfida sempre molto sentita. Un gol
all'esordio, il bis nella fortunata rivincita, tanto per tenersi
su quella media ogni partita un gol. Il primo anno di
completo impegno tra i grandi si conclude con un bottino
di sessantasei gol. Trovatemi un suo coetaneo che abbia
fatto altrettanto al mondo. Pel  gi un campione senza
etichette. Non  under 17, n 18, n 21. Non c' limite
di et che tenga.
I gol diventeranno novanta nel 1958 e i pi importanti
sono sicuramente quelli siglati al mondiale. Problemi di
crescita e di falli subiti. Quante botte prender Pel in
carriera? Gi a diciassette anni e rotti  l'avversario pi
pericoloso da marcare, l'osservato speciale. Dunque salta
le prime due partite del mondiale per problemi al ginocchio.
Una foto ce lo mostra mentre viene affidato ai pannicelli
caldi del massaggiatore (che forse non si chiamava
ancora fisioterapista), in attesa di essere ributtato nella
mischia. Ed  una mischia vincente. Il ragazzo Pel non
si far, si  fatto e impallina progressivamente Galles,
Francia e Svezia dopo aver contribuito a liquidare l'URSS
nel suo debutto mondiale, uno storico 15 giugno 1958.
Ma l'ultima passerella  la pi importante.
Nello stadio di Solna, a Stoccolma, piove una grandinata
di gol sulla Svezia padrona di casa, un sonoro 5-2 con
doppietta del nostro che ne mette insieme sei in tutto il
mondiale chiudendo al secondo posto, praticamente all'esordio,
nella classifica dei cannonieri, molto lontano dal
francese Fontaine, capace di tredici sigilli. Non fa niente
che nella squadra avversaria militino carismatici calciatori
come Gren, Liedholm e Skoglund. Attonito il re di Svezia
Gustavo Adolfo, che pregustava ben altro finale. Tutto
insieme, come anticipato nel mondiale. Il pi giovane partecipante
a un mondiale, il pi giovane vincente, il pi giovane
miglior marcatore dello stesso. E l'Europa e Pel esce
dal guscio del suo continente e viene scoperto dal pi vecchio
tra i cinque, depositario del football pi tradizionale
che si scopre superato dal dono della fantasia, dall'estro di
un talento gi rivelato. E un florilegio di prime volte in
un mondiale. La prima volta che la grande manifestazione
viene ripresa in televisione anche se non ancora in Eurovisione
e, naturalmente, rigorosamente in bianco e nero.
La prima volta che una Nazionale riesce a vincere il titolo
fuori dal proprio continente. E, per chi ha buona memoria,
trovate una finale mondiale che sia terminata con uno
scoppiettante 5-2. L'ultimo atto delle edizioni di cui possiamo
ricordarci sono state decise da esiti e gol striminziti.
Nel 1990 la Germania batt l'Argentina con un gol dubbio.
Nel 2002 bast Ronaldo a sistemare la Germania. Nel
2006 Italia-Francia termin 1-1 dopo i tempi supplementari
mentre sia Spagna-Olanda nel 2010 che Germania-
Argentina nel 2014 furono decise da modici 1-0. In quest'occasione
(1958) cinque brasiliani riserve escono dalle
retrovie e, per la lungimiranza del commissario tecnico, si
guadagnano il posto da titolari: decisivi Pel e Garrincha,
ma quel Brasile  anche ricco di fenomeni come Vav,
Didi e Zagallo. C' persino una canzone vintage che consacra
all'immaginario quel mitico Brasile. Farebbe sorridere
a San Paolo, funziona in Italia ed entra persino nella
classifica dei 45 giri pi venduti in Italia. Vengono bene
quei cognomi e/o soprannomi di due sillabe, tutti appiccicati.
Un motivetto orecchiabile che sdogana il calcio
attraverso le voci del Quartetto Cetra: Didi, Vav, Pel.
Ma, nonostante tutto,  un Brasile umile. Le stelle regaleranno
il pallone della finale vincente al massaggiatore
Amrico, una sorta di talismano portafortuna, nero come
la pece. Per Pel  la start up di una grande storia mondiale.
E una foto ce lo mostra durante i festeggiamenti in
campo, con il viso imberbe mentre appoggia protettivamente
la testa sul petto del leggendario portierone Gilmar.
C' tenerezza nell'immagine e senso del futuro, quasi un
passaggio di consegne tra il difensore della porta brasiliana
e il predestinato. Ma nel 1962 far da spettatore perch
uno strappo muscolare lo tiene fermo part-time in un Brasile
che peraltro se la caver benissimo anche senza di lui.
Si pu dire che, dopo il 1958, la sua carriera corra in discesa
come lo sviluppo esponenziale dei gol. Perch la gavetta
 presto assolta e i gol vengono colti come ciliegie, a grappolo.
Ne segna novanta nel 1958, ingordo. Con un picco
di cinque segnature rifilate all'Ypiranga e con un regale
numero di volte in cui ne infila quattro (Comercial San
Paolo, Corinthians, America di Rio, Nacional San Paolo,
XV de Novembro). Quel calendario del 1958 sembra non
finire mai. Un anno solare dilatato. Nel campionato paulista (il Brasile  troppo grande per un reale campionato
nazionale) la progressione recita di cinquantotto reti
segnate in trentotto incontri, una densit realizzativa mai
pi ripetuta che  indispensabile al Santos per vincere il
torneo. La sua alternativa, il pi esperto Del Vecchio, si 
trasferito in Europa ormai e Pel  titolare fisso e indiscusso.
Dopo i mondiali, sta trentaquattro giorni senza giocare
ma il pallone lo tocca tutti i giorni.
Mi  venuto tutto facile nel primo mondiale. Con l'incoscienza
di un ragazzino a cui ben altri campioni facevano
la chioccia.  stato come tutto un sogno. Ma un bellissimo
sogno....
Sono arrivato di corsa, sono sfrecciato in un mondiale.
Senza quasi rendermi conto di quanto mi stava succedendo.
Ho avuto la fortuna di nascere in Brasile, di incrociare
allenatori che hanno capito il mio talento e hanno
saputo valorizzarmi, buttarmi nella mischia, sapendo di
poter essere i miei scopritori, i miei valorizzatori. La Svezia
mi  sembrata una terra incantata. Sono venute altre
centinaia di partite e altri mondiali vinti ma quella prima
grande esperienza internazionale rappresenta qualcosa
di unico per me. Anche adesso che sono passati sessanta
anni da allora. E solo ricordando la distanza temporale
mi rendo conto di essere inesorabilmente e irreversibilmente
vecchio.
Pel si  tuffato nel mondiale svedese con l'inconsapevolezza
vincente dei grandi giovani campioni predestinati.
Drazen Petrovic nel basket, Boris Becker nel tennis,
Ingemar Stenmark nello sci, Carl Lewis nello sprint
dell'atletica non si sono forse rivelati al mondo ben prima
dei vent'anni, regalando sprazzi di classe almeno
fino ai trenta?
Secondo Galeano il pi bel gol di Pel  quello in cui
riusc a dribblare sette avversari, praticamente.pi della
met dei giocatori della squadra avversaria. Maradona
 mai riuscito a tanto nella sua carriera? Parliamo di
giocatori non particolarmente veloci ma tecnicamente
formidabili.
Secondo la vulgata corrente invece il suo gol pi bello fu
quello d'autore firmato, appena diciottenne, nel match tra
Santos e Atletico Juventus nel 1959.  un'affermazione
senza controprove perch mancano immagini dirette di
quella rete capolavoro. Ma recentemente un appassionato,
rimasto misteriosamente anonimo, grazie alla tecnologia
digitale ha ricostruito al computer quella meravigliosa esecuzione
e l'ha restituita alla visione di tutti su YouTube.
L'attaccante brasiliano, in giornata di grazia, supera tre
avversari (due difensori e il portiere) con altrettanti eleganti
pallonetti prima di depositare con una magia il pallone in
porta senza avergli mai fatto toccare terra. Un assoluto
prolungato da dio del pallone. Per alcuni critici del calcio
la definizione di sombrero, ovvero l'arte di superare l'avversario
facendo passare la palla sopra la sua testa, nasce
proprio quel giorno in quella partita e con quel gol.
C' chi ha fatto le pulci a quell'esorbitante numero di
gol segnati in carriera provando a fare la rata ai gol
segnati in amichevoli, nelle tourne promozionali o contro
avversari vagamente compiacenti. E cos la cifra scende
da 1.281 a 757. Ma  un calcolo a freddo un po' arbitrario.
Certo, quando segna otto gol al Botafogo nel 1964
bisognerebbe far ricorso alla conoscenza del calcio brasiliano:
non era il vero Botafogo ma una sua imitazione
con lo stesso nome, il Botafogo di Ribeiro Preta, la squadra
che scopr poi Socrates...
Dal 1958 in poi Pel entra a regime nella prassi del gol.
Nel 1959 ne firma quattro in un mirabolante e rutilante
match con l'Inter concluso per 7-1 a favore del Santos. E
segna pure a profusione nel 6 Gac che  nome convenzionale
del gruppo dell'artiglieria semovente, il club in cui
assolve, diciottenne, il servizio militare. E qui gli capita di
segnare anche al Santos in una sorta di derby personale.
Incredibile dictu: Pel che segna nella sua porta.  talmente
forte che viene richiesto dalla squadra dell'Esercito
e segna senza remore anche in questa squadra con le stellette.
L'influsso di popolarit post-mondiale. Nell'anno
solare 1959 Pel disputa centotr partite in trecentosessantacinque
giorni. Qualcosa di proibitivo anche nel calcio
globalizzato e multiuso di oggi. E parliamo di un ragazzo
appena maggiorenne. Centotr partite e centoventiquattro
gol.  un parziale record assoluto per quantit di prestazioni
e qualit realizzativa. Il Santos viene richiesto a pi
di lista dalle squadre di mezzo mondo ma l'importante 
che nella sua selezione ci sia immancabilmente Pel.
Il Brasile nel 1960 in passerella affronta anche squadre
di club (Malm, una passeggiata, Sporting Lisboa, il
Royal Standard belga, il Monaco 1860) e non perde mai,
a volte con risultati che fanno dubitare della credibilit
delle sfide (il 10-1 rifilato al Royal Beerschot). Comunque
pi Santos che Nazionale per una stagione che si chiude
in leggera frenata rispetto alla precedente: le partite sono
ottantuno e i gol settantatr con Pel che per una volta
tira il fiato e si concede lunghe vacanze di Natale. Ventidue
giorni senza toccare un pallone sono un toccasana.
Il ragazzo ha finito di crescere e di irrobustirsi. Il suo peso
forma rimarr lo stesso fino allo stop in Nazionale, dieci
anni dopo.
Il decennio che dagli anni Sessanta porta ai Settanta e
a un lento e dolce declino per esaurimento fisico-psicologico-motivazionale.
Pel si stabilizza su un alto indice di
rendimento. Il suo 1961  contrassegnato dalla totale
dedizione alla causa del Santos con un anno sabbatico
rispetto agli impegni della Nazionale. Ci tiene a rimanere
in campo, anche in imperfette condizioni fisiche. Gli
ingaggi vanno rispettati e societ e giocatore ne ricavano
il loro tornaconto. Pel viene schierato settantaquattro
volte dal Santos e la media gol  portentosa. Pi si abbassa
la quantit degli impegni pi cresce la qualit delle realizzazioni,
che sono centoundici. La generosit offensiva del
calcio brasiliano e la spregiudicatezza degli schemi lo lanciano
verso gol a grappoli. Nella settimana dal 30 agosto
al 6 settembre, a mo' di esempio, Pel gioca tre volte contro
squadre di media grandezza e in capo a una settimana
segna quattordici gol, una concentrazione superba per un
giocatore che formalmente non  un centrocampista e che
non dovrebbe essere lo sbocco naturale di tutte le manovre.
E a cavallo tra agosto e settembre si produce in una
serie di sei partite in cui segna complessivamente ventitr
gol. E, certo, quando giochi in una squadra come il Santos
capace di segnarne dieci di reti al Guarani di Campinas
tutto diventa pi facile. La filosofa vigente  di segnare
un gol in pi della squadra avversaria. Buffo  che in questo
calcio tutto proiettato dalla cintola in su nascano
anche grandi portieri. Eppure non se ne sente il bisogno...
Dopo un lungo intervallo, Pel torner ad affacciarsi in
una Nazionale profondamente rinnovata solo il 21 aprile
1962 contro il Paraguay. E poi ci saranno i mondiali con
l'esito di cui riferiremo a parte. Un altro lungo intervallo
rigenerativo seguir quell'esperienza. Cinquantatr giorni
senza calcio, probabilmente l'intervallo pi lungo di
tutta la sua interminabile carriera.
Il 7 novembre 1962 Pel chiude un'altra serie clamorosa:
venti partite in cui ha consecutivamente realizzato
almeno un gol. Le reti in totale sono trentasei e dunque
mediamente ne segna quasi due per match. Da notare
che non sono quasi mai prodezze inutili e/o fini a se stesse
perch in capo a venti match disputati il Santos ne perde
solo uno, quello con la Portoguesa del 6 ottobre. Il 12
maggio del 1963 il Brasile di Pel incappa in una delle
pi gravi sconfitte dei duelli personali con l'Italia, un
cocente 0-3. Un mese dopo, con il Santos di Pel in versione
export va sotto con Inter, Milan e Juventus
mostrandosi in dimensione vacanziera, riuscendo solo a
battere la Roma in una sorta di tour d'Italie con un com-
battutissimo 4-3. Ma quel 1963 va in archivio con un
altro record statistico. Il Santos di Pel va in gol per settantatr
partite consecutive e il primato internazionale
resister ben cinquantaquattro anni fino a che non sar
eguagliato dal Real Madrid, capace di tanto sotto la guida
di Zidane, marcando il 18 settembre 2017 la rete della
staffa contro la Real Sociedad, coronando un ciclo aperto
il 30 aprile 2016.
La Nazionale ha margini ristretti di manovra, di preparazione
e di calendario, ancor meno rilevanti di quella italiana.
C' un piccolo spazio solo d'estate con un numero
risicato d'impegni. La Seleo  una sorta di All Stars che
improvvisa e anche nel 1964 (v. 0-3 con l'Argentina) non
sembra preoccuparsi troppo di infausti scivoloni, perdonati
dai suoi sensibilissimi tifosi. Negli anni della piena maturit
le partite per Pel diminuiscono ma i gol no. Complici gli
infortuni e la necessit di tirare il fiato il 1964 lo vede scendere
in campo solo quarantanove volte, facendo scendere
la media agonistica a un incontro a settimana, per cinquantotto
gol segnati sono indice di qualit. Quando pu
esserci, quando c'  al meglio. E c' goleada il 21 novembre
1964 contro il Botafogo, infierendo con undici gol, otto
dei quali appannaggio di Pel. Quel Botafogo di cui abbiamo
gi detto, minimizzando l'impresa.
A ventiquattro anni Pel ha gi consumato circa mezza
carriera in termini di partite giocate/reti segnate. Regge
ancora magnificamente il ritmo di tre match per settimana
anticipando quella compressione del calendario (molto
europea) che entrer in auge circa quarant'anni dopo
e che non appartiene al Brasile. Il problema  che non ci
pu essere Santos senza Pel. Piacere e costrizione dei
ricchi ingaggi societari.
Nel 1965 lo score del Brasile targato Pel  formidabile.
Tra il 2 giugno e il 4 luglio di quell'anno infatti la Nazionale
affronta nell'ordine Belgio, Germania Ovest, Argentina,
Algeria, Portogallo, Svezia e URSS in un grande
ripasso soprattutto europeo, vince cinque partite e ne
pareggia due, segna quindici gol e ne incassa solo uno e
Pel  maggioritario tra i compagni di squadra in termini
di produttivit. Infatti otto gol su quindici sono suo
appannaggio. L'attivit della Nazionale  ciclica per non
disturbare i club e difatti passa quasi un anno prima che
Pel indossi di nuovo quella maglia prestigiosa, per vivere
il clima di rodaggio del nuovo campionato del mondo.
Non si pu dire che il Brasile lesini gli impegni per preparare
al meglio quell'evento. Sono addirittura dieci i
match preparatori prima del debutto con la Bulgaria del
12 luglio 1966. Ma quello  il mondiale che Pel vorrebbe
cancellare dalla propria storia personale. E, di certo, il
golletto contro la Bulgaria non lo ripaga della secca
sconfitta del suo Brasile contro il Portogallo (1-3). Ma non
vorremmo limitarci a un freddo elenco statistico. Il capitolo
delle reti serve a capire la splendida continuit dell'attaccante,
ma anche l'uomo che c' dietro che resiste
alla progressiva perdita di motivazione per la missione di
una carriera irripetibile.  difficile tornare sulla Terra,
ovvero alla routine, dopo la botta dell'unico mondiale
perso in mezzo a una selva di successi.
Il Pel maturo incassa il colpo in un 1966 non cos brillante
come le precedenti stagioni. Il ritmo  rallentato, tra
infortuni e giri a vuoto. Il bilancio  di quarantanove match
e quarantadue gol. L'anno sabbatico di distacco dalla
Nazionale dura un'enormit. Lo rivedremo segnare con la
maglia del Brasile solo il 3 novembre 1968 nel 2-1 con il
Messico e saranno passati addirittura ventotto mesi dall'ultima
prodezza. Prima far in tempo a giocare addirittura
tre partite in una settimana con la maglia del Santos contro
il Napoli: succede tra il 21 e il 28 giugno di quell'anno. E
il Napoli ne esce fortemente bucherellato perch incassa
quindici gol e cinque sono appannaggio di Pel.
Il 26 gennaio del 1969 Pel segna una doppietta in un
match che passer alla storia. Come l'Olimpiade antica
doveva interrompere le guerre e i conflitti (quella moderna
non ci riesce pi, tra boicottaggi e geopolitica), Santos
contro Nigeria  un evento che ha il potere di interrompere
la cosiddetta guerra civile in Biafra. Sembra questa
una vicenda sospesa tra mito e realt. Perch, se avvenne,
il fatto deve essere circoscritto al 1969 e non al 1967
come spesso evocato (anche da Pel).
Guilherme Guarche, il pi informato giornalista sulle
vicende del Santos, coordinatore del Centro di memoria
e di statistica del club brasiliano, ha dichiarato ufficialmente
sul sito societario che la fonte originale della storia
del completo cessate il fuoco  da ricondurre a un articolo
del 1990 (quindi scritto molti anni dopo l'avvenuto)
apparso sulla rivista Placar e firmato da un pubblicista
franco-brasiliano Michel Laurence. L'aneddoto o tout
court la realt  stata raccontata talmente tante volte da
essere stato metabolizzato e incasellato come storia credibile
al di l del suo reale fondamento. D'altra parte inutile
pensare di far ricorso alla quasi inesistente archivistica
storica del continente africano.
Pel dunque pi decisivo di un ambasciatore. Potere
dello sport, ma soprattutto del calcio e fascinazione riflessa
del singolo calciatore, pi che del Santos. Il mito si alimenta
anche con questo enorme potere di mediazione,
un bonus che l'Africa gli riconosce in una tourne naturalmente
ben ricompensata che porta i brasiliani ad
affrontare anche tre squadre congolesi con sorprendenti
alterni risultati. Comunque, a cavallo del cambio di
decennio, si intuisce che il calcio  cambiato e anche Pel.
Le prodezze dei gol a grappoli sono dimenticate. Il giocatore
si dosa e, al massimo, piovono doppiette.
In una storia realizzativa cos lunga non mancano gli
apocrifi e le versioni corrette e/o correggibili. Con le
ricerche svolte per un documentario intitolato Pel eterno
del 2004 si  riusciti a scoprire che il brasiliano ha
festeggiato il millesimo gol ben prima del traguardo ufficiale
attribuitogli contro il Vasco da Gama del 1969. In
realt, il nastro fu tagliato tre partite prima, esattamente
il 12 novembre dello stesso anno, segnando il secondo gol
nella partita vinta 4-2 dal Santos contro il Santa Cruz di
Recife. Comunque sia, il gol andava santificato in casa
nel tempio del Maracan e la foto ci consegna Pel che
bacia il pallone beatificante la leggendaria impresa. Il gol
in agguato era suo come il rigore inevitabilmente da battere
dopo che il portiere avversario lo aveva falciato nei
pressi dell'area impedendogli la rete su azione. Pel esita,
non vuole correre il rischio di sbagliare. Ma la folla lo
acclama e non ci si pu ribellare a un dovere. Fu un rigore
emotivo ed emozionante, imperfetto, quasi sbagliato,
perch il portiere avversario arriv a sfiorare il pallone.
E se un attaccante sbaglia un rigore  colpa sua, la normalit
 infilarlo dentro.
Ma quello che successe dopo fu di gran lunga pi importante.
C'era un popolo dietro che festeggiava il suo idolo.
Dentro e fuori il Maracan. Un evento pi importante della
celebrazione di un santo. Seguir l'intermezzo glorioso
dei mondiali del 1970. Pel al centro di un attacco stellare.
Il cammino perfetto di un Brasile che non poteva mai perdere.
Che vince sei partite di seguito, fino alla sublimazione
finale della mattanza contro l'Italia ancora ebbra del fantasmagorico
4-3 con la Germania. Il 4-1  senza storia tale
 la sproporzione dei valori in campo. Tripletta per Pel in
quattro mondiali disputati e un'altra immagine indimenticabile
quando, al match d'esordio, tenta di beffare il portiere
della Cecoslovacchia con un tiro da met campo. Va
anticipato di nove giorni (e tre partite) anche il match
numero mille disputato contro l'Atletico Marte del Salvador.
Il secondo addio con la maglia del Santos il 2 ottobre
del 1974 contro il Ponte Preta nel mitico Maracan in un
contorno di folla impressionante venuta solo per lui.
Rispetto a quei compleanni millenari Pel far in tempo
ancora a giocare ulteriori trecentosessantasette partite
segnando duecentoquindici gol. Come si legge, la media
scende notevolmente anche se i Cosmos sono la quintessenza
di un disinvolto calcio-spettacolo con difese optional.
Il 1971  una lunga estenuante occasione per monetizzare
tanta carriera. Esotismo a parte, Pel gioca con squadre di
Hong Kong, della Martinica, del Suriname, di Haiti, della
Giamaica. Il Santos, che ne mette a frutto il prestigio,
ormai  un grande team cosmopolita, una compagnia di
ventura mercenaria e girovagante che potrebbe anche
essere definito un carrozzone al servizio del suo pi ispirato
interprete. Perci il 1971  un anno intensissimo al servizio
della societ con una sola presenza nel Brasile (2-2 con la
Jugoslavia). Unica e ultima, il messaggio d'addio consegnato
ai posteri dell'ultratrentenne navigatissimo campione.
Dubitare della definizione di ultimo perch, per la verit,
ci sar un ultimo, indispensabile e doveroso scampolo per
il match d'addio di un Garrincha gi quarantenne il 19
dicembre 1973, un salomonico 2-1 pro-Brasile. E sembra
il messaggio di congedo di un'intera generazione.
La carriera che non finisce mai cambia per sponda,
staccando il Brasile per riattaccare nei Cosmos il 15 giugno
dell'anno seguente, dopo una ragionevole pausa
disintossicante di nove mesi con uno scampolo-rodaggio
negli All Stars due mesi prima. Una Nazionale lasciata
con invidiabile tempismo, diremo al momento giusto. Il
logorio del calcio moderno  anche una nausea motivazionale
dopo tredici anni di ininterrotto cursus honorum.
Dopo tre mondiali cosa poteva vincere di pi? Non era
sazio, aveva fatto semplicemente indigestione. Come
continuit realizzativa Pel  un metronomo, giovandosi
della spregiudicata mentalit offensiva del Santos, squadra
leader in Brasile che, attorno a lui, allestisce un complesso
di alto livello con adeguata materia prima da fornire
alla Nazionale, quasi un blocco inossidabile. Per la
storia e per la cronaca Pel risulta anche il capocannoniere
storico del mondiale per club. In questa manifestazione
ha lasciato il segno sette volte segnando altrettante
reti e in tre sole partite col Santos. Ben cinque rifilati al
Benfica dell'altro asso Eusebio nel 1962 (3-2 e 5-2 del
Santos contro i portoghesi) e doppietta a San Siro nel
1963 contro il Milan, battuto alla fine agli spareggi, con
Ronaldo che lo guata dal 2008 e ha avuto l'occasione del
mondiale 2017 negli Emirati Arabi per raggiungerlo (da
quota cinque) e superarlo. Evento puntualmente verificatosi,
complice la netta vittoria del Real Madrid sui brasiliani
del Gremio nella tornata 2018 e amabilmente commentato
da Pel (i tweet di Pel sono sempre diplomatici.
Complimenti a Cristiano per avermi raggiunto con sette
gol nel mondiale per club. Non potevo avere un compagno
migliore!). Nel confronto tra Pel e Cristiano Ronaldo
c' chi spegne le rodomontate del giocatore portoghese
(Penso di essere il miglior calciatore della storia). Ne ridimensiona
il giudizio a esempio Scolari, ex selezionatore
della Nazionale brasiliana: Il migliore della storia  stato
Pel, non certamente Cristiano Ronaldo. E ovvio sottolineare
che i gol americani, nella seconda fase della carriera,
hanno poco sugo, sono quasi anemici. A differenza del
Brasile, nei Cosmos c' chi corre per Pel in una rigida
divisione di ruoli. Rimane la stella che brilla maggiormente
in una squadra che pi che un collettivo  una congregazione
di assi dismessi o in via di dismissione, non tanto
per l'et quanto per il logorio di carriera. Il brasiliano
ormai  un giocatore che merita rispetto in questo tunnel
del pre-pensionamento e cos le sue logore ginocchia. Pel
gioca la prima partita nei Cosmos dopo che ne ha disputate
1.258 sotto l'egida di ben altro calcio. Deve far scoprire
il calcio agli americani, dalla parte dell'imprenditore pi
che da quella del giocatore in attivit. Che si pretende di
pi? Che si pretende ancora?
Quante volte si  ritirato Pel? Il ritiro dalla Nazionale,
il ritiro dal Santos. La ripresa nei Cosmos, il definitivo
appendere le scarpe al chiodo. Giocare nei Cosmos 
come militare negli Harlem Globe Trotters. Non sai mai
se il tuo gesto atletico deve essere funzionale allo spettacolo
pi che al risultato. Nei Cosmos Pel sar l'avamposto
di molti transfughi del calcio europeo e/o sudamericano.
Una rotta globale che oggi porta molti protagonisti
in Cina e Giappone. Tra gli altri di quel periodo Giorgio
Chinaglia, ovvero un ben diverso modo di intendere il
calcio. Chinaglia molla la Lazio dove poi ripiomber
molti anni pi tardi nel tentativo di diventarne il Presidente,
a spese di Lotito. Un tentativo criminale visto che
finanziato dai soldi della camorra, parcheggiati in una
banca di comodo ungherese. Ma questa  un'altra storia.
Dato che gli addii non finiscono mai, come un film che
il pubblico vuole continuamente rivedere, Pel indosser
ancora la maglia del Brasile il 6 ottobre 1976 contribuendo
a battere il Flamengo di Rio per 2-0. Dopo il ritorno
in Brasile da ex, a trentasette anni, Pel  sceso in campo
altre otto volte, divagazioni filmiche a parte. E con le
maglie pi svariate nel segno dello spettacolo e di quell'eterno
ritorno di cui  protagonista ogni stella del calcio
che non vuole mai spegnersi (Fluminense, Flamengo, All
Stars in coincidenza dell'addio di Beckenbauer, Sudeste,
ancora Cosmos, Brasile Seniors) fino all'estemporanea
esibizione con i Friends of Pel alla bella et di cinquantanni,
con autonomia limitata ma ancora nel repertorio
l'immutato passo felpato e il tiro secco. E le partite
in questione le ha vinte quasi tutte perch certi giocatori
non amano perdere mai, neanche a briscola, sia pure nel
segno del fair play che il mondo del calcio gli riconosce.
Del periodo dei Cosmos statisticamente rimangono
centocinque partite e sessantatr reti. In un calcio pi
facile, meno pretenzioso e, se si pu, ancora meno tattico
e calcolatore di quello brasiliano. Certo che giocare contro
i San Antonio Thunder, i San Diego Jws o gli
Hartford Bicentennials suona strano rispetto alle sfide
con il Botafogo vero, l'Inter o il Chelsea ma Pel viaggia
per i trentacinque/trentasei anni e non ha voglia di
fare troppi distinguo. Se non altro le sue preziose caviglie
e lo scricchiolante ginocchio meritano l'occhio di riguardo
dei difensori avversari, non cos spietati come in altri
contesti. La fine della storia vera  il 1 ottobre 1977 e
proprio contro il Santos: un pareggio forse gi scritto con
l'inevitabile gol della staffa di Pel, quello contrassegnato
dal numero 1.283.

 L'infanzia gioiosa di un predestinato.

Vorremo scacciare il luogo comune dell'infanzia povera
riscattata dal talento. Povero  chi ha poco tempo, chi
 povero di fantasia, di risorse, di possibili soluzioni.
Povero  chi si sente povero in mezzo ai ricchi, non povero
tra i poveri eguali. Nel mondo dei brasiliani poveri,
Pel non  certo il pi povero. Un padre calciatore, sia
pure di incerto blasone,  una discreta start up per iniziare
e per inoculargli la passione che lo sosterr fino all'addio.
Perch Pel  nella stessa condizione di milioni di
ragazzini brasiliani. Non  questa una povert condizionante
per il giovane aspirante campione che, in pratica,
si affaccia al calcio con un'enorme delusione mondiale,
da inconsapevole spettatore non protagonista. Una di
quelle che al momento paiono insanabili, portando un
fiero colpo all'orgoglio di un popolo che nel calcio vede
un sostitutivo della religione. Dunque proprio perch
non  stato integralmente povero, Pel ha saputo gestire
la ricchezza, che non gli ha mai fatto girare la testa e che
ha controllato con polso fermo nella maturit, da credibile
uomo d'affari, svincolandosi al momento giusto dalle
seduzioni della politica.
Trs Coraes nel Minas Gerais, dove nasce, propone
la classica diseguaglianza irrisolta ancora oggi. Un posto
di poveri con scarsissimo reddito ma anche ricco di
minerali, soprattutto quell'oro bramato dai primi esploratori
portoghesi. Una lingua e interessi comuni con i
brasiliani residenti. Gli insediamenti avevano anche un
sottofondo religioso: i coloni costruirono una cappella
che venne attribuita a tre cuori: Ges, Maria e Giuseppe.
Ecco l'etimologia dei Trs Coraes. Nel catasto
locale le prime attribuzioni urbanistiche del luogo risalgono
al 1760. La cappella prima fu venduta, poi fu
distrutta. Ma, alla fine del Settecento, il capitano Antonio
Dias de Barros provvede a costruirne una nuova. Nel
1884 il paese natale di Pel diventa definitivamente citt
dopo una visita beneaugurante dell'ultimo imperatore
del Brasile Dom Pedro II e, soprattutto, con il legittimante
collegamento ferroviario stabilito con l'omologa citt
di Cruzeiro. I tre cuori di Pel sono, per suo esplicito
riconoscimento, il luogo di partenza, Trs Coraes, la
cittadina di adozione, Bauru, e la meta finale del Santos,
lungo la costa del Rio. Viagger tanto, in lungo e in largo
per il mondo, ma si porter nel cuore per sempre queste
tre destinazioni formative.
La storia ci dice che la famiglia di Pel non ha i soldi
per assistere a Brasile-Uruguay nella bolgia dell'immenso
Maracan. La televisione che verr  un sogno e un
miraggio. I ragazzini di Bauru sguazzano nel fango per
giocare a pallone con i piedi nudi. Salgono su un albero
di mango e si nutrono, in totale semplicit. Sembrano
rispondere all'adagio di Oscar Wilde: La felicit non 
avere ci che si desidera, ma desiderare ci che si ha. E
cosa manca a Bil che progressivamente i suoi compagni
chiamano Pel solo perch Bil era l'ex compagno di
squadra di suo padre con la maglia di portiere nel So
Lourengo.
La storia del nome e del soprannome di Pel ha scorciatoie
e versioni infinite. Verso la fine della mia carriera
con il Santos mi firmavo: Edson Arantes do Nascimento
Boia (calcio): mi sembrava il modo migliore per mostrare
la gratitudine per tutto quello che questo sport aveva fatto
per me. Il vero nome dell'originario Bil era Jos Lino.
All'et di due anni non proferiva parola e per guarirlo
intervennero le benzedeiras, santone che, attivando un
rito sciamanico, riuscirono a guarirlo da quello strano
mutismo. Pare che le prime parole pronunciate dal futuro
portiere furono un bisbiglio riassunto in Bil. Con un
flashback di venti anni circa saltiamo all'immagine che ci
mostra Pel improvvisato portiere che cerca di respingere
i forti tiri del padre e, ogni volta che ci riesce, urla: Buona
Bil! Salvata Bil!. Agli altri l'esclamazione, virata nel
tipico dialetto nel Minas Gerais, suonava come Pel. All'inizio,
all'interessato quel soprannome suona strano, poi ci
si adatta. Per molto tempo, per tanti, se non per tutti, sar
invariabilmente il figlio di Dondinho.
Quando nasce, il padre profetizza: Ne far un calciatore,
magari migliore di me. Gli insegna a colpire di sinistro,
di collo pieno, valorizza l'importanza di tenere il
pallone vicino al corpo. Ha una famiglia, degli amici per
giocare a pallone, un terreno di gioco improvvisato, il
necessario per mangiare. Questi ragazzi di strada acquisiscono
cos una sensibilit particolare e quella sensibilit
 amore e dedizione per il calcio. E venerazione per i loro
beniamini. E allora tutti i componenti del cerchio familiare
sono attorno a una radio per l'ultima partita del torneo
mondiale del 1950. Per la prima volta, il mondiale si
chiama Coppa Jules Rimet ed  un gran ritorno dopo la
lunga pausa per lo svolgimento della Seconda guerra
mondiale. La location del Brasile  lontana da quegli
echi, fortunatamente.
L'Italia  virtualmente campione uscente perch porta
in dote l'ultimo mondiale vinto del 1938. Germania e
Giappone escluse per demeriti bellici. Una famiglia allargata
del calcio  quella di pap do Nascimento che attende
l'ultima formalit. Il Brasile  il grande favorito perch
nei giorni precedenti ha spazzato via Svezia e Spagna
rispettivamente per 7-1 e 6-1, mentre l'Uruguay con le
stesse avversarie aveva penato raccogliendo un 3-2 e un
2-2. Non c' alcun dubbio che vincer la Coppa del
Mondo, giocando in casa nello stadio bomboniera, superando
l'ultimo ostacolo dell'Uruguay, squadra tenace,
tignosa ma tecnicamente lontana dai vertici di un Brasile.
A casa do Nascimento ha preparato tutto Papa Dondinho, 
ovvero Joo Ramos do Nascimento. Mamma
Celeste Arantes, i fratellini Zoca e Toquinho, gli amici
pi vicini di Bauru, circondano la radio e vivono intensamente
il momento della consacrazione. Non sapremo
mai quante persone si affollavano in quello stanzone in
rua Sete de Setembro: venti, cento? Oggi la via  stata
intitolata a Pel e c' una targa che ricorda che  nato l,
meta di pellegrinaggio e attrazione turistica, esca-stimolo
per i ragazzini (poveri) che vogliano ripercorrere le sue
orme di calciatore inizialmente scalzo. Sappiamo che ce
n'erano altre di persone fuori dall'essenziale ma accogliente
casa do Nascimento, perch la radio era un lusso,
e sappiamo che si preparava una festa: il centrotavola era
adorno di bottiglie pronte per essere stappate per un inevitabile
e atteso festeggiamento. Si pu perdere una partita
in cui il Brasile  supportato da centosettantamila
spettatori ufficiali (ma le stime ufficiose parlano di
duecentotremila spettatori)? Che diamine, questo mondiale
organizzato in casa  solo da vincere. Dico  il soprannome
che al momento Pel si porta appresso. E Dico
sgambetta nella via per terminare la tradizionale partitella
con gli amici: un occhio al match autarchico, un orecchio
prestato alla partita. E Dondinho  come viene chiamato
il padre dai fratellini Zoca e Toquinho. Se do
Nascimento  il nome di famiglia, Arantes  quello della
madre Celeste. Genitrice minuta che rimane sempre sullo 
sfondo perch chiss quanto conscia di quello che le
sta avvenendo attorno. Quando sforna quel figlio lei, che
ha avuto un padre carrettiere, ha solo sedici anni e poco
sa della vita se non quello che le racconta Dondinho, uno
che ha sempre il calcio in testa. Immaginiamo quello che
ha potuto pensare con un marito che non ha sfondato nel
football e tante proiezioni riversate sui figli perch facessero
meglio del padre, che  stato sfortunato.
Edson  un regalo della storia dei brevetti o meglio dell'ammirazione
che suo padre prova per l'inventore della
lampadina elettrica Thomas Edison. E un'ammirazione
mirata perch festeggia l'arrivo dell'elettricit in loco e
questo molto fa capire delle condizioni di vita della sua
famiglia. Salta la i troppo americana e rimane Edson.
Anche qui la lettera in pi gli rimane appiccicata come un
marchio. Perch Edison  una pronuncia pi scattante.
Pure se il nomignolo al momento  quello di Dico.
Il primo tempo  equilibrato. Il Brasile preme ma non
sfonda. Ma la tensione si rompe al secondo minuto del
secondo tempo quando l'attaccante brasiliano Friaca
batte a rete e sigla l'1-0. Sembrerebbe tutto in discesa ma
da quel momento il Brasile s'inceppa.  come se vivesse
gi l'orgasmo della festa imminente e tutto si fa difficile
in campo, quando improvvisamente il pubblico festante
sembra diventato un ostacolo. Eppure basterebbe anche
un sofferto pareggio sull'1-1 per portare a casa la Coppa
del Mondo. E si fanno avanti sull'altro fronte quelli che
saranno i grandi oriundi del calcio italiano, qualche anno
dopo. Quelli che contribuiranno involontariamente a far
chiudere le frontiere con il pretesto della mancata valorizzazione
del vivaio del calcio nostrano, decretando il
ritorno provvisorio all'autarchia. Segna prima Schiaffino
e poi, nel gelo, raddoppia Ghiggia. E come se crollasse
un mondo, quel mondo. Anche se l'Uruguay merita
rispetto, che diamine ha vinto i campionati del mondo
nel 1930, vale un pezzo di storia del calcio sudamericano.
Il radiocronista ha urlato il gol del Brasile, ha prodotto
un sibilo tenue in occasione dei gol ospiti. E l'eversore 
un personaggio tra il mito e la leggenda metropolitana.
 il tracagnotto Obdulio Varela, l'eminenza grigia della
squadra ospite. Il momento chiave del match  quello in
cui lui protesta con l'arbitro dopo il gol brasiliano lamentando
un fuorigioco. Vera o finta che sia, la contestazione
blocca il match per tre minuti frenando l'entusiasmo dei
brasiliani e provocando la scossa nell'Uruguay che da
quel momento inverte l'inerzia della partita e la gira a
proprio favore. Varela  il riscatto del calcio proletario.
Povero prima dei mondiali vinti e povero anche dopo.
Osvaldo Soriano lo immagina a riconsolare i tifosi brasiliani
dopo la mattanza sportiva bevendo una birra con
loro in un modesto locale di Rio de Janeiro. A dire di
quella che oggi si definirebbe sfiga basti sapere che
come premio per i mondiali gli venne regalata un'automobile
che gli fu rubata solo una settimana dopo. Partecip
anche ai mondiali del 1954 ma con un ruolo minore,
colpa dell'et (trentasette anni) e di un infortunio, ma non
perse mai un match nella Coppa Rimet. Dunque, il mondo
in cui si affaccia il ragazzo Pel nel 1950  quello della
sconfitta, di suicidi quasi di massa, di scaramanzie imprevedibili,
come quella di cambiare il colore delle vecchie
casacche, sinonimo di tragedia pi che di sfortuna. E con
la tentazione collettiva di dare la colpa al portiere.
Come  possibile che sia successa una cosa del genere?
Il Brasile  nettamente pi forte, gioca in casa, ha un dodicesimo
uomo (l'ambiente) che lo sostiene. Dovremo chiederci
allora perch l'Italia sia riuscita a perdere contro la
Corea nei mondiali del 1966 e raschiare il fondo del barile
di tutte le sorprese verificatesi nel football dalla fondazione
del calcio fiorentino in avanti. Ma Pel non  cos triste e,
ancora non perfettamente consapevole del dramma di una
Nazione, prova (inutilmente) a consolare il padre. Ha vissuto
a met quel match, non ancora pienamente partecipe
del destino di una Nazione (e delle sue tristezze di ritorno)
perch ha continuato a giocare fuori, sulla strada, dando
orecchiante attenzione alla radio, di tanto in tanto. Invece,
la fortuna di Pel  di nascere da un padre calciatore anche
se non di esagerato talento. Che gli perdona lo scarso
impegno scolastico sin dai giorni in cui  iscritto all'equivalente
del nostro asilo. Per le leggende a volte si riproducono
per partogenesi e il censo calcistico di Dondinho
sembra garantito da una prodezza su cui non si hanno prove
certe. Il genitore una volta avrebbe segnato cinque gol
di testa in una sola partita. Quando Pel diventer famoso,
i giornalisti torneranno su questo aneddoto chiedendo
all'asso ormai consacrato una conferma. E lui, pur dubbioso,
confermer. Ho fatto meglio in assoluto di mio padre
segnando otto gol in una partita ma non sono mai riuscito
a segnarne cinque di testa in un solo match. Omaggio al
genitore. E qui sembra di tornare all'auto-referenzialit di
Gaucho Toffoli. Pi che provare a dimostrare bisogna credere.
 per il calcio che la vita lo porta a Bauru e non in
citt e club pi importanti.
Dondinho non sfrutta l'occasione di un provino per
l'Atletico Mineiro di Belo Horizonte perch, nell'amichevole
che dovrebbe decidere il suo ingaggio nel 1942 (Pel
 ancora in fasce), un difensore avversario si accanisce sul
suo ginocchio e la svolta sfuma. Alla faccia della partita
amichevole quella con il So Cristvo di Rio. E il difensore
che distrugge una carriera non  proprio uno qualunque:
 Augusto che otto anni pi tardi sarebbe stato il
capitano del Brasile nella disgraziata finale di Coppa del
Mondo del 1950. Quando lo rivede in televisione Dondinho prova un moto di stizza. E l'unica parzialissima
soddisfazione, vederlo battuto, in capo alla tremenda
delusione per la sconfitta del Brasile. Riconvertito a propositi
meno ambiziosi, Dondinho si rassegna e gioca in
squadre di secondo piano. Milita nel So Lourengo,
nell'Hepacar di Lorena e nel Vasco. La famiglia lo
segue in queste peregrinazioni che assicurano il minimo
necessario per vivere. Dondinho ha anche un fratello che
gioca - Francisco - ma Pel non fa in tempo ad apprezzarlo
come calciatore. Un altro attaccante in una famiglia
di attaccanti. E qualcuno dice che Francisco  pi
bravo di Dondinho che, da parte sua, in questa gavetta
senza sbocchi, si merita l'etichetta di Baltazar dei poveri
per le caratteristiche di gran colpitore di testa, sfruttando
anche l'altezza, un metro e ottanta abbondante. Il
metro di paragone  appunto Baltazar, fenomenale in
elevazione. Nel 1944 il contratto pi lungo glielo offre il
Bauru Atltico Clube (BAC). Bauru  una cittadina non
troppo lontana da San Paolo. La famiglia, che s'ingrandisce
con la nascita di Maria Lucia, sposta la residenza
in questa citt d'adozione, senza rose n fiori per Dondinho che fa i conti con un ginocchio capriccioso e si crea
le condizioni per il secondo lavoro che gli hanno promesso,
stimolandolo al grande passo: un incarico di funzionario
nell'amministrazione locale. Due stipendi piccoli ne fanno
uno dignitoso per mantenere Zoca, Maria Lucia e Edson,
la nidiata. Ma questo incarico si rivela solo una boutade.
Non maturano mai le condizioni per una reale assunzione,
anche perch c' un cambio di propriet in societ e i nuovi
proprietari non riconoscono la validit degli accordi precedenti.
Cos Dondinho, per arrotondare i proventi si
ridurr a mansioni di faccendiere presso un sanatorio. E
gioca part-time nel Bauru Adtico Clube.
La famiglia do Nascimento fa i salti mortali per arrivare
alla fine del mese, ma  complessivamente felice. Le bocche
da sfamare sono tante perch nel nucleo familiare
bisogna prevedere anche la presenza di zio Jorge e Dona
Ambrosina. Il primo  quello che si d pi da fare e presto
trova un incarico come fattorino per la Casa Lusitana,
addirittura facendo carriera lungo diciannove anni di
piccola ascesa sociale. Il clan familiare si insedia in loco
il 15 settembre del 1944 e da quel momento va sotto
osservazione il ginocchio di Dondinho perch  la principale
fonte di reddito. Giocher nel Bauru Atltico Clube (BAC) quando le condizioni del ginocchio glielo consentiranno.
Sono tempi in cui non si parla di operazioni
al menisco, di miracolosi recuperi in due settimane. Di
intervento chirurgico correttivo meno che mai. Un infortunio
 quasi per sempre: non ti riprendi mai del tutto.
Pel guarda la cittadina con gli occhi del bambino
sognante e gli sembra di essere arrivato in una Capitale
di gran lusso. I suoi occhi meravigliati hanno gi conosciuto
un altro mondo viaggiando in treno per raggiungere
la nuova destinazione.
Bauru in quel momento ha circa ottantamila abitanti e
propone ogni sorta di divertimenti speciali. O meglio cos
appaiono a chi viene dalla provincia profonda. Dico
Pel sente la responsabilit del fratello pi grande. Gioca
a pallone, ma arrotonda con piccoli lavoretti, come
l'occupazione da lustrascarpe con il suo piccolo banchetto,
dove capita, meritandosi la simpatia dei clienti per
quegli occhi furbi, quei movimenti svelti, meravigliati
forse dal fatto che si proponesse come lustrascarpe un
ragazzino che girava scalzo. Quando capita, d anche
un'occhiata ai fratellini pi piccoli, gi preso dalla
responsabilit di terzo uomo di casa. Si capisce subito che
va poco d'accordo con la scuola. Le ore passate in quel
posto gli sembrano sprecate. Soprattutto il secondo anno
della scuola locale si rivela quasi insopportabile. Gli insegnanti
si lamentano con la famiglia. La madre scuote le
spalle e abbozza. Fossero tutte ore di educazione fisica
per andrebbe alla grande. E irrequieto e ripudia la
sedentariet. Argento vivo purissimo. Spesso salta la
scuola in compagnia degli amichetti. E le mete pi gettonate
delle sue scorribande sono due: un blitz all'Aeroclub
locale e le nuotate al fiume. Sono due passioni che si
spengono presto. La prima in conseguenza di un tragico
incidente mortale: la visione del pilota di aereo disteso
morto in ospedale in un lago di sangue  un'immagine
che convincer il giovane Pel che il volo  un'attivit
troppo pericolosa. La seconda per un principio di annegamento
che lo far essere infinitamente pi prudente.
Un altro grande pericolo di vita lo corre quando, in combinato
disposto con i compagni di avventura, scava un
profondo cunicolo per eludere la sorveglianza dei suoi
inseguitori, probabilmente poliziotti. Ma il nascondiglio
 talmente profondo e impervio che uno dei suoi amici
rimarr intrappolato e ci rimetter la vita. Un episodio
traumatico che, almeno per un po', rimette Pel sui binari
della giusta cautela. Non durer molto.
Le elementari sono una gran fatica, dalla quale emerger
con due anni di penalizzazione-ritardo. Ma dall'esperienza
esce con una convinzione radicata: La scuola
non  fatta per me. Dunque la famiglia non potr contare
su un ingegnere, un architetto, un medico. Le frequentazioni
per trovare un minimo di feeling con l'insegnamento,
le prime nozioni, non sono quelle giuste. La
comitiva di Pel  una congrega di sbandati e la scuola
Ernesto Monte li mette all'indice, li giudica quasi irrecuperabili.
Il traguardo finale dell'Universit neanche si
pone se i primi ostacoli della scuola dell'obbligo appaiono
quasi insormontabili. Il refrain delle maestre  sempre il
solito: Il ragazzino avrebbe delle potenzialit ma non si
applica. E a scuola lo vediamo raramente.
Da grande Pel ricorder di aver ricevuto un'educazione
scolastica rigida e autoritaria. Noi diremo un tentativo
di rieducazione. Ma Dondinho non sembra troppo
dispiaciuto della situazione. Trovate un padre che sia
dispiaciuto perch un figlio sembra volerne ripercorrere
le orme. Trovate un padre che sia scontento di una frase
di un figlio come la seguente: Da grande voglio essere
un bravo calciatore come mio pap.  l'esatto contrario
della proiezione di Dona Celeste che ha visto gi un
uomo rovinato dalla passione per il calcio. Pel una notte
sogna beato e urla: Gol!. Poi si sveglia. Il destino gli si
affaccia gi nell'inconscio perch, quando racconta l'aneddoto,
il sogno s'incarna nel conscio e nel reale.
Gli scapestrati frequentatori della strada non sanno
ancora che uno su un milione ce la fa. E quello sar
Dondinho alias Bil alias Pel, nella vita di tutti i giorni
e sulla carta d'identit Edson Arantes do Nascimento.
Anche se, piccolo e gracile com', spesso viene scartato
nelle selezioni improvvisate delle partite in strada, dove i
suoi partner abituali sono Z Roberto, Ari, Vadinho,
Dino. Quella sostanzialmente  la sua squadra.
Il loro Maracan personale  un rettangolo delimitato
dal vicolo Rubens Arruba, angolo Rua Sete de Setembro. A volte provocando la stizza dei vicini, come quando
colpiscono con una forte pallonata il palo che  della corrente
elettrica e mandano in tilt la luce in tutto il quartiere.
Incidenti di percorso a parte, sono visti con simpatia
questi simpatici mascalzoni.
Crescendo, diventa progressivamente il capo, ma esclusivamente
per la propria competenza calcistica. E gi da
allora, con intuito, si sistema in campo da mezzapunta,
da primo assistente del centravanti. Per un po' pensano
di auto-finanziarsi con le figurine, la scorciatoia per
acquisire l'abbigliamento regolare da gioco tramite compravendita.
Poi capiscono che i conti non tornano e pensano
a furti sistematici di noccioline. Meglio e pi facile
asportare quelle custodite su un vagone di un treno. Ma
quando viene designato a compiere il furto, Pel si
mostra perplesso. Gli si riaffaccia il monito indotto della
prudenza e gli insegnamenti di famiglia. Balbetta qualcosa, si
mostra pentito. Ce la fa ad assolvere il patto del furto,
ma con grande, intima sofferenza.
Grazie alle figurine e al furto di noccioline, comunque,
la sua improvvisata squadretta riesce a dotarsi di uno
stock completo da calcio: ora  ufficialmente un piccolo
club. Quando torna a casa, dopo le abituali sudate, Pel
 irriconoscibile, somiglia a una maschera di fango. Ma i
senza scarpe, la sua combriccola, sono destinati ad
averle alla fine le scarpe. Perlomeno i migliori. Perch la
strada  l'oggetto della selezione possibile, di un apprendistato
calcistico che parte dal basso. E per gli appassionati
piccoli calciatori il miracolo scatta quando il sindaco
di Bauru annuncia un torneo per le squadre amatoriali
giovanili. Parte la prima sponsorizzazione nella vita di
Pel perch un negoziante fornisce gli scarpini in cambio
della pubblicit: la squadra, la prima di Pel, si chiamer
Ameriquinha, come la ragione commerciale dell'abbinatore, che
la vede lunga. Perch l'Ameriquinha fa una lunga
strada e, partita dopo partita, si guadagna la finale.
Gioco, partita, incontro. Come nel tennis. La prima finale
della lunga carriera di Pel  inevitabilmente vincente e
nel segno dei suoi gol. La folla omaggia il capocannoniere.
 il primo atto di un rito che si ripeter centinaia di volte
in carriera. Ma la prima volta regala emozioni indimenticabili.
Quelle che non scordi mai, anche quando potrai
vantarti di aver vinto tre campionati del mondo e aver
marcato tutta la storia del calcio degli anni Sessanta, il
decennio pi pieno dell'epopea di Pel.
Sulla scia di quella fortunata esperienza, il Bauru vara
una squadra giovanile che si chiamer Baquinho. Pel
incassa i primi proventi in carriera, ma la fortuna maggiore
 che l'allenatore del giovane team  Waldemar de Brito,
un signore distinto dal grande passato, ricordato
soprattutto come componente della squadra brasiliana
che ha giocato il campionato del mondo del 1934, quello
vinto dall'Italia. Sono passati sedici anni, ma la memoria
di quella squadra  ancora viva nell'immaginario collettivo
dei brasiliani e semmai c' solo da chiedersi perch
Waldemar abbia accettato di allenare una squadra giovanile
di non eccelso conio nella sperduta provincia brasiliana.
 comunque un nome,  stato in Italia, in Argentina,
ha girato il mondo ma, soprattutto,  competente. Nel
1933 ha vinto il titolo di capocannoniere nel campionato
paulista. Suo fratello Petronilho  stato l'inventore del
classico gesto della bicicletta, molto pi avanti rilanciato
da Pel, in un movimento plastico e iconico definitivamente
immortalato prima in una splendida foto e poi sulle
carte di credito, a imperitura memoria della classe del giocatore.
La bicicletta  una spettacolare rovesciata che
richiede coordinazione, forza muscolare e una buona
scelta di tempo. Si opina che nel calcio un ottanta per cento
di talento abbinato a un venti per cento di fortuna renda
di meno di un ottanta per cento di fortuna coniugata
con un venti per cento di talento. Ma qui  l'incontro fortunato
e fortuito, chiss quanto casuale, tra due felicissime
congiunzioni. L'allenatore che sa riconoscere il talento e
il diamante puro ancorch grezzo. Sembra incredibile che
de Brito voglia partire da cos in basso. Facendo le dovute
proporzioni,  come se un Baggio in Italia si dedicasse al
settore giovanile di una squadra di serie D.
Pel ogni tanto si toglie le scarpe e torna a giocare da
ragazzo di strada accomunato a quel passato che lo legava
a compagni (colleghi?) meno fortunati. Ma non  quello
il futuro. Abebe Bikila ha vinto l'Olimpiade di Roma 1960
nella maratona da scalzo, ma poi quando ha fatto il bis, a
Tokyo 1964, le scarpe ce le aveva, eccome. Dunque, bisogna
afferrare al volo il progresso e farlo proprio. Lo rimbrotta
de Brito, soprannominato da calciatore il danzatore:
La professione di calciatore non  questa. Difficile
farlo capire a un ragazzino di quattordici anni, tutto estro
e fantasia. Bisogna fargli comprendere che ogni tanto bisogna
passare la palla, triangolare e, se la tua squadra  in
vantaggio, anche perdere tempo. Tanto pi difficile da far
entrare nella testa di un giovane calciatore brasiliano. Gli
parla di gioco di squadra, di tattica, di strategia. Gli fa
pazientemente capire che il calcio non  solo puntare risolutamente
verso la porta avversaria tracciando nel proprio
percorso una linea dritta. Pel firma il suo primo contratto
e sono spiccioli: 4.500 ris di allora. Parliamo di primo
contratto vero perch sei mesi prima si era presentato
da lui un grande appassionato di calcio - Landao Manioca -
che avrebbe voluto che Pel giocasse per il Vila Falco.
Quello che riusc a mettere insieme non fu un protocollo
legale ma... una manciatina di monetine. Con quelle si
present al virgulto che non volle deluderlo tanta era la
passione che lo animava. Intanto, il denaro vero del
Baquinho compensa la delusione familiare per la seconda
bocciatura consecutiva alla scuola Ernesto Monte. Nel
1954 il Baquinho vince il campionato giovanile dello Stato
di San Paolo con numeri offensivi prodigiosamente
quantitativi: centoquarantotto gol segnati in trentatr partite.
Pel ha vicino un congruo numero di buoni giocatori in
ascesa e sotto l'alea influente di de Brito: Pagoca, Edir,
Leleco, Osmar Guedes, Maninho, Antoninho. Qualcuno
di loro far un bel pezzo di strada nel calcio. Pel nel campionato
 contrassegnato da un numero di matricola che
non dimenticher mai: 997.
A volte de Brito lo sospende quando scopre che,
rischiando di farsi male, gioca per altre squadre. Di fronte
a un invito a giocare non riesce a trattenersi mai. Quelli
sono provvedimenti cautelativi, quasi affettuosi. Ma
quello  anche l'anno di una seconda consecutiva delusione
mondiale per la Nazionale del suo Paese, questa
volta meno cocente perch la manifestazione non si gioca
in patria. Pel  ora quasi parte attiva del movimento. Si
chiede se quella successiva non possa essere la sua edizione
del mondiale. Si ricorda la promessa fatta al padre
quattro anni prima. Papa, non essere triste. Te lo vinco
io il mondiale, abbi fiducia.... In Svizzera, il Brasile si
arena contro la portentosa squadra ungherese per 4-2 nei
quarti di finale. L'organizzazione di gioco dei magiari
imbriglia i brasiliani lontani da casa da un paio di mesi,
vistosamente a disagio contro il metodo europeo. 
una partita violenta che fa maturare tre espulsioni.
Pusks forse colpisce con una bottiglia il centrocampista
brasiliano Pinheiro ma l'atto di violenza  ininfluente,
perch l'infortunato  confinato in panchina. Il Brasile
tutto assorbe meglio la seconda delusione consecutiva
perch il mondiale  un evento europeo, dunque lontano
e la copertura mediatica quasi inesistente. I due anni al
Baquinho sono decisamente formativi e decisivi per gli
sviluppi futuri della carriera di Pel. Intanto la sua quotazione
cresce sensibilmente e il Bangu di Rio de Janeiro
formula una promettente offerta al Bauru-Baquinho per
rilevarne le prestazioni. Qualcosa cambia progressivamente
perch de Brito ha cambiato sponda. L'offerta di
Rio comporterebbe un salto di qualit notevole, soprattutto
per una famiglia che non gode di entrate sicure e,
tanto meno, della pensione da calciatore di Dondinho. E
Dona Celeste, memore dei passi falsi del capofamiglia, a
bocciare la proposta. I tempi non sono maturi e spedire
Pel in una metropoli sconosciuta le sembra un'autentica
follia. Pel esita. Sembra rispondere agli inviti seduttivi
della squadra del Noroeste, grande rivale del BAC. Quando
gioca contro i nuovi pretendenti sembra non aver
riguardi e cerca di mettersi in mostra al meglio, segnando
quattro degli otto gol totali con cui gli avversari sono
sommersi nel punteggio. C' il veto di de Brito a fare da
stopper. Si cimenta anche nel calcio indoor che richiede
riflessi rapidi e un pronto liberarsi della sfera. Alla fine,
dove fallisce Rio riesce la pi rassicurante San Paolo. Ma
decisiva  la mediazione di de Brito che torna sulla scena
della storia perch ora si  accasato al Santos e non ha
certo dimenticato il suo antico protetto. Il suo mentore
ha la passione per il calcio giovanile, sa insegnare, sa parlare
ai ragazzi e fa capire che desidera che diventino
armoniosamente uomini oltre che buoni giocatori, se
possibile campioni.
Dondihno lavora sulle resistenze di Dona Celeste
(Dondinho  una porta aperta, anzi spalancata). Waldemar
 uno di famiglia, con lui Pel non ha quasi mai sgarrato
e, tra l'altro, l'allenatore si propone per un ruolo da
secondo padre. Vigiler sull'irrequietezza di Pel anche
fuori del campo, i genitori possono stare tranquilli. E cos,
un po' in sordina, inizia la lunga epopea nel Santos. Un
crinale per il ragazzino che diventa uomo e in quell'alveo
rimarr per venti anni, uno dei grandi fedelissimi nella
storia del calcio. Pel  cosciente che quello  il momento
del gran salto e, prima di partire, assicura alla madre:
Appena faccio un po' di soldi, ti compro una casa nuova.
Pensa in grande il ragazzo che far in fretta a diventare
uomo. San Paolo  vicina solo per le grandi distanze
brasiliane, lontanissima secondo il metro europeo. Sono
trecentotrenta chilometri da coprire con treno e autobus
e le velocit sono quelle degli anni Cinquanta. Una
distanza tale che impedir a Pel di vedere i genitori ogni
giorno e, a malapena, una volta alla settimana. Il calcio
ti fa crescere in fretta e il ragazzo  ormai uno junior
semi-professionista che intuisce che di quello vivr fino
alla fine dei propri giorni. Waldemar de Brito gli sigilla
istruzioni chiare: Non devi leggere i giornali n ascoltare
la radio. Parleranno di te ma devi rimanere sereno. E poi
niente fumo, niente alcol, niente donne e nessuna brutta
compagnia. Il suo protetto non sar proprio un fedele
esecutore di questi consigli che si palesano come veri e
propri ordini. Papa Dondinho gli ha fatto superare il
vizio del fumo. Poi non avr problemi a ignorare le critiche
a mezzo stampa e a schivare l'alcol e le brutte compagnie.
Ma per quanto riguarda il gentil sesso gli ormoni
girano a mille e nella nuova citt le attrattive non mancano.
Sembra avere solo l'imbarazzo della scelta con le
coetanee ma la vera iniziazione  nel quartiere a luci rosse
dove non si fanno troppi problemi ad accontentare un
quattordicenne voglioso. Pi che un piacere,  come
togliersi un dente per entrare nel mondo dei grandi.
Lo scenario dei rapporti tra i sessi  ancora molto tradizionale
negli anni Cinquanta in Brasile. Le donne o
sono brave ragazze o sono sgualdrine o sono mamme.
Non c' spazio per tipizzazioni troppo diverse. Cos si
scopre che la morale corrente del Brasile di quel periodo
non era tanto lontana da quella vigente in Italia. Dove i
problemi di iniziazione dei ragazzi di allora si risolveranno
inevitabilmente nelle case chiuse. Almeno fino allo
spartiacque della legge Merlin. Pel naturalmente non
dice nulla ai genitori, di sesso in famiglia non si pu parlare.
Si d per scontato che i ragazzi risolvano la complicazione
della verginit con un istruttivo passaparola. E di
questa prima volta di Pel nulla sapr neanche Waldemar de
Brito che, a tutti gli effetti,  una sorta di padre
putativo di un'altra iniziazione, quella calcistica. Pel
quando scopre il mare, guarda estasiato (ma anche un po'
preoccupato) i corpi delle giovani donne in bikini.  combattuto
tra la meraviglia, l'eccitazione e la paura di peccare.
Dico viene sistemato nel mini-villaggio per giovani
atleti, munito di refettorio, ubicato proprio nel cuore del
grande stadio dove si esibir, il Vila Beimiro. E una sorta
di ostello della giovent: letti a castello e otto giovani calciatori
per camerata. Nessuna dispersione: casa e bottega.
Sessant'anni dopo, quando Pel torner sui luoghi dei
primi passi, scoprir che nulla  cambiato nella sistemazione
dei giovani calciatori del Santos attuale. La sobriet
 la specialit della casa. Pel  timido ma solo fuori dal
campo. Dentro sa farsi rispettare. Da quindicenne bazzica
under contrassegnate da et considerevolmente maggiori:
under 18 e anche under 20. E si allena anche da solo, per
migliorare. Waldemar fa il possibile per metterlo a proprio
agio e gli presenta i titolari di quello che rappresenta
uno dei club pi prestigiosi del Brasile. Vincendo il timore
reverenziale, Pel stringe la mano a Pepe, Vasconcelos,
Zito e Jair, per lui, prima di allora, delle figurine mitiche,
ora dei quasi-colleghi in carne e ossa.  da quel momento
che il nostro comincia a tifare per il Santos, nascondendo
la simpatia principale per il Corinthians, covata pi che
altro con la scorciatoia della fidelizzazione nella raccolta
delle figurine. De Brito gli ha solo nascosto una formalit.
Per un contratto in piena regola deve superare un provino
e quindi, dopo un breve periodo di acclimatamento sportivo-ambientale,
Pel viene messo alla prova. Stringe la
mano all'allenatore della prima squadra che si chiama
Lula, come l'ex Presidente del Brasile, e scende in campo,
coi grandi. Prima partita amichevole. Senza sapere che 
un virtuale esame, il passaporto per un grande futuro.
S'incarica di marcarlo Formiga che  uno dei pi affidabili
difensori del Santos (e comunque la difesa per i
brasiliani non  proprio la specialit della casa). Pel fuori
dal campo  un pulcino spaurito, in campo un attaccante
irriverente che non ha paura di osare il dribbling contro
un rivale smaliziato. Lula fa segno di s con la testa. Lo
promuove anche se invita il preparatore atletico a lavorare
sul fisico di Pel che ha bisogno di irrobustirsi per
reggere i contatti fisici. Non  un gigante, ma metter su
quei quattro-cinque chili di massa muscolare che per
non devono pesare sulla sua velocit di base.
Dai senza scarpe alla raggiunta orbita del Santos in
capo a un biennio. La veloce transizione presenta qualche
rischio nella gestione della vita di tutti i giorni, dando
ormai per scontato che lo studio  messo tra parentesi.
A quindici anni Pel  fuori categoria. Un under 15
che gioca stabilmente negli under 16, che rimonta velocemente
l'anagrafe e anche la nomenclatura dei tesserati
del Santos, puntando direttamente i titolari del suo ruolo
che sono Del Vecchio e Vasconcelos, ben pi esperti.
Campione fuori, ragazzino dentro con terribili alti e bassi
emotivi. Come quando, schierato centravanti nella finale
di un torneo giovanile che oppone il Santos allo Jabaquara,
calcia alto il rigore che pu decidere la partita.  una
delusione cocente e la sua reazione infantile. Il Santos
perde, Pel vola nello spogliatoio in lacrime e il suo primo
pensiero  far ritorno a Bauru. Gli impediscono di completare
la valigia del possibile rientro con la forza della
persuasione.  un passo decisivo di non ritorno. Pel sar
per sempre grato all'umile Sabuzinho, l'uomo di fatica
della societ, in fondo un ragazzo come lui, che gli sbarra
l'ingresso e lo richiama al rispetto delle regole. Tu non
vai da nessuna parte!. Sette mesi nell'incubatrice della
maturit. Tre chili in pi e un numero che sar definitivamente
incollato alla sua icona. Non centravanti ma
numero dieci. Non  una limitazione, non gli impedir di
segnare caterve di gol. Ma Pel vede magnificamente il
gioco. Segna e fa segnare.
Il direttore generale del Santos, constatando i suoi progressi,
gli propone un documento che, vista la minore et,
non  ancora un contratto, ma ci si avvicina. Nella scrittura
privata previsti seimila cruzeiros al mese di stipendio,
pi vitto e alloggio e premi a rendimento. Ci vuole
il consenso della famiglia e cos il giocatorino ritorna a
Bauru dove si sprecano molte lacrime perch mamma e
nonna capiscono che Pel non torner pi a vivere con
loro:  maturo il grande, definitivo passo.
A sedici anni sale in prima squadra, convincendo tutto
lo staff degli allenatori del Santos, perch in un match
amichevole con il Cubato, disertato dai titolari - una
grande occasione da sfruttare - non pi confinato a livello
giovanile, segna quattro dei sei gol della propria squadra
e tutti con una griffe diversa. Ha definito compiutamente
e irreversibilmente anche il proprio ruolo, che
rimarr indelebilmente quello fino al giorno del ritiro:
mezz'ala d'attacco, un classico dieci, complemento per il
centravanti. Con questo test si azzera un altro dei suoi
soprannomi, quello di Gasolina. Simboleggiava la grande
spumeggiante effervescenza energetica delle sue giocate
sotto con il Corinthians. Non quello maggiore ma il
ben pi abbordabile Corinthians di Santo Andr.  il
preludio al debutto ufficiale nel calcio dei grandi. Il
giorno  il 7 settembre del 1956 che  anche il giorno
dell'indipendenza brasiliana, appunto quel sete de setembro che  il nome della via dove il nostro ha tirato i primi
calci al pallone della sua vita. Pel gioca un piccolo pezzetto
di match entrando nel secondo tempo, sostituendo
Del Vecchio, firmando un gol facile, di opportunismo,
ribattendo in rete una malcerta respinta del portiere.  il
gol numero uno che apre una saga e la storia infinita. Ci
si render conto solo pi tardi delle caratteristiche dell'evento.
E se ne render conto ex post anche Zaluar, il portiere
del Corinthians, che anni dopo si far stampare dei
biglietti da visita che porteranno l'eloquente dicitura: Il
portiere al quale Pel ha fatto il suo primo gol. Esplicitato
con un certo orgoglio.
 tempo del primo vero contratto professionistico
dopo tante strette di mano e tanti pezzi di carta che non
hanno valore legale. E il tempo anche di un cambio di
residenza. Si trasferisce nella casa del massaggiatore del
club Raimundo, affidato anche alle cure (e alla cucina
senza grassi) di sua moglie Georgina, con l'incarico di
controllarlo nella vita di tutti i giorni, di dirazzare un
ragazzo calcisticamente cresciuto in fretta, secondo alcuni
troppo in fretta. Pel gioca stabilmente tra le riserve
in attesa di sfondare. Le partitelle amichevoli con i titolari
sono qualcosa in pi di una sfida in famiglia. E la
passione dei tifosi del Santos  tale che a questi allenamenti
controllati assistono fino a diecimila spettatori. La
fortuna di Pel  anche la sfortuna di uno dei titolari.
Vasconcelos, amico e sodale, durante una partita di
campionato a Vila Beimiro in un incidente di gioco si
rompe una gamba. Pel rivede nell'episodio e nella successiva
carriera del compagno di squadra gli stenti del
padre. Perch Vasconcelos, detto Vasco, non si riprender
pi. La porta stretta per Pel diventa un portone.
L'esordio ufficiale nel Santos A  battezzato il 12 gennaio
del 1957. Contro gli svedesi dell'Aik, il numero dieci
non brilla. Non viene gravato di troppe responsabilit
e si alterna nel ruolo con Del Vecchio che non  proprio
un veterano ma ha debuttato nel Santos tre anni prima.
Per il Santos vince. Pel viene abbracciato dai compagni,
il ghiaccio  stato rotto. Da quel momento la sua storia
si interseca proprio con Del Vecchio che gioca anche
in Nazionale (ruolino di marcia complessivo, otto partite
e un solo gol). Dunque, non esattamente un signor nessuno,
che per vede il proprio ruolo progressivamente
monopolizzato da Pel. Anche per questo si trasferir in
Italia, dove il suo rendimento non uscir dal limbo della
mediocrit: Verona, Napoli, Padova, Milan le tappe
(centoventicinque partite e cinquantuno gol in serie A)
prima del ritorno in Sudamerica e una tragica fine: a sessantuno
anni, ucciso, dopo una lite, dal fidanzato della
figlia. Del Vecchio prima  titolare e Pel riserva, poi i
due finiscono sull'altalena e godono di pari considerazione.
Ma gi nel 1957 Pel sembra prendere il sopravvento.
E quando il Santos, timoroso di perdere il suo maggior
talento, gli ritocca il contratto, aggiungendo altri
mille cruzeiros alla precedente transazione, legando il
Pel sedicenne al club per i successivi diciotto mesi. Del
Vecchio o no dunque, Pel scala gerarchie e considerazione.
Nel giugno del 1957 Pel ha la prima occasione
della vita di conoscere la maestosa e immensa Rio de
Janeiro. Ed  anche la sua prima occasione per farsi
conoscere da un altro pezzo di Brasile, calcistico e non.
C' tutta la sua stupefazione nel visitare, con un modesto
tempo a disposizione, la megalopoli e i suoi sorprendenti
paesaggi costieri. E, con un certo stupore, assaggia
il verde del Maracan, lo stadio della grande delusione
mondiale del 1950, in campo dal primo minuto evolvendo
in una squadra mista Santos-Vasco, opposta ai portoghesi
del Belenenses. Non pare proprio che sia intimidito
dalla cornice e segna tre gol. Uno diverso dall'altro, uno
pi bello dell'altro. Il primo con una conclusione secca e
imparabile in un nugolo di difensori avversari e in cui si
fa fatica a riconoscere la sua sagoma; il secondo con un
pallonetto dopo un dribbling che lo ha messo a tu per tu
con il portiere, consentendogli di fulminarlo; il terzo con
una legnata da trentacinque metri che probabilmente
nessuno si aspetta, n i compagni n il portiere avversario.
Gol per gli occhi del mondo: pubblico, giornalisti,
addetti ai lavori. Per divertimento si cimenta anche come
portiere di riserva, buono per tutte le evenienze. Il ruolo
gli insegna senso della posizione, riflessi, intuito. Ogni
occasione  buona per migliorare.

 Un ragazzo prodigio in Nazionale.

Un talento simile non passa inosservato agli occhi
attenti di Vicente Feola, il selezionatore della Nazionale
brasiliana nell'anno di grazia 1957 che, incurante dell'anagrafe,
lo convoca appena un mese dopo le prime fortunate
apparizioni, probabilmente pensando gi ai mondiali
di calcio del 1958 e alla voglia di rivincita di una
Nazione intera, beffata al passo finale nel 1950 ed eliminata
nei quarti di finale dall'Ungheria nel 1954, nonostante
le autorevoli presenze di Nilton e Djalma Santos,
Didi e Julinho. E un esordio soft per non gravare di eccessive
pressioni il virgulto. E ci si batte per un trofeo piccolo
piccolo, la Copa Roca. Match di andata e ritorno con gli
odiati fratelli argentini, garanzia di un agonismo survoltato. Pel si affaccia nel primo match nel secondo tempo
e rende pi accettabile la sconfitta per 2-1 segnando il gol
dell'onore, che si riveler decisivo nel doppio computo
perch nel virtuale match di ritorno il Brasile batte l'Argentina
per 2-0. Puntuale all'appuntamento del gol Pel,
in combinato disposto con Altafini, anche lui meno che
ventenne, che poi avr una lunghissima incursione nel
calcio italiano. E il primo trofeo che Pel si porta metaforicamente
a casa anche se la Copa Roca campegger
ovviamente non in pole position nella bacheca della
Federazione brasiliana. Escalation completata, un talento
ormai a regime nel Santos e nella Nazionale brasiliana.
Quell'handicap fisico (meno centimetri, meno chili)
non si culla nei freschi allori. In palestra lavoro duro per
completare il potenziamento unito alla necessaria fisioterapia.
Utilizza una palla aerea per perfezionare il colpo
di testa e l'elevazione. Intanto l'attacco nulla trascura per
mettersi fisicamente all'altezza dei compagni. Si diletta
nel judo e nel karat per perfezionare l'abilit motoria e
la coordinazione.
Intanto il campionato si conclude laureando Pel, definitivamente
titolare oltre che capocannoniere con diciassette
centri. Il torneo non ha mai avuto nella sua storia (e
mai pi lo avr) un leader cos giovane.
A quel tempo, l'idolo di Pel  Zizinho che  stato grande
protagonista dei mondiali del 1950, ma che si tira
indietro dalla convocazione per quelli del 1958, auto-giudicandosi
in declino. Un atteggiamento impensabile
per il calcio odierno. Cos Zizinho sar giudicato il pi
forte tra i calciatori brasiliani che non hanno mai vinto
un titolo mondiale. Per Pel invece arriva tutto insieme.
Compresa la convocazione per i mondiali, comunicatagli
dalla viva voce del Presidente del Santos Modesto Roma,
di chiare origini italiane. E chiss che non sia stato proprio
Zizinho, pi o meno consapevolmente, a spalancargli
un posto in squadra. Quando arriva il fatidico
momento, l'unico dubbio  di fonia. La notizia viene
comunicata agli interessati a mezzo telefono. E l'equivoco
pu manifestarsi perch c' un giocatore del Fluminense
che si chiama Tel. Dunque chi  il prescelto: Pel
o Tel? Dura pochi secondi l'imbarazzo. Piuttosto si scatena
una polemica sotterranea di sponda Corinthians
perch tra gli esclusi c' Luizinho che conta su una considerevole
fazione di sostenitori. La febbre del tifo  talmente
alta da costringere moralmente i selezionatori ad
allestire un match tra il Brasile e il Corinthians, un'ultima
occasione per Luizinho di far bella figura e di essere,
eventualmente, convocato in extremis. Il test per porta
due brutte notizie: Luizinho, marcato da Orlando, gioca
male e convince i tecnici dell'esattezza della decisione di
escluderlo. Contemporaneamente, Pel viene colpito duro
al ginocchio destro da Ari Clemente. Pel cade per terra
e l'episodio non  frequente. Quando prova a rialzarsi,
ricade gi come una pera bollita. Crioulo (ecco spuntare
l'ennesimo soprannome, ndr), non devi preoccuparti. Io
ti rimetter a posto prova a rassicurarlo il masseur
Mario Amrico. Viene preallertato per una sua possibile
sostituzione non Luizinho ma Almir del Vasco De Gama.
Il responsabile sanitario della squadra, il dottor Gosling,
sembra scettico sulle possibilit di recupero. Si pu scrivere
che il destino di Pel balla sulla storia e sullo sviluppo
del mondiale del 1958, dove non sar una semplice
mascotte. Se ci sar. E lui alla fine c'.
Pel sale sull'aereo che porta la Nazionale del Brasile
in Italia per alcune partite di preparazione. Il Belpaese 
l'incubatrice della futura gloria. Per il dubbio che s'insinua
nella Seleo a maggio, in occasione di una partita
preparatoria per i mondiali del riscatto,  quello di tutta
una carriera. Quando Pel viene colpito duro al ginocchio
 solo all'inizio di un refrain che si ripeter all'infinito.
Fermarlo con le cattive pi che con le buone. In carriera
potrebbe fare un lungo elenco di difensori che si
sono accaniti contro di lui, destinati a entrare in campo
con il solo scopo di neutralizzarlo, misurando subito,
dopo la prima ammonizione, la severit del metro arbitrale
onde evitare l'espulsione. Il Brasile decide di rischiare.
Chiaramente Pel non sar subito pronto ma, se l'andamento
sar quello che tutta una Nazione auspica, il
ragazzino verr buono a torneo iniziato e potr costituire
il classico valore aggiunto oltre che l'effetto-sorpresa, perch
l'Europa ancora non lo conosce.
In questi preliminari di evento Pel impara a conoscere
l'Italia perch il Brasile plana in Europa per abituarsi con
il dovuto rodaggio a clima, campi e atmosfere del vecchio
continente. Quando lasciano il Brasile, ci sono migliaia
di persone ad augurare in aeroporto il miglior risultato
possibile alla spedizione. L'impatto con l'Italia scrive la
storia di una delle pi palpitanti emozioni del nostro protagonista.
Con reazioni ingenue ma sincere del ragazzo
poco acculturato che ha chiuso prematuramente i suoi
conti con la scuola. Visita il Colosseo, la Fontana di Trevi,
lo Stadio Olimpico, una via Veneto gi in odore di
Dolce Vita ma, soprattutto, ha la brama di assaggiare il
mitico cibo italiano.  bello ricordarci che l'apprendistato
di Pel sia stato tenuto a battesimo in questa prima
esperienza italiana. Si affaccia in un Paese che, dopo la
Seconda guerra mondiale, sta scoprendo il benessere e
anticipazioni del boom. Un mondo nuovo per un ragazzino
a cui l'Europa appare come una continua meraviglia.
E quel Colosseo non  forse il teatro di imprese sportive,
a volte anche crudeli?
Ma calcisticamente Pel rimane a bagnomaria nel suo
primo mondiale, non scende in campo. Sospeso tra due
possibili soluzioni: la temuta esclusione e un recupero
quasi miracoloso. I trattamenti di recupero sono rudimentali:
pezzuole imbevute di acqua bollente. Trattasi
dei cosiddetti pannicelli caldi, un modo blando per
guarire. Come curare un tumore con un analgesico. Il
ginocchio riprender a funzionare con i suoi tempi fisiologici,
una volta si usava cos. Pel le partite in Italia le
gioca nello spogliatoio, affidato alle cure del fisioterapista-massaggiatore-confidente
Mario Amrico che ha
ricevuto una consegna tassativa: Rimettici a posto Pel
prima possibile. Ci potrebbe essere bisogno di lui. Poi
tutti si spostano in Svezia. Ed  un altro mondo, anche
gastronomico: dagli spaghetti alle aringhe. Ed  un mondo
fitto di bellezze bionde, l'antitesi della bellezza brasiliana.
Il Brasile campeggia nel gruppo A, tutto europeo.
In ritiro, i brasiliani si attribuiscono nuovi soprannomi,
non tutti riferibili. A Pel ne spetta uno nuovo, di una
serie praticamente infinita. Del resto lui  la matricola,
non ha diritto di replica. Lo battezzano Alemao, il tedesco,
per motivi che ci sfuggono completamente e rimangono
ignoti allo stesso interessato. Il Pel spettatore ha
persino il tempo di allestire un flirt con la biondissima
Ilena che apprezza il creolo. Il Brasile  visto con curiosit
e non mancano di seguirlo con un vistoso interessamento
groupie ante litteram. Nel primo match spiana
l'Austria per 3-0. Ma nel secondo s'impantana contro l'ispido
gioco degli inglesi che fanno assaggiare ai brasiliani
rudezze inaspettate. Lo 0-0 sposta l'agognata qualificazione
al terzo decisivo match con l'uRSS, che nel
frattempo rischia di diventare la leader del girone con
quella inconfondibile cifra di gioco ordinato, senza guizzi,
strategicamente costruito a tavolino e saldato sul blocco
di veri atleti. Un calcio senza fronzoli, non bello da
guardare ma terribilmente efficace. E una squadra consistente,
forte anche del prestigio accumulato con la vittoria
olimpica ai Giochi di Helsinki 1952. E, alla vigilia
del match, Pel  invariabilmente in convalescenza.
Tanto che qualcuno si domanda se non sia stato portato
in Svezia per pura gita-premio.
Il Brasile, nel frattempo, si  attirato molte critiche in
patria. Sono venuti (parzialmente) i risultati ma il gioco
tanto atteso non  sbocciato. E allora il selezionatore
Vicente Feola, previa consultazione di Amrico, decide
che  venuto il momento di Pel, il pi giovane giocatore
del torneo. E, come si vedr, il pi brillante. Nasce una
coppia che avr enorme fortuna e il cui debutto  subito
illuminante: Garrincha-Pel. Tutti e due sono rimasti a
guardare le prime due partite dei compagni di squadra.
Pel entra per scelta tecnica, Garrincha, sembra, per
pressione dello zoccolo duro della squadra, preoccupato
del rendimento non brillante dei titolari.  un combinato
disposto funambolico. Garrincha Mane vola sulla fascia
ed  sempre in grado di mettere a frutto un corner, un
passaggio vincente; Pel al centro rifinisce. In coppia,
come anticipato, non perderanno mai. Garrincha senza
Pel perder una sola partita in Nazionale, quella del
malinconico addio al Brasile, senza Pel, e forse alla vita.
Gli succeder contro l'Ungheria nei mondiali del 1966:
1-3 dopo cinquantanove match da imbattuto. Ma quella
 un'altra storia. Ora quale allenatore nell'anno di grazia
brasiliano del 1958 sarebbe cos folle da escludere uno dei
due? I risultati si vedono.
Il Brasile liquida l'URSS con un classico 2-0 con doppietta
di Vav. Pel debutta ai mondiali davanti ai cinquantamila
spettatori che ammirano un po' meravigliati
come il Calimero nero si muova con disinvoltura tra i
giganteschi e muscolati sovietici, figli di una scuola calcistica
ben diversa. Il Brasile vince il girone e Pel ha
mostrato alcuni dei pi brillanti numeri del repertorio,
anche se l'inesperienza e, a tratti, la voglia di strafare lo
hanno portato a perdere palloni importanti. Colpisce un
palo Garrincha, colpisce un palo Pel e dunque sono frutti
maturi i gol di Vav, segnati a uno dei pi leggendari
portieri di tutti i tempi, l'immarcescibile Yashin. Pel,
visto anche il fortunato risultato di squadra, si merita la
conferma per un quarto di finale che, di minuto in minuto,
si fa sempre pi impegnativo. Il ginocchio duole ma
il dolore viene messo in lista d'attesa. Il Galles inchioda
il Brasile a un mesto 0-0 nel primo tempo. E non sembra
vero visto il chiaro pronostico per i giocatori venuti da
lontano. Nella ripresa il Brasile si scuote e la giusta direzione
la indica proprio il predestinato: Pel stoppa in area
un invitante pallone, lo controlla velocemente, scavalca
di tocco il marcatore e infila sulla sua sinistra il portiere
gallese. Pel si  acceso, semaforo verde per la semifinale.
Quella  stata la partita pi dura e importante del torneo.
Benedetta quella decisione dello staff di aspettarlo
e di lanciarlo come titolare.
Cinque giorni dopo Pel diventa protagonista assoluto
del mondiale perch il match con una pallida Francia
non ha storia. La fantasia del calcio brasiliano  pienamente
dispiegata nel sonante 5-2 e i gol di Pel sono tre.
La Francia  viva solo fino all'1-1 ma nella ripresa viene
subissata. Il mondo calcistico si innamora del Brasile e,
specificatamente, del ragazzo venuto dal nulla capace di
realizzare una tripletta in una semifinale mondiale. E
viva il coraggio di chi pu giocare con quattro punte,
incastonate nello schema 4-2-4. Nel mondiale dei bianchi,
spesso candidi, sta vincendo il nero. Un nero che si
fa ammirare.
Il calcio  qui e ora, hic et nunc e dunque i giornalisti
brasiliani sono subissati di domande perch i loro colleghi
europei vogliono sapere tutto di quel ragazzino apparentemente
sbocciato dal niente che, fino al debutto dei
mondiali, era solo un nome qualunque nell'elenco dei
selezionati brasiliani. Il 29 giugno 1958  insieme il giorno
della vendetta (rispetto al 1950, ma anche al 1954) sulla
storia e insieme la storia di una consacrazione. Il fattore
campo non sar un problema contro gli svedesi
perch il tifo scandinavo  compassato. Eppure la storia
della finale tra Brasile e Svezia all'inizio sembra andare
contromano perch dopo solo quattro minuti dal fischio
iniziale Liedholm va in gol, esalta la folla e gela il Brasile
che per la prima volta deve rimontare uno svantaggio.
C' tanto tempo per recuperare e il Brasile, gi nel primo
tempo, mostra di essere ampiamente superiore ai padroni
di casa. Una doppietta di Vav inverte il trend e, nel
secondo tempo, si capisce che sar goleada perch la Svezia
deve attaccare e lascia ampie praterie offensive per il
funambolico contropiede brasiliano. C' solo da computare
la proporzione del punteggio finale. Che sar un
conclusivo 5-2. Svezia trattata come la Francia. Con tanto
di Pel nel tabellino. Il 3-1  suo con un pallonetto ad
aggirare il difensore e secco tiro al volo ma anche quello
del 5-2  dell'attaccante che chiude la rassegna a sei gol
pur avendo saltato le prime due partite. E se non fossero
davanti a cinquantamila connazionali anche i difensori
svedesi sarebbero tentati di applaudire tali prodezze che
permettono a Pel di ricevere i complimenti di Re Gustavo
di Svezia. Gli interesserebbero di pi i complimenti di
Papa Dondinho con cui riesce a parlare a mezzo radio
solo alcuni giorni dopo quella quasi insostenibile emozione.
Gli verrebbe voglia di dire: Vedi, come ho vendicato
il 1950!. Pel per l'archivio  il vice capo-cannoniere di
una classifica nettamente dominata dal francese Fontaine
con tredici realizzazioni anche se ha giocato centottanta
minuti in meno del transalpino. E Just Fontaine alla fine
del mondiale dir, ristabilendo il senso delle proporzioni:
Quando ho visto giocare Pel, volevo appendere le scarpe
al chiodo. Il Brasile ha ripagato del contrappasso la
Svezia, sconfitta in casa, patendo la stessa beffa dei nuovi
padroni del calcio mondiale nell'anno di disgrazia 1950,
per opera pedestre dei giocatori dell'Uruguay. Da Bauru
al mondo. E chi se ne importa se gli svedesi fino all'ultimo
della manifestazione hanno continuato a chiamarla
Vrldsmasterskapet i fotboll 1958.  con questa finale che nasce
definitivamente l'etichetta di O Rey, il re. Un re giovane
ma destinato a rimanere in carica e in auge per una
dozzina di anni. Dopo di lui il calcio da monarchico si far
repubblicano e altri campioni seguiranno. Una concezione
democratica da primus in ter pares. Senza pi il chiaro
dominus, costretto a lasciare la Nazionale per esaurimento
di obiettivi oltre che per le tante (troppe?) botte prese.
Pel torna in Brasile ma ha lasciato il segno in Europa.
 troppo forte, troppo appagato della sua gente per poter
mai seriamente prendere in considerazione l'idea di
lasciare il suo continente. Da Stoccolma a Bauru, un tuffo
in un mare di folla, riconciliando un popolo con l'idea di
felicit che le  propria con l'esplosione del Carnevale, la
meraviglia di fronte al Pan di Zucchero, le note della
samba e quelle dei suoi poeti tristi e malinconici. Prima
l'atterraggio a Recife, poi la rimpatriata a sorpresa con le
famiglie a Rio, nella redazione di Cruzeiro grazie ai buoni
uffici del proprietario oltre che senatore Assis Chateaubriand,
di chiare origini francesi. Qui Dona Celeste
 finalmente e pienamente riconciliata con le scelte del
figlio. Dondinho? Facile da immaginare... piange come
una fontana anche se cerca di darsi un contegno. La prima
volta non si scorda mai. E non ci sar pi una prima
volta come quella... ribadisce un po' malinconico nella
sua biografia Pel. Pensa di riassaporare pi pienamente
la famiglia tornando a Bauru dopo due anni intensi di
carriera, trovando tranquillit. Ma si sbaglia. Perch i
festeggiamenti riprendono e pi intensi di prima. Con il
valore aggiunto della conoscenza. Perch molti si ricordano
del Pel alias Dico che con le sue bordate mandava
in tilt la corrente elettrica. I rimproveri di ieri sono diventati
gli aneddoti di oggi. E quasi tutti ne hanno uno da
raccontare, di prima mano o riciclato.
Gli regalano un'autovettura anche se  un modello
rudimentale. Si chiama Romisetta e si pu paragonare
alla nostrana Apetta: una tre ruote molto diffusa in Brasile
e adatta ai piccoli trasporti. Chi la riceve non ha
neanche la patente e dunque il primo pensiero  girarla
a Dondinho. Pi consona a Bauru che a Santos. Pel 
entrato in un frullatore, in un cono di notoriet da cui
non uscir pi se non con il trasferimento in un altro pezzo
di continente quando si decider a cambiare vita nel
Cosmos e nel football business, una storia tanto diversa.
Neanche maggiorenne,  diventato un divo internazionale.
Che trascende i limiti geografici, quelli del calcio e,
pi in generale, quelli dello sport. Improvvisamente personaggio
da copertina. Come quella che gli dedica Paris
Match che mai nella sua storia editoriale si  occupata di
un brasiliano cos giovane e cos potenzialmente fuori dal
suo target di lettori. Incoronato re sul campo. Ed ecco,
martellante come un inno o uno slogan, il mondo del calcio,
il popolo dei tifosi, ripete cento mille volte il soprannome
che lo accompagner per tutta la vita: il re, O Rey.
Anche la sua famiglia esce dal tunnel della semi-povert
ed entra definitivamente in quello dell'agiatezza e di un
consolidato benessere. Quante generazioni di parenti
futuri saranno in grado di mantenere le ricchezze di Pel?
Ma  un discorso che si pu replicare per centinaia di ex
giocatori in circolazione, perlomeno quelli che masochisticamente
non si sono fatti del male come Best o Gascoigne. Perch ci
sono quelli che s'inoltrano nel ciclo
povert-ricchezza-povert. E anche la storia del calcio
brasiliano  piena di idoli caduti in rovina per investimenti
sbagliati o per essersi affidati a faccendieri (presunti
consulenti finanziari) di scarsi scrupoli. L'esempio pi
istruttivo fa riferimento al nostro protagonista. Se Pel 
un fiume carsico, non meno importanti sono i suoi
affluenti. E uno di questi finir in miseria. Il suo pi grande
amico nella squadra dei mondiali  Garrincha, ovvero
Manoel Francisco Dos Santos, considerato il miglior
dribblatore di sempre, un compendio essenziale della
squadra. Il grido ol, gettonato per la corrida spagnola,
si ripete per lui perch non si accontenta di dribblare il
difensore ma lo irride, permettendogli di tornare sui suoi
passi per dribblarlo di nuovo, anche tre volte nel corso
della stessa azione. Se ne ricordano anche i giocatori della
Fiorentina. Dribblando Robotti, mica l'ultimo arrivato,
ripetendosi con Magnini e Cervato, infine facendo
fuori il portiere Sarti, per poi beffare l'ennesimo estremo,
disperato tentativo del rientrante Robotti.
Garrincha gioca tre mondiali e ne vince due. Nel 1958
ha venticinque anni e potrebbe essere un fratello maggiore
per Pel, di cui  un addendo speciale nel gioco del
Brasile. Per colmo d'ironia Pel e Garrincha non avrebbero
dovuto giocarlo quel mondiale (e cosa avrebbero
fatto senza questa formidabile coppia i Didi e i Vav?).
Perch si prov ad abbinare la scienza al calcio (ma il calcio
 una scienza?).
Il professor Joo Carvalho sottopose tutti i componenti
della squadra brasiliana a test attitudinali-psicologici e i
due funamboli non li superarono. Il selezionatore Feola
avrebbe volentieri accettato quelle conclusioni se non lo
avesse convinto la commissione interna della Nazionale,
un cosiddetto spogliatoio forte che decide. Garrincha
in quel test non riusc a distinguere una linea orizzontale
da una linea verticale e disegn un incredibile scarabocchio
per raffigurare il compagno di squadra Quarentinha.
Al contrario, le geometrie disegnate in campo funzionavano
abbondantemente e riscattavano la confusione
del disegno. Anche Pel si mostr ampiamente immaturo
nell'esame psicologico, giustificato per dai suoi freschi
diciassette anni. Venne definito infantile. Bollato
cos: Manca del necessario spirito combattivo.  un
giudizio che pes anche prima dell'esordio mondiale ma
fu inficiato dalla decisione di Feola. Se il ginocchio di
Pel  a posto, lui gioca!. Garrincha non  un inno alla
salute e fuori dal campo non  un bel vedere. Ma  capace
di sublimi momenti di esaltazione sul terreno di gioco
perch gioca per la gente, per strappare l'applauso. 
afflitto da strabismo e valgismo, tecnicamente invalido,
malformato perch probabilmente severamente toccato
da una poliomielite giovanile. Fumatore, alcoolista e
donnaiolo ma superbo giocatore. Lasci quattordici figli
poco riconoscenti sparsi per il mondo (uno anche in Svezia).
Se ne andr a quarantanove anni, in solitudine, con
venti anni terminali di miseria e di squallore, con il fisico
squassato, alle prese con la cirrosi epatica (come il padre)
e un edema polmonare.
Nel limbo del declino si ricorda una sua apparizione all'inizio
degli anni Settanta. Garrincha gioc a Torvaianica,
inserito in una squadra di macellai opposti ai meccanici,
per racimolare un misero gettone di presenza, in coincidenza
del suo trasferimento a Roma, in compagnia di Elza
Soares, nell'ansia di dimostrare che avrebbe potuto rifarsi
una vita lontano dal Brasile. E giocher anche nel Sacro-
fano, squadra di infima categoria. Mai convinto a ritirarsi
visto che la sua ultima partita fu giocata alcuni mesi prima
di morire. Ma il suo confesso che ho vissuto  un canto
alla vita e alle possibilit di riscatto che offre il calcio.
Garrincha  per similitudine un piccolo uccello marrone
con il dorso striato di nero. Ma un uccellino sciupato, incapace
di esprimersi in un luogo diverso da un campo di calcio.
La sua gamba destra era pi corta di sei centimetri
rispetto alla sinistra e l'imperfezione era stata parzialmente
corretta da un'operazione chirurgica. Garrincha, se possibile,
nasce in una famiglia ancora pi povera di quella di
Pel. Ha dodici fratelli che rappresentano altrettante bocche
da sfamare. Se Pel era l'uomo del Santos, Garrincha
incarnava il Botafogo che, letteralmente, significa accendi
il fuoco. Difatti Garrincha accendeva le partite. Chiedi
alla polvere di Fante potrebbe essere un buon titolo di
romanzo per lui. Uomo da combustione, da adrenalina
pura per come saltava l'uomo. I brasiliani entravano allo
stadio per vedere Garrincha come se fosse uno spettacolo
circense. Ha incarnato il mestiere dell'ala destra, del sette
puro come nessuno al mondo. Chi vogliamo paragonargli?
Mora, Pascutti, Domenghini?
Dir Mel Hopkins, il suo diretto avversario in Brasile-Galles:
Credo che fosse pi pericoloso di Pel a quel tempo.
Era un fenomeno, capace di pura magia. Era difficile capire
in quale direzione stesse andando per via delle sue gambe e
perch era a suo agio col piede sinistro come con il destro,
quindi era in grado di tagliare verso l'interno o andare verso
il fondo e, inoltre, possedeva un tiro tremendo. Difatti
entrer nell'undici ideale del mondiale 1958, viatico per un
mondiale 1962 ancora pi brillante. Twitta Pel: Nessun
gol della mia carriera sarebbe stato possibile senza l'aiuto
dei miei compagni, in particolare di Garrincha.
Al funerale di Garrincha sfilarono ladri, prostitute, uomini
comuni perch l'amico di Pel aveva segnato trentanni
di storia del calcio. E c'era chi ricordava che quando il
Governatore di Rio festeggi i trionfatori di Svezia '58 e
offr a tutti una villa al mare, Garrincha, conscio del proprio
soprannome, chiese incredibilmente in alternativa la liberazione
di tutti gli uccelli tenuti in gabbia in Brasile. Naif
all'apogeo come nel resto della propria vita. E Pel non si
dimentica di un compleanno che potrebbe essere definito
in sonno. No, nessun richiamo alla massoneria. Non si
risveglia da un coma senza fine Michael Schumacher quando
compie quarantanove anni. E Pel lo omaggia cos:
Oggi voglio onorare Michael Schumacher. Continua a
lottare amico mio. Non mollare.  un altro che ha conosciuto
e non gli ha solo stretto la mano, quasi amico.


Nel pieno di una splendida maturit.

Inizia intanto per Pel il periodo della lunga collezione
di trofei in patria, che alla fine conster di dieci successi,
nel campionato paulista attraverso diciannove stagioni
con il primato di capo-cannoniere conquistato per undici
volte. Cinque volte riporter con la maglia del Santos la
Taca do Brasil (due volte migliore cannoniere), oggi
ribattezzato Brasileiro, consentendo al Santos di issarsi
al secondo posto (dopo il Palmeiras) tra i club pi vincenti
della manifestazione e tra il 1962 e 1963 nel suo personalissimo
albo d'oro anche due Coppe Libertadores e due
Coppe Intercontinentali. Da notare che il Santos, fuori
dall'orbita di Pel, dovr attendere quarantotto anni per
rivincere una Coppa Libertadores. Pel fa diventare il
Santos una sorta di super-club, il biglietto da visita del
calcio brasiliano del mondo. Il prezzo d'ingaggio del Santos
cresce considerevolmente con questo valore aggiunto
da mostrare alle platee di tutto il mondo. Dunque Pel 
ospite d'onore anche per le centinaia di partite amichevoli
che richiedono inequivocabilmente la sua presenza.
Ma Pel, sin dagli esordi,  consapevole come il calcio
sia un gioco di squadra. Cresce con compagni di squadra
pi navigati che gli fanno da chioccia e che lo invitano a
liberarsi del pallone prima possibile, se non vuole mettere
a repentaglio le proprie gambe. Il talento  anche senso
del limite. Se salti un avversario con un irridente tunnel
non potrai ripetere due volte la prodezza perch, tentando
il bis, il difensore ti fermer con le brutte o comunque
in qualche modo. Pel assume la filosofia di un calcio che
deve divertire lo spettatore, che deve essere intrigante
manifestazione di tecnica. La filosofia del risultato a tutti
i costi non  di sponda a San Paolo del Brasile o a Rio
de Janeiro. Piuttosto contraddetta empiricamente dal
cerca di giocare bene e se lo farai meglio dell'avversario
con ogni probabilit vincerai la partita.  il calcio della
felicit e del libero estro, ma non un calcio anarchico. 
un calcio dove un fenomeno pu rivelarsi a sedici anni
ed essere allevato nel pieno rispetto delle sue qualit
come Pel, o venire mal coltivato, come Edu, uno che
sembrava destinato a ripercorrerne le orme. Di sedicenni
prodigio nel calcio italiano ricordiamo solo Rivera e, a
un livello pi basso, Fausto Landini, quest'ultimo mai
definitivamente esploso. Certo, col passare degli anni,
anche questo intento ludico-spettacolare in Brasile
diventer meno puro al cospetto di qualche delusione
mondiale, di squadre europee che guardano al sodo
(Inghilterra, Italia) abbracciando il motto: Prima non
prenderle, se non addirittura selvaggiamente picchiando,
come avverr nei mondiali del 1966. Lo 0-0 per qualcuno
 il risultato perfetto in un calcio senza errori. In
Brasile  un'eresia, un algoritmo poco praticato. Dunque,
piccoli ravvedimenti strategici che non intaccano la
sostanza di un calcio pienamente offensivo, dove uno
come Pel  libero di estrinsecarsi. Non a caso paragona
la manovra offensiva a una sorta di danza sincronizzata,
fatta di compostezza, stile e ritmo. Una metafora che non
verrebbe certo in mente a un addetto ai lavori nel calcio
italiano. Il calcio brasiliano nella sua storia  pregno di
Pel perch, dei suoi cinque successi storici, gliene deve
in gran parte ben tre.
Ma riprendiamo la cronologia dove l'avevamo interrotta.
Con l'incanto un po' straniato del ritorno a casa,
da eroe. Pel milita in una squadra molto competitiva
che  stata relativamente toccata dalla selezione mondiale
e, come si dice in gergo,  ancora molto affamata di
successi. Nelle sue fila evolvono giocatori come Pepe, mai
sbocciato a livello internazionale, ma secondo marcatore
di sempre nel Santos dopo chi conosciamo. Pel sul campo
dialoga nell'uno-due stretto con Coutinho, pi raramente
con Pao. Ha bisogno sempre di un centravanti
d'area di fiducia, mentre la sua fantasia gira al largo per
rilasciare provvidi assist o, eventualmente, affondare in
proprio. Punti forti della squadra sono l'ala destra Dorval,
che surroga nel club l'ovvia assenza di Garrincha, il
regista del centrocampo Zito e, al centro della difesa,
Mauro. Ma il tesserato pi prestigioso, il capo spirituale
dalla lunghissima carriera,  il portiere Gilmar che insegna
al mondo come la Nazione dei grandi fantasisti pu
avere anche un estremo baluardo difensivo di grandissimo
livello. Gilmar  un campione ma il Santos  in grado
di segnare sette-otto gol a partita e, con una saracinesca
dall'altra parte del campo, la squadra  difficilmente battibile,
difatti incamera nel 1958 un 85% di successi rispetto
al totale delle partite giocate.
Pel intanto conosce Rose. Ironia della sorte, lei  tifosa
del Corinthians. Pensa subito che sar la donna della sua
vita. Di una parte della vita come vedremo. E autore di
un corteggiamento sereno e prudente con il rigido controllo
della famiglia di lei. E un severo ostacolo di mezzo:
il servizio militare. Prima c'erano stati solo dei flirt senza
costrutto, per non parlare del piccolo esame per togliersi
di mente il problema della verginit. La svedese Ilena, la
giapponesina Neuzinha erano dei flirt. Questo gli appare
come un legame serio e anche un'occasione per togliersi
un sacco di grilli dalla testa, per rigare dritto, sintonizzato
con le regole di due societ: quella dimensionata del Santos e
quella, ben pi vasta, del Brasile con i suoi principi
e le sue regole di solida base cattolica. A diciotto anni Pel
ben volentieri eviterebbe il servizio militare. All'autorit
si oppone con una battuta dalla facile resistenza dialettica.
Ho gi combattuto per il mio Paese, non ho certo
bisogno di entrare nelle forze armate per rifarlo. Ma i
titoli sportivi non contano e, agli occhi del Brasile, Pel 
lo specchio della salute e mai e poi mai potr essere riformato.
Viene inquadrato nel 6 Gac, gruppo di artiglieria
semovente che ha il vantaggio di trattenerlo a Santos.
Cominciano gli straordinari, viene concesso al club e alla
Nazionale quando occorre ma non gli lesinano match
per l'esercito e persino nella rappresentativa della caserma.
E non lo sottraggono a umili compiti di fureria. Deve
essere un esempio per la Nazione, anche a costo di esagerare.
Pel non fa i salti di gioia quando deve giocare la
finale del campionato militare sudamericano contro la
selezione argentina.  la prima volta che viene espulso in
carriera come conseguenza delle provocazioni di un
difensore avversario che lo prende di mira con il chiaro
intento di causarne una reazione sopra le righe. I militari
brasiliani non pagano dazio alla rissa perch s'impongono
per 2-1. Il giorno dopo, nonostante lo stress, Pel
riscende in campo in Santos-Gremio. Se non altro l'esperienza
militare forma la disciplina. Incassa le botte in
silenzio e si prende la rivincita con un gol.
Il nuovo contratto con il Santos, ben pi munifico nei
suoi confronti, vale l'acquisto di una nuova casa per i suoi
genitori a Bauru. Il suo 1959  degno di Stachanov:
centotr partite in trecentosessantacinque giorni con le
maglie del Santos, del Brasile, della rappresentativa All
Stars di San Paolo, la squadra della caserma e quella dell'esercito.
Un anno che sembra non finire mai e che racchiude
ben nove volte due partite in ventiquattr'ore e in
un'occasione tre in quarantotto. Il Santos  richiestissimo
e i suoi dirigenti non sanno mai dire di no. Cos nella
tourne europea anno 1959 la squadra scende in campo
ventidue volte in quarantadue giorni. Nessun paletto sindacale
 pronto a tutelare i suoi giocatori professionisti. Il
Santos gira il mondo con la sua icona pi preziosa. Pel 
dentro una centrifuga a cui non pu sottrarsi, annessi e
connessi. Piaceri e doveri misti. In Egitto scopre le Piramidi
ma anche la curiosa consuetudine locale di baciarsi
sulla bocca (Madonna non ha inventato niente) che sperimenta
sulle proprie labbra con la dovuta perplessit.
A Parigi commette l'errore di lasciarsi fotografare con
la piacente modella e attrice Kiki. E al ritorno in Brasile
si merita la reprimenda di Rose che teme le tentazioni in
giro per il mondo.
Un severo test per il Brasile  quello con l'Inghilterra
del maggio 1959 perch la rivalit con i figli d'Albione 
molto sentita. Garrincha salta un turno e la folla del
Maracan disapprova. Ma il sostituto Julinho non lo fa
rimpiangere. Segna un gol e ne propizia un secondo. Lo
chiamano per battesimi, feste, addirittura come arbitro
in un match amichevole tra giacchette nere. Il ragazzo di
diciannove anni riesce a gestire piuttosto bene gli straordinari
che farebbero girare (e forse perdere) la testa a un
qualunque coetaneo. La sua popolarit consente di rimbalzo
familiare anche un'occasione al fratello Zoca che
dal Noroeste viene chiamato al Santos. Ma non sale la
scala gerarchica dalla squadra delle riserve. Solo qualche
sporadica presenza tra i titolari (mai insieme al pi illustre
fratello). Capisce intelligentemente l'antifona e chiude
prematuramente con il calcio dedicandosi a una riuscita
carriera da avvocato. Vi ricorda per caso quanto 
successo al Milan con i fratelli Donnarumma? Uno bravo
e immaturo, predestinato erede di Buffon, l'altro zavorra
e contropartita familistica in un'intricata partita d'ingaggio
multi-milionario complice il procuratore-faccendiere
Mino Rajola. L'unica differenza  che Zoca si  messo da
parte, mentre Donnarumma II  ancora l a riscuotere il
suo milione d'ingaggio all'anno senza valerlo.
Nel febbraio del 1961 Pel incorre in uno degli infortuni
pi seri della sua carriera. Uno di quelli che una carriera
possono anche traumaticamente interromperla. Si
gioca Santos-Mexaca a Citt del Messico e la stanchezza
fa la sua parte nella meccanica dello scontro con il difensore
argentino Dalacho. Pel sviene, viene rimesso in piedi
dallo staff sanitario. Ma in posizione verticale ricrolla
di nuovo. Una paresi ne rende insensibile la parte sinistra
del volto. Gli accertamenti attestano che non c' nulla di
rotto, per la gioia delle assicurazioni. Ma Pel rimane
inattivo per quasi un mese, una delle pause pi lunghe
della sua vita. Il ritorno all'attivit a marzo coincide con
quello che Pel definisce il pi bel gol della mia carriera.
L'unico testimone sensibile agli oltre mille gol in carriera
 proprio l'interessato e dunque bisogna credergli.
Si gioca Santos-Fluminense al Maracan e Pel sembra
rigenerato dopo la pausa. Raccoglie il pallone direttamente
dal proprio portiere quando l'estremo avversario
 lontano almeno settanta metri. E da l inizia una travolgente
discesa. Supera un difensore, poi un altro, un
altro ancora... La difesa avversaria sembra completamente
imbambolata ma il merito  dell'attaccante che
svirgola imprevedibile a destra o a sinistra. Il conto degli
avversari saltati arriva fino a sette, portiere compreso. Il
Maracan  scosso da un fremito e un tremore d'ammirazione
che include gli stessi tifosi del Fluminense. A
memoria imperitura  stata affissa una targa in quello stadio.
In bronzo si omaggia il gol de placa. Il gol della targa
 un omaggio al limite umano della perfezione, perlomeno
nel calcio. Ancora un piccolo ostacolo in carriera viene
da un forte dolore alla spalla. Pel viene controllato e,
giudicato abile, raggiunge i compagni per un'amichevole
a Basilea. L un'aggiunta al manifesto che pubblicizza la
partita fa capire tutto su quanto lui sia il fondamentale
valore aggiunto per la quotazione della squadra: Pel 
arrivato e giocher!. E quanto giocher! Il Santos vince
per 8-2: Pel firma cinque gol e ne lascia tre a Coutinho.
Un giocatore in forma? Di pi. Sembra che dopo ogni
infortunio, lieve o grave che sia, rinasca a nuova vita,
come rigenerato dallo stop. Il suo estro deve brillare lontano
da ogni forma di stanchezza e di routine. Nel settembre
del 1961 la densit realizzativa del campione tocca
un altro incredibile picco: ventitr gol segnati in sei
match. E affibbiati a squadre di un certo peso. Lo sboccio
di questa affermata popolarit gli vale la pubblicazione
di due libri sulla sua giovane vita. Il prestigio di Pel 
tale che gli attribuiscono gol anche quando non li ha
segnati, quando il pallone non ha superato la linea di porta.
Succede. E ora chi commette fallo contro di lui deve
stare bene attento perch il ragazzo, poco pi che ventenne,
 patrimonio nazionale. Non a caso si pronuncia
sul suo possibile trasferimento lo stesso Parlamento brasiliano.
In una seduta agli atti viene dichiarato che Pel
 un tesoro nazionale non esportabile.  il periodo in
cui si affacciano voci su un suo possibile trasferimento in
Italia. Sta crescendo l'Inter dei successi europei in versione
Moratti padre. Ed  l'Italia del boom anche calcistico,
un'Italia con un PIL in ascesa, che pu spendere. I nerazzurri mettono sul piatto un'offerta di quaranta milioni di
cruzeiros: respinta. Poi, in occasione dell'Expo '61 Pel
viene invitato a cena da Umberto Agnelli, magna pars
dellajuventus. Sono presenti anche i dirigenti del Santos,
in particolare il Presidente Athi Jorge Coury. Al
momento opportuno Agnelli piazza l'assist: Sarebbe
disposto a cederci Pel per un milione di dollari?. In
separata sede parla con Pel e formula un'offerta personale
d'ingaggio equivalente a dieci milioni di dollari
attuali. Non si pu dire che Pel non traballi di fronte a
questa mirabolante proposta. Ma ha troppe questioni in
ballo in Brasile, non ultimo il matrimonio imminente con
Rose e tanti sostanziosi investimenti personali. E poi il
Brasile tiene a lui e ormai c' da preparare il mondiale
del 1962 dove la sua squadra si presenta da campione
uscente e da favorita, una bella responsabilit. Non c'
pi Feola ma il nuovo allenatore, Aymor Moreira, sembra
fidarsi del consolidato gruppo vincente. Dunque Pel
ma anche l'inossidabile Gilmar, Djalma Santos, Nilton
Santos, Didi, Garrincha, Zito, Zagallo, Vav, pi le
acquisizioni del Santos, Mauro e Coutinho.
Il Cile  pi vicino della Svezia ma il capo delegazione,
Paulo Machado de Carvalho, tra superstizione e rigore,
vuole replicare le stesse manovre di avvicinamento della
fortunata spedizione svedese del 1958. Partendo dalla
compagnia, dal pilota, persino dallo stesso motore e velivolo
di quel lungo trasporto aereo. E perci, per le conseguenze
della legge di Murphy, sar un viaggio complicato
e problematico. Eccesso di turbolenza: i piatti del
pasto di bordo volavano da un estremo all'altro dell'aereo!
Ogni mondiale di Pel  contrassegnato da una seria
complicazione fisica. Se il ginocchio aveva fatto temere
per il suo esordio in Svezia '58, questa volta le tribolazioni
iniziano per uno strappo all'inguine, insorgenza da
stress (troppe partite giocate!). I dolori del giovane Pel
non trovano adeguata sensibilit e ascolto nello staff
medico. Non viene sottoposto a preparazione differenziata.
Per il preparatore atletico Paulo Amaral: tutti
devono lavorare allo stesso modo, anche Pel!. La
pubalgia  un gravame endemico per un calciatore e, se
non viene curata non si risolve. Il Brasile viene inserito in
un girone apparentemente facile: le avversarie sono Messico,
Cecoslovacchia e Spagna. Il primo posto appare un
obbligo. Invece l'avvio  in salita. A Vina del Mar i campioni
uscenti si imbattono in un Messico tosto e motivato.
Il Brasile sfonda la tenace resistenza nella ripresa: gol
di Zagallo e poi bis di Pel che  stato anche l'autore
dell'assist. Ed  una bella soddisfazione perforare Carbajal,
che  uno dei portieri di pi certa reputazione. Ma
 una vittoria non senza conseguenze fisiche. Pel vorrebbe
minimizzare e nasconde allo staff il sempre pi persistente
dolorino in zona pubica. Per giocare, per segnare,
per passare il turno.
Contro la Cecoslovacchia, dopo venticinque minuti, il
crac. Pel forza il tiro e trova il palo, prova a rettificare
in rete ma s'accascia a terra e, quando si rialza, appare
provato e claudicante. Ma riesce a riprendere a giocare
perch, col passare dei minuti, gli avversari rispettano il
suo dolore e girano incredibilmente al largo. Con uno
sfoggio di grande fair play, impensabile ai giorni nostri,
la Cecoslovacchia grazia Pel e, per contropartita, si vede
premiata dall'insperato 0-0 finale. Il Brasile  in piena
corsa, nonostante tutto, ma il mondiale di Pel sembrerebbe
finito ancora prima di entrare nel vivo. La diagnosi
di stiramento sembra invitare al pessimismo il dottor
Gosling, il sanitario della Nazionale. Credo che per te,
Pel, non ci sia pi alcuna possibilit di avere ancora un
ruolo in questo mondiale. Sembra una sentenza ma
l'infortunato non si rassegna e, tra i compagni di squadra,
il pi spaventato per il suo possibile forfait  Garrincha
che in quei giorni sta coltivando la chiacchierata relazione
con Elza Soares. C' chi sostiene che l'abbia portata
via proprio a Pel. Ma  falso. Pel  stato il primo a
conoscerla, questo s. Pel chiede di poter giocare contro
la Spagna ma lo tengono in infermeria. Lui scalpita ma
deve accontentarsi di un posto davanti al televisore,
neanche in tribuna, per constatare che i suoi colleghi ce
la fanno anche senza di lui. Lo sostituisce Amarildo, che
poi avr un futuro in Italia. Il Brasile passa 2-1 e si merita
nei quarti di finale l'ostica Inghilterra. Squadra che vince
non si tocca, si pu fare a meno di Pel perch il Brasile
, come si dice, un rullo compressore. In Brasile-Inghilterra
l'episodio curioso in avvio di match. Un cagnolino
divenne padrone del campo e solo l'intraprendenza di
Greaves, che si mise a quattro zampe per conquistarne la
fiducia e poi catturarlo, permise il regolare inizio di partita.
Sul campo non ci sono problemi. Il Brasile liquida
l'Inghilterra 3-1 e conquista la semifinale contro il Cile
che  padrone di casa, ma  anche la Nazionale che ha
buttato fuori l'Italia. L'esito  un altro match rissoso ma
esaltato dal cuore caldo e dalle giocate di Garrincha che,
anche senza l'abituale partner, cava il meglio dal proprio
repertorio: due gol all'attivo con il condimento dell'ennesima
doppietta di Vav. E fuochi d'artificio disciplinari.
Garrincha, duramente colpito, reagisce con un fallo cattivo
e viene espulso: quando esce dal campo, viene proditoriamente
raggiunto da una bottiglietta che gli costa
alcuni punti di sutura in testa.
I mondiali del Cile richiedono qualche spiegazione
supplementare in relazione all'incidente in cui incapp la
squadra azzurra e anche per decifrare come la Nazionale
locale pervenne all'incandescente scontro con il Brasile.
C' da sottolineare che, a suo tempo, una campagna di
stampa internazionale critic la decisione di assegnare la
manifestazione al Cile, preferito all'Argentina. La Nazione
sudamericana era stata colpita due anni prima da un
feroce terremoto e non venne ulteriormente messa in
buona luce dagli articoli dei quotidiani italiani, puntuali
nell'additare all'opinione pubblica il sottosviluppo e la
diffusione della prostituzione. Il match tra Italia e Cile fu
una lunga prolungata rissa con gli azzurri troppo facilmente
dentro la trappola della provocazione. Espulso
Ferrini e pure David, menomato Maschio. Italia matada
e fuori dai mondiali con l'inutile vittoria finale nel girone.
Esposta al pubblico ludibrio in patria la gestione tecnica
e per due aggravanti: aver cambiato contro il Cile sei
undicesimi della formazione titolare e non aver saputo
preparare strategicamente una partita delicata che
richiedeva soprattutto nervi saldi. Nei quarti di finale il
Cile, spinto dal suo pubblico, batt anche la Russia
scontrandosi infine con il Brasile, uno dei punti pi alti della
sua storia calcistica. L'avventura dei padroni di casa,
logicamente, termin con questo picco che mise ancora
una volta in mostra le qualit del miglior cileno Jorge
Toro. Ma fece terminare, come gi detto, anche l'epopea
degli oriundi in Italia. Grottesco pensarlo oggi che si fa
fatica a trovare un solo giocatore italiano nel corpo vivo
delle squadre. Ma in mezzo c' stato l'effetto Bosman e
un'irreversibile apertura a un mercato globalizzato.
Pel ha coltivato il sogno di potersi aggiungere per l'ultimo
atto a quella squadra vincente e lo staff lo sostiene, se
non altro per pretattica, perch la sua possibile presenza 
uno spauracchio per il clan avversario e dunque l'ipotesi va
ribadita. Ma l'ultimo disperato test non restituisce gli esiti
sperati. Pel passa dalla televisione alla tribuna, comunque
spettatore per un mondiale che ha vissuto a piccole dosi.
Ne ha gustato l'aperitivo ma manca clamorosamente il
piatto forte. Soffrivo come un pazzo, vedendo come andavano
le cose, senza poter far nulla. Sar in buona compagnia
tra gli illustri assenti di quel mondiale. Di Stefano, la
saeta rubia, non  mai riuscito a giocare un mondiale e
avrebbe voluto fortissimamente esserci in quello del 1962
con la maglia della Spagna. Almeno prima che, alla vigilia
del debutto, non fosse stato convinto a fermarsi per un
infortunio al ginocchio destro. Pel sarebbe la ciliegina sulla
torta del Brasile, ma anche senza questo corollario la torta
 saporita e intrigante perch in sella ci sono i titolari di
quattro anni prima: una forte spina dorsale sostenuta da
Gilmar, Djalma Santos, Nilton Santos, Didf, Vav.
L'incertezza nella finalissima con la Cecoslovacchia -
un replay, quasi un dja-v dall'esito scontato - dura fino
all'1-1. Tre minuti di incertezza dopo il gol degli europei
ma con il pareggio il Brasile riacquista tutte le proprie
certezze e progressivamente dilaga e cos va a cogliere il
bis con Pel tifoso tiepido in tribuna, un po' scettico sul
proprio futuro di giocatore, sempre bloccato da un
malanno fisico. E, quando si festeggia, negli spogliatoi c'
persino una donna a unirsi alle chiassose celebrazioni. 
naturalmente Elza Soares, la cui presenza  stata definitivamente
sdoganata pubblicamente da Garrincha che
con lei far un lungo e intricato percorso di vita.  l'anno
della possibile crisi nucleare, della morte di Marylin
Monroe, con tanti dubbi sul suo suicidio, dell'elezione di
Antonio Segni a Presidente della Repubblica italiana. E
la vittoria del Brasile riporta a una logica: i migliori spesso
(non sempre) vincono nel calcio. A volte sport, a volte
gioco, a volte roulette russa.
In ambito calcistico, Pel chiude il capitolo dei dubbi
tornando alla vita agonistica nella finale della Coppa
Libertadores, una sorta di Coppa dei Campioni (oggi
Champions League) alla sudamericana. I suoi compagni
del Santos sono stati in grado di approdare alla finale
anche senza di lui e il convalescente tornato abile mette
la griffe con due dei tre gol che atterrano i tradizionali
rivali del Penarol. Non  una vittoria da poco perch  la
prima volta che un club brasiliano s'impone nella manifestazione.
Il successo  il lasciapassare per un traguardo
ancora pi impegnativo: la finale della Coppa Intercontinentale.
Pel abbraccia un altro campione che parla
portoghese ma un portoghese d'Europa, il grande Eusebio.
L'andata si gioca nel grande catino del Maracan e
si conclude con un modico 3-2 a favore dei brasiliani. 
un risultato che addensa incertezza sul match di ritorno.
Ma a Lisbona matura un risultato incredibile che sa di
mattanza. Pel  tornato in piena forma e partecipa alla
goleada. Con una deviazione in rete, con un tiro che 
una fucilata, con un assist, con due ulteriori gol. I tifosi
portoghesi assistono increduli e impotenti alla progressione
autorevole del Santos che sul 5-0 frena e si accontenta
di un meno clamoroso 5-2. Pel con il club si  rifatto della
mezza delusione mondiale. Ma si pu essere poi delusi
per un mondiale vinto?
Il 1963 per il Brasile, per il Santos e, segnatamente, per
Pel  ancora un anno in vetrina. Con un mondiale da
far fruttare. I dirigenti del club non si fanno pregare per
uno sfruttamento intensivo della squadra. Se Pel vira
verso altre direzioni poco dopo i trent'anni  anche per
le conseguenze di stagioni come questa: cinquanta partite
in tourne all'estero. Praticamente un match a settimana
per la gioia delle compagnie aeree che portano in giro per
il mondo Pel and Friends, compagnia di giro itinerante
del grande calcio. Il campione pi amato  anche il pi
odiato, inevitabile contropartita. E pi che in Europa in
Sudamerica dove la leadership brasiliana  contestata
soprattutto dagli argentini, non cos efficaci ai mondiali,
ma temibilissimi nelle arroventate sfide nella Bombonera
di Buenos Aires. Nuova finale della Coppa Libertadores,
per confermarsi contro l'Estudiantes. Pi che una partita
una guerra con il Santos. Pel viene prima strattonato,
poi scalciato, infine abbattuto. Gli strappano i calzoncini
ed  costretto a cambiarsi davanti a tutti. L'arbitro non
batte ciglio. Il Santos comunque reagisce con una doppietta
al vantaggio iniziale dei padroni di casa. Pel risolve
con un gran gol a otto minuti dal termine evitando
l'angoscia dei supplementari e l'eventuale riffa dei rigori.
L'incrocio finale della Coppa Intercontinentale questa
volta riguarda una squadra italiana. Match sul filo dell'equilibrio
con due risultati allo specchio: 4-2 per il Milan
a San Siro, 4-2 per il Santos al Maracan. Ma 1-0 per i
brasiliani nello spareggio con Pel a mezzo servizio, utilizzato
solo in Italia. Il Santos imita il Brasile:  due volte
campione del mondo, sia pure di club. Il 1963  un anno
anche molto italiano.  l'anno di una delle tante sfide Italia-Brasile,
ma questa volta Pel impallidisce di fronte
all'autorevole esordio in Nazionale di Sandro Mazzola,
figlio di tanto padre. Rimane in campo solo venticinque
minuti perch il ginocchio malandato ha subito un'ulteriore
sollecitazione nel corso di un incidente automobilistico
in Germania e, quando esce,  completamente asfissiato
dalla marcatura di Trapattoni. Tre gol dell'Italia e
Mazzola si porta via quell'indimenticabile pallone quando
Pel  gi sotto la doccia. Sono gli anni della consacrazione,
la spina dorsale centrale nella carriera di Pel,
che migliora grazie all'incontro con un personaggio che
per mezzo secolo lo accompagner, prima in carriera,
poi nell'amicizia personale. Julio Mazzei viene ingaggiato
dal Santos come preparatore atletico ma si rivela qualcosa
di pi. Un consigliere, un personal trainer, un fratello
maggiore. Consigli di calcio e di vita. Pel torna in
Cile e termina un'opera incompiuta, visto il suo mondiale
a mezzo servizio del 1962. Rivincita con la Cecoslovacchia,
ma con la maglia del Santos e punteggio tennistico,
ben pi perentorio di quello della finale mondiale: 6-4. I
giornali cileni celebrano l'evento, scrivendo che  stata
la partita dei sogni. Intanto c' da sistemare una faccenda
che non  solo burocratica. Sette anni di unione non
sono ancora valsi a un fidanzamento ufficiale con Rose.
Pel ha vissuto e si  divertito abbastanza per capire che
 arrivato il momento di decidersi. Ma il padre di Rosemeri non fa salti di gioia. Forse  scettico nei confronti di
un fidanzato troppo famoso che ci ha messo cos tanto
tempo per decidersi. Ma, alla fine, la questione si risolve
e il genitore acconsente al matrimonio. Una di quelle
grandi famiglie patriarcali di una volta che si riunisce nella
grande casa in riva al mare, frutto dell'ultimo ricco
contratto con il Santos. E un'abitazione sufficientemente
grande perch possano viverci tutti insieme, il benestante
proprietario, Dona Celeste, Dondinho, zio Jorge, nonna
Ambrosina, i fratelli Zoca e Maria Lucia e pure Rose nella
nuova dimensione di moglie, ben amalgamata con la
parentela acquisita.
 la settimana di carnevale del 1966 e, trattandosi di
un personaggio che appartiene al pubblico,  difficile
tenere lontani pettegolezzi, invidie e commenti che
riguardano anche il colore della pelle dei due sposi, lo
strano contrasto bianco/nero. Pel  l'uomo che non
deve chiedere mai e infatti per il viaggio di nozze non ha
bisogno neanche di progettare un itinerario perch pensa
a tutto, regali compresi, un ricco uomo d'affari tedesco,
Roland Endler.  lui che sponsorizza il viaggio di nozze
in Europa: Francia, Svizzera, Austria con un matrimonio-bis
officiato dal sindaco di Vienna e poi il ricevimento
in Vaticano dove il padrone di casa  Paolo VI. Il ritorno
alla normalit non  idilliaco perch nasconde uno spiacevole
risvolto, molto frequente nella vita dei calciatori di
successo. Pel ha dato da molto tempo la procura dei propri
affari al controverso Pepe Gordo. Il punto di non
ritorno  quando il personaggio gli comunica che il suo
conto in banca  ridotto a zero. Con un approfondimento
di secondo grado, scoperta ancora pi spiacevole  quella
che gli mostra come la bancarotta e il fallimento siano in
agguato: pure vendendo tutti i propri beni Pel non riuscirebbe
a far fronte alla mole dei debiti accumulati.
Anche per propria colpa, per il mancato controllo dei
disinvolti investimenti di Gordo. L'unico ombrello per
evitare uno scandalo  la copertura finanziaria del Santos.
E la societ, messa al corrente dell'imbarazzante stallo,
rilancia con la proposta di un nuovo contratto pluriennale,
quasi definitivo. Pel nella fotografia del 1966 
nettamente il giocatore pi famoso del Santos ma non il
meglio pagato. Bere o affogare? Decisamente bere. E,
ironia della sorte, Pepe Gordo, presenzia come ospite al
matrimonio di Pel, l'ospite sgradito ma sopportato.
Sistemati affari, contratto e matrimonio,  il momento di
rivolgere attenzione e concentrazione ai mondiali del
1966. Dopo i successi del 1958 e del 1962, un terzo
trionfo consecutivo sarebbe il passaporto automatico per
la conquista della Coppa Rimet.  una possibilit che
eccita opinione pubblica e stampa. Ma  un Brasile che
parte con il piede sbagliato. Con una grande presunzione
e con un approccio eterodosso all'evento. Si selezionano
pi di quaranta elementi che vengono divisi in quattro
gruppi, creando una conflittualit troppo spinta tra gli
stessi. E il ricorso ai convocati dall'estero non  foriero di
omogeneit. N Amarildo n Jair di stanza in Italia alla
fine faranno parte del gruppo nonostante il tentativo in
extremis attuato per recuperarli. E poi non si crea un
gruppo con i ritiri alternati di Trs Rios, Belo Horizonte,
San Paolo, Rio, Niteroi, Gaxambu. Non c'era chiarezza
neanche al vertice della direzione tecnica perch Feola
sembrava l'ombra del decisionista di otto anni prima e
c'erano molte teste a comandare visto l'avvento di Carlos
do Nascimento, mentre Paulo Machado de Carvalho era
stato retrocesso nelle gerarchie dello staff vestendo i panni,
pi che altro onorifici, di capo della delegazione. Contrasti
anche per la preparazione atletica dove i due galli
a cantare erano il vecchio Paulo Amaral e il nuovo Bruno
Hermany. Inoltre, nella squadra un ciclo sembrava definitivamente
archiviato e non si rivela troppo stimolante
mettere in dubbio il ruolo di titolari di giocatori di peso
come Gilmar, Garrincha, Djalma Santos.
Si attiv un dannoso cortocircuito di incertezza tra
selezionatori e squadra. E uno spogliatoio turbolento e
perplesso sulle scelte  quanto di peggio possa auspicare
una squadra, una Nazione che guardi al mondiale. Vedi
l'Italia del 1962 e, in parte, quella del 1970 con la discussa
staffetta Mazzola-Rivera. Pel sta per abbinare allo
sbarco in Inghilterra uno storico concerto dei Beatles in
onore del Brasile ma l'occasione sfuma. Siamo qui per
giocare, non per ballare il rock and roll -  il duro diniego
dello staff. Pel incontrer John Lennon dieci anni
dopo quell'occasione sfumata a New York. Uno in loco
per i Cosmos, l'altro definitivamente trasferito nella
metropoli americana. Rievocheranno insieme quel mancato
possibile storico countdown. Il Brasile debutta il 12
luglio 1966 contro la Bulgaria mettendo in campo una
formazione tutto sommato altamente credibile. Si ribadisce
il ruolo di non capitano di Pel per non responsabilizzarlo
eccessivamente. Il designato sar Bellini che
era stato riserva nel 1962 e sembrava avere le caratteristiche
giuste per ricoprire il ruolo. Il Brasile se la cava con
disinvoltura imponendosi con un classico 2-0: gol di Garrincha e Pel che ribadiscono la propria indispensabilit
nel motore della squadra. Ma l'occasione  topica perch
quella sar anche l'ultima volta che il tandem potr dialogare
in campo. La maledizione del mondiale a mezzo
servizio si ripresenta per Pel, tartassato da Zevchev. I
selezionatori pensano (male) di risparmiarlo contro l'Ungheria
confidando nella facilit dell'impegno. Entrano in
campo giocatori che molto conteranno nel Brasile del
futuro come Gerson e Tosto. Ma non bast. Perch il
Brasile incapp nella sua Corea. Sconfitto per 3-1 per
colpa di colossali buchi in difesa. Bilancio parziale del
girone in chiave di semidisperazione: Portogallo e
Ungheria quattro punti, Brasile due, Bulgaria zero.  un
Brasile sulla graticola che vive convulsamente le ore della
vigilia perch ha bisogno di una vittoria e per di pi
sostanziosa. I selezionatori tengono tutti sulla corda e la
formazione decisa per tentare di passare il turno contiene
molte incognite. In porta non c' Gilmar ma Mana e lo
stesso Pel giudica un premio immeritato l'averlo schierato
in campo perch si auto giudica in scarsa forma.
Fuori anche Bellini, Djalma Santos e Garrincha in un
Brasile che ha gi abdicato andando incontro alle incertezze.
E la partita di Eusebio (doppietta) e dello svarione
di Manga: 3-1 al Portogallo e addio sogno di impossessarsi
della Rimet.
Pel, tanto per cambiare, viene toccato duro dal difensore
Morais e rimane in campo per onore di firma perch
non c'era possibilit di cambi. L'Inghilterra rimane
padrona del fattore campo e per la prima volta dal 1934
in avanti la squadra ospitante vince il mondiale. Wembley
rimane un campo mitico e inesplorato per Pel che
si rammaricher di non aver mai calcato la sua erba. Nella
depressione post-sconfitta, bruciante in un Paese che
vive di calcio, Pel dichiara di aver chiuso il proprio ciclo
nella Nazionale. La sua arringa: Non giocher pi un
mondiale  una resa che colpisce di pi del tradizionale
discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Il
volo della Varig che riporta i giocatori in patria subisce
un volontario ritardo per arrivare di notte, in incognito
ed evitare le contestazioni. Un rituale ben conosciuto dalla
spedizione italiana al rientro dall'infausto mondiale
cileno del 1962. Il 1966, come si intuisce,  uno degli anni
peggiori della carriera. Con il minor rapporto tra partite
giocate e gol segnati. E minimale anche il numero dei
match in cui l'attaccante pu essere utilizzato, un po' per
acciacchi fisici, un po' per motivazione calante. Ha bisogno
di rigenerarsi, di trovare nuovi stimoli. Come un ricco
che non pu abituarsi a essere povero e soffre di questa
nuova condizione. Per un motivo o per l'altro - tutti peraltro
facilmente comprensibili e individuabili - Pel non
arriva mai al giusto apice di forma per un mondiale. Ma
la lezione sar messa a frutto per il 1970, quando verr
completata un'opera e chiuso un ciclo. L'occasione per
ripartire  una tourne negli Stati Uniti, dove occorre lanciare
il football soccer, con un torneo vinto dal Santos battendo
il Benfica (virtuale rivincita sul Portogallo) e l'Inter:
otto gol all'attivo complessivamente e uno solo al passivo.
Gran contributo di Pel, omaggiato anche dalla Litde
Italy locale e sicuramente una grande occasione per capire
che razza di Paese siano gli Stati Uniti, il cui idioma universalmente
parlato per il momento  un grande ostacolo
per un ragazzo ormai uomo che si limita a qualche espressione
basica di pura utilit.
E nel 1966 che Pel, uscito dalla traumatica esperienza
con Gordo, diventa una vera e propria industria che crea
business, offre lavoro e solidit a pi generazioni dell'albero
genealogico di famiglia in pieno sviluppo. Jos Fornos
Rodrigues forma il primo staff che comprende nove
addetti tra avvocati, esperti di economia e di pubbliche
relazioni, pi una segreteria a reggere le fila. Gli investimenti
sono in immobili, in apparati fisioterapici, nella
produzione di gomma per l'industria automobilistica.
Sufficientemente diversificati per assicurare continuit ed
evitare lo spiacevole precedente. Nel gennaio 1967 una
dimensione umana pi completa viene assicurata dalla
nascita della figlia Kelly Cristina. Il desiderio di avere un
figlio maschio viene dissimulato dalla lieta nuova che
comunque regala una nuova dimensione, quella paterna.
Pochi mesi dopo, Pel assaggia l'Africa, ovvero le sue origini
e anche la realt della schiavit, della fame e del
disincanto. Approfondisce in loco nel corso di una
tourne del Santos nella zona subsahariana e scopre che
i suoi avi provenivano dall'Angola e dalla Nigeria. Il
cognome do Nascimento sgorga da quel continente. Il
Brasile  stato l'ultimo Paese del continente americano ad
abolire la schiavit. E successo nel 1888, sfiorando la condizione
di sua nonna Ambrosina. Nero tra i neri, ma
diverso perch famoso. Il razzismo si intuisce anche dalla
differenza di censo e di classe e Pel  sufficientemente
sensibile per captare questa differenza. Le cinque partite
amichevoli giocate in Africa contano relativamente poco
di fronte all'esperienza umana accumulata e messa a frutto.
Ora  un po' meno calciatore, un po' pi uomo desideroso
di scoprire il mondo e di arricchire un bagaglio
culturale poco coltivato ma sicuramente in progresso.
Famiglia e affari risucchiano tempo ma assicurano serenit,
quella di cui sembra godere il Santos nella irripetibile
stagione 1968. Mietono trofei i giocatori brasiliani
con una squadra competitiva che torna vincente da Cile,
Argentina, Brasile. La definizione di Harlem Globe Trotter,
di ambasciatori di calcio, sembra appropriata. Il marchio,
la griffe riconosciuta di club di prestigio, vale la giusta
percentuale a Pel: la met dell'ingaggio per ogni
singola avventura. Se lui non c', la trattativa decade e
all'estero spesso la lasciano cadere. Pel rimonta anche i
debiti perch questa volta si affida a una procura esperta,
quella di Marby Ramundini che lo valorizza per alcuni
spot pubblicitari e lo fa persino ingaggiare in una
telenovela, Os Estranhos. Le entrate in progressione esponenziale
permettono la cancellazione dei debiti progressi in un
solo anno. In una partita a Bogot, contro la squadra olimpica
colombiana, si ritrova al centro di una vicenda tipicamente
sudamericana che pi che dal calcio sembra partorita
dalla fantasia di un Garcia Mrquez o di un Vargas
Llosa. Match violento: espulso Lima del Santos. Pel non
ci sta e va a protestare vivacemente contro l'arbitro
Guillermo Chato Velazquez che espelle anche lui. Ribellione
del pubblico che ha pagato il biglietto soprattutto per l'esibizione
dell'asso brasiliano. Contro-decisione: dentro
Pel, fuori Chato. Ma non finisce l perch l'arbitro sporge
denuncia per violenza privata e, con sorprendente celerit,
alcuni calciatori brasiliani, a margine del match, vennero
addirittura arrestati. Trattativa lampo e non pronto rilascio.
Storie picaresche di un altro calcio.
Nel novembre del 1968 Pel corona un sogno interrotto,
quello di incontrare la regina Elisabetta dalle cui vive
mani avrebbe voluto ricevere la Coppa Rimet nell'infausto
mondiale del 1966, privilegio invece toccato a Bobby
Moore. Anche se non  pi il ruspante ragazzo di strada
di tanti anni prima, gli vengono impartite istruzioni severe
perch non commetta gaffe e rispetti il protocollo nobiliare.
Nella realt fila tutto liscio e con molta naturalezza. Se
si parla di calcio, Pel non soffre di alcun complesso!
Il Santos del 1967 funziona a gettone e Pel  il suo profeta.
Basta una telefonata, un anticipo in soldoni per
combinare il match amichevole. Cos, il Presidente del
Lecce Indraccolo corona un sogno e Pel gioca nel Salento
a due passi dal mare. Non importa se contro una squadra
allora confinata in serie C. Si inaugura ufficialmente
il nuovo stadio e le immagini della partita sono offerte da
un Super Otto vintage. Filma Gianni Carluccio, il nipote
di Tito Schipa. Oggi c' chi va orgoglioso di quella fulgida
apparizione. Ho visto giocare Pel  un vanto riservato
agli over over salentini. Pel in campo non si fa pregare
e segna. Finisce 5-1. Naturalmente per il Santos. Poi
si festeggia tutti con ciceri e tria, il piatto locale a base
di pasta fritta e ceci.
Nel 1969, come gi anticipato, sboccia un altro aneddoto
che rester famoso: Pel diventa il calciatore che
pu far interrompere una guerra. Come l'Olimpiade era
la decretata interruzione di uno stato di belligeranza, cos
un campione brasiliano fa cessare la guerra civile in Nigeria
per il tentativo di secessione del Biafra. Nel primo caso
 storia. I greci la chiamavano ekecheira: un periodo di
tre mesi nel quale, per proteggere la vita degli atleti che
si recavano a Olimpia (il viaggio era lungo) per prendere
parte ai Giochi, dovevano essere abbassate le armi. Qui
la tregua dura quarantotto succose ore. Il tempo di giocare
il match per un 2-2 finale con Pel in campo prima
della ripresa delle ostilit. Mai un'amichevole fu giocata
con un tale servizio d'ordine! Poi arriva il sospirato gol
numero mille che secondo alcuni superstiziosi avrebbe
garantito nientemeno che l'immortalit al giocatore. 
una conquista faticosa di rigore. Con una forzatura, perch
Pel non era lo specialista della squadra e la paura di
sbagliare lo attanaglia fino all'ultimo. Tra l'altro, quando
 vicino al traguardo dal triplo zero,  costretto a giocare
in porta per sostituire il portiere titolare e dunque viaggia
lontanissimo dai pali avversari. Il gol millenario
viene dedicato ai criancinhas, i bambini poveri del Brasile.
Sembra una dedica spontanea ma viene fortemente
criticata perch Pel non  pi quel bambino povero di
strada ma uno dei pi ricchi giocatori al mondo e la nota
sembra stonata. Dato che solo le persone intelligenti
sono in grado di cambiare idea e di non vergognarsi di
rinnegare una decisione precedente, nel 1968 Pel mette
a fuoco l'idea di tornare in Nazionale dopo due anni di
sabbatico. Il rendimento  sempre alto, il mondiale in
Messico lo attira sia per il luogo che per la possibilit di
centrare il tris, cancellando l'oscuro '66, azzerando
anche quegli infortuni che gli avevano azzoppato i successi
del 1958 e del 1962. Per s e per la patria - verrebbe
voglia di dire.
A inizio '69 l'avvicendamento di Aymor Moreira con
Joo Saldanha come commissario tecnico del Brasile sembra
il preludio a qualche sostanziale novit. Il biglietto da
visita del nuovo insediato  eloquente: Il Santos e il
Botafogo sono le squadre migliori del Brasile. Perci
saranno i loro giocatori a comporre la selezione. Dite quello
che volete, ma non cambier idea. Il concetto di blocco
evidentemente sorride al rientrante Pel che pu contare
su compagni fidati. Ma Saldanha non  destinato a
durare. Ha rapporti burrascosi con la stampa. Si sparge la
voce di sue attitudini alcoliche e inoltre, menomato da un
enfisema, forte fumatore, a volte fa fatica a respirare. Ma
pi di tutto contano le incomprensioni con Joo Havelange, gran padrino del calcio brasiliano e anche mondiale.
Quando viene licenziato, spara a raffica e nei suoi strali
colpisce anche Pel. Se fossi rimasto al mio posto, non
l'avrei fatto giocare perch miope. Un leggero difetto
sarebbe diventato una clamorosa causa di esclusione.
La Nazionale viene normalizzata e affidata a Mario
Zagallo, gi componente delle fortunate spedizioni mondiali
del 1958 e del 1962. La saggezza di Zagallo si rivela
nella decisione di far giocare tutti insieme gli assi della
squadra non cedendo all'equivoco dei doppioni: dunque,
non Gerson o Rivelino ma Gerson e Rivelino; non Pel
o Tosto ma Pel e Tosto. E la teoria del valore aggiunto
(Voglio soprattutto giocatori intelligenti) e funziona
perch nel girone di qualificazione il Brasile  una macchina
da guerra: sei partite, sei gol di Pel che viaggia nella
perfetta media di un gol a partita, convincendolo che
quello in cui era tornato a giocare era il miglior Brasile
di tutti i tempi, non solo la squadra in cui mi trovavo pi
a mio agio. La selezione non sbaglia una mossa. Zagallo
sembra pensare: Se ho questi assi in attacco, che m'importa
del portiere?. In realt in quel 1970 si  piegato
alle pressioni dei politici che volevano a tutti i costi come
estremo Felix al posto di Emerson Leo. E qui parte una
piccola digressione sul ruolo del portiere mai cos apprezzato
in Brasile. Il nome di Moacir Barbosa, responsabile
di aver incassato due gol dall'Uruguay nella sfortunata
finale mondiale del 1950 per lungo tempo fu considerato
impronunciabile. Poi arriv Gilmar e la credibilit fu
riconquistata. Da Felix in avanti il ruolo ha riacquistato
prestigio e, nella sfilata dei numeri uno, molto spesso
adottati dal calcio italiano, compaiono a buon diritto
Taffarel, Doni, Julio Sergio, Dida, Julio Cesar e, nei giorni
dell'attualit, Alisson, portiere anche della Roma. Il
Brasile arriva per tempo in Messico per il giusto acclimatamento
e vive il rodaggio agonistico molto sul serio.
Come la polizia messicana che, dopo aver ricevuto una
segnalazione anonima, prende in custodia Pel per evitare
un clamoroso quanto improbabile sequestro.
 un Brasile che gioca e... prega. Fortunatamente non
prega per vincere il mondiale ma si dedica a un tema specifico
(la fame nel mondo, la guerra in Vietnam, etc.). 
un'idea che trova Pel tra i propositori. Il gruppo cresce
e nei momenti di pausa da allenamenti e lezioni tattiche
sono quaranta circa i componenti del muto dialogo con
Dio. L'esordio al mondiale ripropone la Cecoslovacchia
che non  per il blocco granitico del 1962, anche se il
Brasile parte con l'handicap e incassa presto il gol di
Petras, riproponendo improvvisamente tutti i dubbi sulla
tenuta della sua difesa. Ma l'attacco scaccia le paure. Nel
coro della rimonta e della goleada, Pel inserisce un
quasi gol con un tiro irriverente da circa settanta metri.
Il testimone della paura passa ai cechi che finiscono con
l'essere travolti per 4-1. Debutto autorevole che conferma
la solidit della squadra. Poi c' la partita clou che
contrappone la squadra mondiale nel '58 e nel '62 con
quella premiata dal '66, l'Inghilterra. Quasi una finale
anticipata con lo scontro tra collettivi, stili diversi ma
anche ricche individualit, perch dall'altra parte del
campo ci sono campioni affermati come Bobby Charlton, Moore e Banks. E un match ispido. Il portiere Banks
fa i miracoli e il Brasile passa con un modico golletto in
un'elaborata azione di possesso e pazienza prima della
conclusione vincente di Jairzinho, una sorta di nuovo
Garrincha. Il terzo match  il pi brutto ma anche senza
storia. Contro la poco titolata Romania il Brasile si limita
a un compitino didattico senza sprecare troppe energie
nervose. Il 3-2 rappresenta di nuovo la facile perforabilit
della difesa dei favoriti. Ma nei quarti si comincia a fare
sul serio e il Brasile incappa nel Per, allenato da Didi,
vecchia gloria e grande amico. Non  andata male la
combinazione ai brasiliani perch non era proprio di ferro
il girone dei sudamericani, che avevano passato il turno
battendo Marocco e Bulgaria ma cedendo alla Germania
Ovest. E la solita sagra del gol: segnare e incassare
fino al terminale 4-2. E tempo di doccia e di incertezza
sulla squadra da affrontare in semifinale. Ma, a conferma
di quanto conti la sede del mondiale, mentre festeggiano,
i brasiliani scoprono, in un mondiale molto sudamericano,
che la rivale sar l'Uruguay, una squadra che, con
molta sofferenza nell'ultimo sprazzo di supplementari, ha
liquidato l'URSS con un grande assist dell'imprendibile
funambolico Cubilla. Vent'anni dopo, ancora Uruguay.
Con una motivazione messa a fuoco: battere gli eversori
imprevedibili del 1950  molto pi importante che vincere
il mondiale.  una semifinale che odora di vendetta
e di corrida, che sa di bruciato. Il Brasile  irretito dal
proprio nervosismo e dallo svantaggio iniziale. Felix non
 Gilmar e incassa un tiro piuttosto banale di Cubilla. Le
istruzioni date al difensore Fontes sembrano palesi: limitare
Pel con falli duri e intimidatori. L'attaccante si
difende anche con una gomitata ma non paga dazio.
Neanche un'ammonizione. Anche in questa partita conserver una
fedina sportiva integra: solo due espulsioni
complessivamente in carriera e per diverbi con l'arbitro,
non per falli gravi su avversari. L'Uruguay pratica il puro
contenimento, ma con quel prudente schema tattico 
un'utopia difendere il risultato fino al novantesimo minuto.
Il Brasile mette una toppa prima della fine del primo
tempo con la marcatura di Clodoaldo. E nella ripresa si
distende, pronto a giocare in discesa, ritrovando disinvoltura,
armonia e schemi. Non c' praticamente storia.
Segna Jairzinho, replica Rivelino, Pel manca il 4-1 dopo
aver mandato a farfalle il portiere Mazurkiewicz. Il
conforto nel clan brasiliano  totale: Ha vinto la squadra
migliore. Il sotto testo  inevitabile: Peccato che fosse
migliore dell'Uruguay anche la squadra datata 1950. E
ora sotto con l'Italia, i cui ardori erano stati quasi tutti
sublimati nell'irripetibile partita con la Germania: un 4-3
che faceva girare la testa per la somma delle emozioni
prodotte dal campo, ma anche per la dispersione delle
energie di una squadra che aveva gi assolto la propria
missione, andando oltre i propri limiti, e ben difficilmente
avrebbe potuto bissare un secondo miracolo contro la
squadra favorita e in pieno raptus da competizione.
Comunque, pronostico a parte, le finali bisogna giocarle
e vincerle. E l'Italia si  guadagnata il massimo rispetto
nella rassegna con il suo gioco molto cinico ed europeo,
contrassegnato dalla necessaria durezza e praticit, a
tratti sparagnino, con qualche stella nella pancia della
squadra (Mazzola, Rivera, Facchetti), problemi di dualismo
e un teorico bomber (Gigi Riva) non proprio a suo
agio nell'altitudine messicana. L'Italia avrebbe dovuto
snaturarsi per vincere quella partita. Uscire dai propri
panni di indole difensivista e affrontare a viso aperto il
Brasile. Con il rischio di essere travolta.
In quel 1970, se l'Italia fa l'Italia e il Brasile fa il Brasile,
novantanove volte su cento la pi forte vince. Dunque il
Brasile. Quel Brasile maggiore tra l'altro schierava la formazione
migliore davanti ai centomila spettatori dell'Atzeca.
 un gran bel leggere a snocciolare quell'undici
rimasto nella storia: Felix; Carlos Alberto, Brito, Piazza,
Everaldo, Clodoaldo, Gerson, Jairzinho, Tosto, Pel,
Rivelino. Nelle All Stars dei mondiali, sei/sette brasiliani
avrebbero meritato un posto nella formazione titolare. E
forse tutto l'attacco al completo. E il toscanaccio Bertini
che s'incolla a Pel: Uno troppo furbo per farsi beccare.
L'Italia sa stare in campo e non evapora neanche dopo il
gol di testa di Pel che al diciottesimo supera le braccia
protese di Albertosi. Gli azzurri contengono e ripartono
in contropiede. Al trentasettesimo rubano palla in velocit
a Clodoaldo e innescano Boninsegna che trafigge Felix:
tutto da rifare. Il secondo tempo non esiste. La velocit
dei brasiliani, la loro inesausta fantasia, la loro voglia di
vincere deflagra. Tre gol in quarantacinque minuti con
un tiro da fuori di Gerson, una successiva stoccata
di Jairzinho (l'unico giocatore capace di andare a segno in tutte
le partite di Coppa del Mondo in cui risult impegnato),
il sigillo finale di Carlos Alberto, un difensore liberato da
uno schema provato e riprovato in allenamento. Pare che
in questa azione tutti e undici i giocatori brasiliani toccarono
il pallone e propiziarono il gol. Un'azione corale a
cui l'Italia assiste passiva senza possibilit di intervenire,
letteralmente inebetita dalla propriet di palleggio avversaria,
fino al perfezionamento finale di Carlos Alberto.
Comunque non  un risultato mortificante. L'Italia riperder
la finale mondiale col Brasile molto pi decorosamente
ventiquattro anni dopo, in un'interminabile ultimo
atto senza gol, deciso solo ai rigori.
Appagato, gratificato ma ancora motivato
Pel ha finalmente potuto giocare un mondiale full-
time e la tripletta ha un significato simbolico importante.
La Coppa Rimet viaggia verso il Brasile che in quattro
edizioni consecutive del trofeo ha saputo vincerne tre.
Pel torna in patria con un curioso rimpianto: non essere
riuscito a segnare un gol con una rovesciata. Questo gesto
atletico lo ha sempre sedotto, ma quello che gli riuscir
meglio sar definitivamente immortalato in un film, ironia
della sorte per un calciatore.
Il calcio usc grandemente rivalutato dalla rassegna
mondiale del 1970 e per due ragioni. La prima alludeva al
rispetto del pronostico e al prestigio di un albo d'oro illuminato
dalla vittoria dello spettacolare Brasile. La seconda
si rifaceva alle innovazioni tecniche che avevano reso pi
filante e razionale il gioco: la possibilit di effettuare tre
sostituzioni, l'avvicendamento, da parte degli arbitri, della
comunicazione verbale di ammonizioni ed espulsioni con
il linguaggio universale e inequivoco dei cartellini gialli e/o
rossi. Il successo riversa un tripudio nazionalistico sul Brasile.
Basti pensare che la marcetta composta per la Nazionale
(Pra frente, Brasil) diventa l'inno ufficiale del Governo
e il Nessuno fermer pi il Brasile calcisticamente pensato
per il calcio da Pel viene strumentalizzato come la
rinascita economica dell'intero Paese.
Pel non pu partecipare pienamente alle celebrazioni
per l'ennesimo titolo mondiale perch  alle prese con la
nascita del secondo figlio, Edinho. Pensando al futuro di
un piccolo ancora in fasce, il giocatore, sognando per il
neonato un futuro diverso dal calcio, coltiva il nuovo stimolo
di completare gli studi. Non  qualcosa di completamente
inaspettato, ma l'affacciarsi su una possibile
dimensione diversa della vita, dopo che il calcio ha saturato
qualsiasi possibile emozione e altri immediati traguardi
non possono essere immaginati.
Il ragazzino incolto di Bauru desidera coltivarsi e,
incoraggiato dajulio Mazzei, sempre pi frequentemente
prende in mano un libro. Riparte completando le
scuole dell'obbligo, uno step minimo. Dunque, per un
anno, si prepara per sostenere l'esame per ottenere il
diploma di scuola media superiore. Ce la fa e si ricarica
per il successivo traguardo: l'esame per essere ammesso
all'Universit. Il traguardo  l'equivalente di una laurea
in educazione fisica, omologa alla nostra facolt di
Scienze motorie, la vecchia ISEF. Pel deve misurarsi con
un cocktail variegato di materie: storia del Brasile, matematica
e, evidentemente, prove pratiche di educazione
fisica. Dove rischia di pi  nel nuoto, evidentemente
memore dei tuffi dell'infanzia. In qualche modo si tiene
a galla e conclude la vasca da venticinque metri che  il
lasciapassare per l'iscrizione all'Universit di Santos: tre
anni per terminare la missione. L'ultimo addio alla
Nazionale o forse il penultimo.
Nel calcio d'lite mai dire mai. I saluti di Pel alla
Nazionale sono due e in veloce successione. Il primo l'11
luglio 1971 a Morumbi nello Stato di San Paolo contro
l'Austria. Quarantacinque minuti giocati per lasciare
l'ultimo sigillo nella Seleo con il gol numero settantasette,
una saga irripetibile. Una settimana dopo il bis nellostadio pi capiente, l'inevitabile Maracan, un 2-2 con
la Jugoslavia. C' una parola che riassume quello che
passa nella sua emotivit: la saudade. Tredici anni con la
maglia del Brasile vissuti alla grande. Un campione piange
anche se non chiude con il calcio e quegli addii prolungati,
a volte bugiardi, fanno pensare al mito del vicinano eterno ritorno. Gli di della mitologia non muoiono
mai, hanno parvenze d'immortalit perch reclamati
dall'immaginario collettivo.
Possibile che un giocatore di trentuno anni lasci la
Nazionale che ha contribuito a far diventare campione del
mondo in tre delle quattro manifestazioni a cui ha partecipato?
S, possibile per saturazione ma anche per marketing.
Perch l'evento dell'addio si vende a scatola chiusa.
Vuoi perdere l'ultima occasione per ammirare il Pel della
Nazionale del Brasile? Si paga a caro prezzo anche il
Pel che ha chiuso con la Nazionale. Cos pensa e ne sfrutta
le prestazioni il Santos che, prima della scadenza del
contratto, nell'arco di diciotto mesi, mette ai lavori forzati
la squadra (e il suo principale gioiello) con trasferte in tutto
l'emisfero. Contemplate le Americhe, l'Europa, l'Asia e
l'Australia. Pi tempo negli aeroporti e nei transfer che sui
campi da gioco. Il Santos poco si allena e molto incassa.
E qualcosa  cambiato anche nello spirito del tempo.
Nel 1973 muore in un incidente stradale l'allenatore
Antonio Fernandes, detto Antoninho, e il club lo sostituisce
con Mauro, fresco ex calciatore. Ma il ricambio 
velocissimo. Mauro viene licenziato dopo solo sei mesi di
incarico per qualche battuta a vuoto. Subentra Jair da
Rosa Pinto che come prima mossa licenzia Julio Mazzei.
E certo non  una decisione che piace a Pel. Poi via
anche Jair e dentro Pepe. Ma dura poco e va sotto contratto
Tim. Cinque allenatori in poco pi di un anno 
un ritmo che da noi non tengono neanche Zamparmi del
Palermo o Cellino quando dirigeva il Cagliari. E anche
per il Brasile  sintomo di disorientamento, di una bussola
che vaga impazzita.
Il Santos ha ricavato dalla presenza di Pel qualcosa
come venti milioni di dollari, ma viene messa in giro la
voce che la richiesta di un nuovo esoso contratto da parte
del calciatore metta addirittura in dubbio la sopravvivenza
del club. Nella partita del dare e dell'avere - che poi rispecchia
la regola della domanda e dell'offerta - non si sa chi
sia l'ostaggio. Il Santos senza Pel non organizzer mai pi
una tourne d'oltreoceano e sar sopravanzata economicamente
e agonisticamente da un buon numero di club
brasiliani. Le speculazioni sul nuovo contratto da firmare
si sprecano e rischiano di avvelenare una storia che non si
rassegna a essere mito e vive tutta la precariet e la povert
morale di un calcio in veloce transito verso la modernit.
Molto prima di Bosman, l'affare si chiude e il contratto
nuovo  sempre pi ricco di distinguo che contrastano con
la brevit della durata, anticipo della fine.
Pel  anche un soggetto politico a cui si appoggia il
principale dirigente brasiliano, il discusso Joo Havelange
che lo usa, debitamente corrisposto, per scalare la presidenza
della FIFA. E il periodo in cui Pel conosce e frequenta
anche l'influente Segretario di Stato statunitense
Henry Kissinger, uomo-cardine della geopolitica mondiale.
Il combinato disposto Kissinger-Havelange porter
in dono agli Stati Uniti la chance per ospitare la Coppa
del Mondo di calcio. E un sottotesto non troppo lontano
si tradurr nel designato ruolo di Pel come mallevadore
del calcio negli Stati Uniti con l'esperienza nei Cosmos.
Strategie di alto respiro, a cui il giocatore si presta consapevolmente
con conseguenze stabili e durature. Havelange riuscir a
ricoprire la carica di primo dirigente del
calcio mondiale per ben ventiquattro anni, prima di soccombere
alle conseguenze dell'et e degli scandali. I suoi
eredi peraltro, come dimostra la storia recente, non si
dimostreranno migliori di lui.
Pel, nella complessa storia dei rapporti con Havelange,
arriver a portare in tribunale il genero Ricardo Teixeira,
Presidente della Confederazione brasiliana del calcio, con
l'accusa di arricchimento illecito nella vendita dei diritti
televisivi delle partite. Havelange risponder insediando
Teixeira nell'organigramma della FIFA. Ma il diretto anello di congiunzione tra Pel e gli States  un uomo d'affari
- Clive Toye, dirigente dei Cosmos - interessato al business,
alla diffusione di un calcio da proiettare come popolarit
sulla scia dei gi affermati e tradizionali baseball e
football americano. Ma la prima offerta viene rifiutata.
Pel intanto firma con la Pepsi un contratto per la diffusione
del football tra i giovani, un programma internazionale
di calcio giovanile con cui riannoda la collaborazione
con Julio Mazzei. Il contratto di un anno viene
allungato con piena soddisfazione delle parti per altri cinque.
Il calciatore gira di nuovo il mondo, pubblica un
libro sull'esperienza, tiene sessantaquattro conferenze
internazionali e brevetta la didattica con un mediometraggio
- The Master and his metod - che  il prodotto
pi maturo di questa collaborazione. Nel 1973 chiude
malinconicamente la carriera il suo amico Garrincha:
inevitabile la partecipazione di Pel alla partita dell'addio
dell'ala destra, atteso nella vita di tutti i giorni da un destino
infelice. Tutti i tentativi di aiutarlo si rivelano dei ballon
d'essai. Quando Garrincha partecipa come testimonial
alla sfilata di carnevale, organizzata nei ranghi della
Mangueira, una scuola di samba, sembra una maschera
spettrale gi fuori dal mondo e da un qualunque interesse
di vita, ogni passione spenta. Si avvicinano i mondiali del
1974 e Pel riceve contatti diretti e indiretti per un possibile
ritorno in Nazionale. A furore di popolo e per la
ragion di Stato. C' tutta una filiera di contatti che parte
dal Presidente al potere Ernesto Geisel che invia la Figlia
come convincente ambasciatrice. Poi, naturalmente,
Havelange che voleva appuntarsi al petto un altro nastrino
al merito nella sua scalata al vertice dirigenziale della
Federazione Internazionale e, non ultimo, e forse l'unico
senza secondi fini, Mario Zagallo che con Pel sente di
poter risolvere i problemi palesati dall'attacco del Brasile,
ormai privato della presenza di giocatori come Tosto e
Gerson. E Zagallo  uno che conta nella sensibilit di
Pel. Come lui ha vinto tre mondiali: due in campo (1958,
1962), uno da allenatore (1970); hanno esperienze forti
che li hanno uniti. Pel per sente puzza di bruciato
soprattutto perch  chiara la strumentalizzazione politica.
In Brasile comandano i militari. Non  l'Argentina di
Videla o il Cile di Pinochet, ma anche qui il potere con
le stellette esilia artisti, studenti, forse addirittura reprime
con la tortura i dissidenti politici. Dunque, si limiter a
essere ospite d'onore della manifestazione. Rappresenter
la Pepsi, ricever dalle mani del grande giocatore
tedesco Uwe Seeler la Coppa Rimet e gli consegner la
nuova Coppa del Mondo in palio nelle successive edizioni.
 un Brasile che si presenta all'evento con molti dubbi
e una scarsa autostima. Se  vero che Rivelino, Jairzinho
e Paulo Csar rappresentano degli indubbi punti di forza,
non c' pi il regista occulto Carlos Alberto e, alla vigilia
della manifestazione, s'infortuna un altro giocatore-garanzia,
Clodoaldo. Il Brasile balbetta con l'attacco
inceppato. E le prime due partite del girone sono due
malinconici 0-0 contro due Nazionali non certo di punta
comejugoslavia e Scozia. E neanche contro lo Zaire, probabilmente
la squadra pi debole tra quelle iscritte al
mondiale, la situazione migliora. In gergo un brodino
caldo il 3-1 che brilla per difetto rispetto al tonitruante
9-0 con cui la Jugoslavia ha travolto gli africani.
S'intuisce che per fare strada nel mondiale il Brasile
dovrebbe cambiare marcia. Ma il passo rimane lo stesso
anche contro la Germania Est, nel primo match del
secondo turno. Punteggi sparagnini: basta una punizione
di Rivelino per trafiggere i tedeschi e, in versione
utilitaria stile europeo, viene superata senza brillare
anche l'Argentina. Il Brasile praticamente si ferma l
perch in semifinale incappa nell'Olanda di Cruijff che
infligge ai campioni uscenti una lezione di calcio conclusa
con il classico 2-0. Ed  un Brasile talmente
depresso quello che segue da perdere anche la finalina
con la Polonia, rimanendo fuori dal virtuale podio della
manifestazione, pallida controfigura della brillante
squadra del 1970. Pel non ha giocato e dunque non
ha perso. Ma l'opinione pubblica gli addita quell'insuccesso
e lo colpevolizza. Avrebbe potuto essere il padre
nobile di quella squadra, rimetterla in carreggiata e
non l'ha fatto. Il tempo corre velocemente e non  il
caso di perderlo. Altro che Nazionale! E un altro psicodramma
quando Pel comunica al Santos che vuole
chiudere la carriera con una partita d'addio. Fine delle
tourne, degli inesausti giri del mondo, degli ingaggi,
dei premi, dei trofei, dei bagni di folla... La slot machine
del calcio business alla brasiliana  definitivamente
interrotta. L'appuntamento  fissato per il 2 ottobre
1974 a Vila Beimiro contro il Ponte Preta. E al campione
in disarmo sembra di tornare al tempo delle origini
perch indossa la stessa seconda maglia del Santos,
in bianconero, come quella con cui aveva debuttato
diciotto anni prima.
L'esperienza maggiorenne ha un che di malinconico e
si conclude quando Pel, con un'improvvisa ispirazione
blocca istintivamente la palla con le mani, s'inginocchia
e ringrazia la folla presente con le lacrime di circostanza.
Quando esce dal campo si sente sicuro. Dopo la doccia,
trentaquattrenne, ha gi i panni del consolidato uomo
d'affari e promette a se stesso che non toccher mai pi
un pallone. Promesse da marinaio o da calciatore? Il
proponimento barcolla un minuto dopo la fuoriuscita
dal Santos.

 La nuova scoperta dell'America.

Pel compita le offerte che mirano al calciatore ma
anche all'uomo immagine che ha fatto la storia globalizzata
del football. Si affastellano le proposte: si fanno
avanti Juventus e Real Madrid con contratti quasi equipollenti
da quindici milioni di dollari. In seconda battuta
il Milan e i messicani dell'Amrica. Scarta l'Europa, non
ha mai pensato di andarci anche perch gli affari continuano
ad andare male e (dimostrando il suo confermato
scarso intuito imprenditoriale) la cattiva gestione della
Fiolax, la ditta di componenti d'auto in cui si  impegolato,
gli coster un buco da due milioni di dollari, con la
preoccupazione ulteriore di non voler dichiarare bancarotta
per non macchiare un cognome che  caro ad alcuni
miliardi di abitanti del pianeta e che non  il caso di
sporcare per macroscopiche ingenuit affaristiche. Il
problema generale dei grandi giocatori con un altrettanto grande capitale a disposizione  che non si possono
permettere di tenere immobilizzate le ricchezze di cui
godono e finiscono sempre col trovare qualche personaggio
che si guadagna la loro fiducia e li convince a immergersi
in mondi del business impensabili quanto rischiosi.
Nessun campione avr la predisposizione a lasciare i propri
guadagni su un ordinario conto corrente se non proprio
sotto il materasso. La smania dell'investimento  un
antidoto rispetto al futuro che preoccupa, in assenza di
un'occupazione certa, di una pensione professionale, di
una buonuscita possibile dal proprio datore di lavoro.
Come si pu intuire, per assurdo, parlando di cifre disponibili
con tanti zero, un grande calciatore respira lo stesso
clima di precariet e di incertezza di un lavoratore
autonomo spaventato per la fine della propria attivit.
Questo  l'ambito psicologico in cui si dibatte Pel quando
torna d'attualit la proposta di recitare il ruolo di
ambasciatore del calcio negli Stati Uniti. A parte il fascino
di proporsi come pioniere, la spinta pi viva ( onesto
riconoscerlo)  la prospettiva di firmare l'ultimo pi ricco
contratto di carriera, raschiando il fondo del barile delle
proprie risorse fisiche di calciatore, immerso nella probabile
dimensione di un calcio meno stressante e condizionato
dalla necessit di dover vincere sempre. Jimmy
Carter, il Presidente tradizionalmente e curiosamente
abbinato alle noccioline, si esprimer cos: Pel ha portato
il calcio a livelli che in America non si erano mai visti
prima. Solo Pel con il suo status, il suo incomparabile
talento e la sua grande passione, poteva compiere una
missione del genere.
In Italia e in Brasile il calcio  nettamente il primo sport.
Una divinit che risucchia l'80% dello spazio sui quotidiani
sportivi. Negli Stati Uniti il calcio  un avventizio che
deve farsi largo nella jungla di un mercato sportivo complesso
ma comunque scalabile secondo i sondaggi dei suoi
stakeholders. Dunque Pel  l'aspirina che deve far rimontare
posizioni al soccer in una nomenclatura sportiva che
lo vede soccombente rispetto al football americano, al
basket, al baseball, persino all'hockey su ghiaccio. Dopo
un lungo periodo di inattivit, l'interessato si riconforta:
In fondo ritornare a giocare a calcio si sarebbe rivelata
una vera terapia in questo periodo della mia vita. Ma la
trattativa  laboriosa. Sembra un summit tra capi di Stato
ma qui gli interlocutori della partita contrattuale sono
molteplici e di altissimo livello: Havelange naturalmente,
il boss della Warner Communications Steve Ross, l'ineffabile
mediatore Henry Kissinger. Massima segretezza e
embargo stampa fino al momento della firma.
Pel si garantisce nove milioni di dollari con un contratto
biennale pi il 50% di ogni entrata legata allo sfruttamento
del nome. Rosemeri  contenta di trasferirsi a
New York e l'idea di rivolgersi a duecento milioni di statunitensi,
relativamente vergini del suo sport,  seducente
anche per suo marito. Tra le condizioni del trasferimento
viene anche imposto l'ingaggio dijulio Mazzei come assistente
dell'allenatore e consulente atletico, ruoli che
mascherano la profonda sintonia con Pel. La presentazione
avviene l'11 giugno del 1975.
Pel viene bersagliato di domande e mostra il suo allora
incerto inglese. La conoscenza degli Stati Uniti (oltre che
della lingua) era superficiale e non andava molto oltre il
riconoscimento di cittadino onorario di Kansas City
quando il Santos si era cimentato in una trasferta in quella
citt. I Cosmos partono dal basso. Nel 1974 nel campionato
autoctono la squadra si era classificata ultima
perdendo quattordici delle venti partite programmate in
calendario.
L'effetto Pel si misura e valuta gi nel primo impegno
agonistico contro i Toronto Metros a Randall Island. Gli
spettatori dalla media di ottomila presenze si triplicano
d'incanto e l'esordio  anche fortunato: il 2-0 a favore
non  proprio un risultato abituale nell'andamento stagionale
dei Cosmos. Ma la squadra resta mediocre e perde
sette delle successive tredici partite, non riuscendo a
entrare nei playoff. Pel consiglia e riesce a far ingaggiare
due sudamericani valutati nel Santos: il connazionale
Nelsi Morais e il peruviano Ramon Miflin. Il tasso di credibilit
della squadra aumenta anche se nella tourne
svedese il primo si infortuna gravemente. Per Pel  l'occasione
per rivedere Ilena, la ragazza del flirt di diciassette
anni prima, ora mamma ma non per questa meno
affezionata a quel dolce ricordo. Evidentemente i tour dei
Cosmos non possono godere della stessa valenza vincente
del Santos.  un lungo interminabile tagliando per preparare
la squadra a un 1976 pi competitivo. La vita a
Manhattan  piacevole.
Il maschio di famiglia, Edinho, cresce velocemente e si
conforma alle abitudini americane prediligendo il baseball.
Papa Edson si annoia a vederlo impegnato in interminabili
match e dedica pi tempo agli impegni pubblici
che agli allenamenti. Per gli americani lo sport che sta cercando
di affermarsi con quel testimonial d'eccezione  il
soccer e non il football onde evitare la commistione terminologica
con il football americano.  una penetrazione
lenta e non priva di difficolt perch la semina avviene su
un terreno incolto da tempo nonostante le antiche frequentazioni
della squadra USA ai mondiali di calcio. Passate
quasi inosservate in patria, per la verit. Gli incontri
importanti si sprecano: Mick Jagger, Woody Allen, Rod
Stewart, Robert Redford, persino Steven Spielberg che
ipotizza l'idea di girare un film sulla sua parabola. Andy
Warhol, attento a tutto ci che  famoso e mediaticamente
sfruttabile, gli fa un ritratto. Non si passa indenni attraverso
lo stile di vita americano. E nuove strane abitudini.
Come veder offerta alla squadra, prima di un allenamento,
un assaggio di whisky. Tanto per scaldare l'ambiente.
Nel 1976 l'arrivo del nuovo allenatore Ken Furphy 
foriero di grosse novit, prima fra tutte l'infornata di cinque
suoi connazionali di discreto valore. Lo stile a cui guarda
il nuovo coach  di stampo europeo con una tendenza
al difensivismo. Le vitamine per l'attacco non mancano
soprattutto quando viene ingaggiato Giorgio Chinaglia,
vulcanico attaccante della Lazio che a ventinove anni
lascia l'Italia e apre un nuovo ben ricompensato ciclo negli
States. I risultati non ripagano la piccola rivoluzione di
Furphy che, visti i risultati altalenanti, viene silurato e sostituito
con il suo predecessore Gordon Bradley.
Il Cosmos con la restaurazione tecnica progredisce, si
piazza secondo nella Northerns Division, accede ai
playoff prima di venire stoppato dai Tampa Bay Rowdies.
C' un'alba e un tramonto in tutte le storie di calcio.
Questo lento digradare di Pel nel calcio statunitense 
un tramonto decoroso se non splendido, fatto di piccoli
progressi di una Nazione. Risultati evidentemente non
paragonabili a quella magnifica concentrazione di successi
condensati tra il 1958 e il 1970. Pel firma quasi pi
contratti che gol, le sue ginocchia vengono risparmiate
da duri contatti. E il suo ruolo di ambasciatore rispettato
visto che viene incluso nella selezione delle American All
Stars che nel 1976 perde decorosamente contro Italia e
Inghilterra dimostrando di aver rimontato parecchie
posizioni nelle gerarchie internazionali. Quello che non
pu la tecnica pu il denaro. La potenza della Warner
erode spazi nei palinsesti televisivi e sui quotidiani. Se
mai diventer sport nazionale il calcio lo deve alla forza
del dollaro. E il fisico di Pel  quasi messo in una delicata
cristalleria dajulio Mazzei. Nel 1977 i Cosmos aumentano
ancora la cilindrata. Nuovo allenatore (Eddie Firmani) e forze
fresche con l'avvento di Beckenbauer (trentadue
anni, non definitivamente spremuto), del vecchio
compagno del Santos Carlos Alberto, di vari assi internazionali
come Jomo Sono, Vitomir Dimitrijevic, Rildo
e di calciatori del continente come Bob Smith, Gary
Etherington e Bob Iarusci.
Pel ha trentasette anni e vede la fine, dentro un tunnel
che non sa ancora quanto lungo. Cosmos europeizzato
con le peggiori abitudini delle squadre di quarant'anni
dopo. Fuori quindici giocatori, dentro venti nuovi tesserati.
Pi forti, pi pagati, pi agguerriti dei precedenti.
Secondo i dettami del professionismo pi spinto. La stagione 
tutta un crescendo. Grazie a otto vittorie consecutive
in casa, al rocambolesco 8-3 sui Fort Lauderdale
Strikers (in testa nella prima fase) davanti a settantottomila entusiasti spettatori. Con la succosa rivincita sui
Tampa Bay Rowdies, eversori dell'anno prima. Il 27 agosto
1977 l'epilogo  felice: a Portland, nell'Oregon, i
Cosmos battono i Seattle Sounders per 2-1 con un gol
decisivo del trentenne Chinaglia. Le somme dell'avventura
americana sono all'epilogo: centoundici partite con
sessantacinque gol e la conquista di quello che si pu definire
uno scudetto, il titolo, il campionato, traducendo la
terminologia statunitense. Ecco la partita dell'ultimo
addio: Cosmos contro Santos il 1 ottobre ai Giants Stadium
nel New Jersey, nuovo nido dei neo-campioni.
Quattro giorni prima le Nazioni Unite gli consegnano un
attestato in cui certificano che  un cittadino del mondo.
Quel mondo che ha girato in lungo e in largo. La
partita che lo aspetta al varco non  il classico passato
contro il presente, ma anzi la sua esatta fusione e non
sembra un ossimoro. Perch Pel e il suo doppio giocano
per tutte e due le squadre. E dunque non pu gioire n
rammaricarsi se il Cosmos batte per 2-1 il Santos con il
contributo di un suo gol. E l'addio che si celebra ogni tre
anni. Il 1977 dopo il 1971 e il 1974. E, quando chiude,
l'abbraccio pi sincero dopo il bagno di folla  con Papa
Dondinho e con il fedele scopritore Waldemar de Brito.
L'immersione nel calcio statunitense non  stato poco
significativa. Ha gettato i semi della grande progressiva
ascesa del football in una Nazione che prima non lo digeriva.
La sua venuta in un mondo estraneo ha avuto un
senso tangibile. Nel terzo millennio nella fascia anagrafica
dai sei ai vent'anni lo sport pi praticato negli States  il
calcio. E riflette questi progressi la Nazionale che nel 2002
si  affacciata ai quarti di finale della Coppa del Mondo.
Sul piano personale  il sigillo di una carriera orgogliosamente
chiusa con 1.367 partite e 1.283 gol. Mi pare abbastanza
- commenta Pel che quindi non sfigura neanche
nel confronto all'Hotel Plaza con un'altra gloria del riscatto
nero dello sport. Muhammad Al, quando lo festeggia,
gli ricorda: Adesso di grandi in circolazione nello sport ce
ne sono due. Lui  quasi coetaneo di Pel (un anno in
meno) ed  ancora in attivit, un capolinea che si sarebbe
potuto risparmiare. Gli si affacceranno ancora suggestioni
impossibili da accogliere. Come l'idea di farlo tornare in
campo per la Coppa del Mondo 1986 in Messico, gi pi
che quarantacinquenne. Marketing brasiliano coltivato
anche dal commissario tecnico Tel Santana.
Pel avrebbe dovuto avere le mansioni parcellizzate di
un giocatore di football americano. Entrare in campo,
durare dieci minuti, battere una punizione. Farsi vedere
insomma, piuttosto umiliante. Riesce a resistere a una
tentazione che lo seduce ma che respinge. La sua attivit
per quell'evento  pi che altro di lobby, nel tentativo di
spingere l'organizzazione verso gli Stati Uniti a cui  legato
da tanti interessi contrattuali e soprattutto dopo che nel
1982 balena la richiesta di disimpegno della Colombia.
Ma l'operazione-States non va a buon fine e i mondiali
tornano in Messico dove erano gi approdati nel 1970. 
con un po' di malinconia che il nostro eroe assister in
quell'occasione ai vari scivoloni del suo Brasile, non pi
cos vincente e addirittura battuto dall'Italia per 3-2 nell'edizione
1982. Nel 1986 il Brasile esce ai quarti di finale
mentre nel 1990 si arresta agli ottavi, sconfitto dall'Argentina
che poi far strada nel segno di Maradona.  con un
po' di invidia che Pel vede giocare Roger Milla che riuscir
ancora a essere protagonista della Coppa del Mondo
come giocatore attivo nel 1994 alla bella et di quarantadue
anni. Al mito di un eterno possibile ritorno al calcio
il brasiliano ha sempre creduto. Bisognerebbe avere molte
vite per vivere alla Pel. Come si pu immaginare, appesi
gli scarpini al chiodo, non fa il pensionato. Deve solo scegliere
il modo migliore per ottimizzare il tempo, che non
gli basta pi viste tutte le offerte che gli piovono addosso.
Si rinsalda la discussa collaborazione istituzionale con
Havelange, la ricompensa per averlo aiutato a scalare la
posizione al potere. Ovvio e automatico l'ingresso nella
Commissione Fair Play della FIFA dove l'esempio preclaro
 quello di Gary Lineker, una carriera lunghissima e mai
un cartellino giallo e men che mai rosso al passivo. Pel
diventa anche ambasciatore dell'UNICEF. Ma corre il
rischio di essere travolto da tutte queste attivit. Quando
gli nasce la figlia Jennifer  in Argentina a commentare la
Coppa del Mondo 1978 sotto l'egida militare. E, quando
rientra in patria, Rosemeri gli comunica seccamente che
vuole il divorzio: non  pi disposta a sopportare assenze
(e tradimenti) che si sono fatte croniche. La separazione
appare civile ma un contraccolpo forte  la pubblicazione
di un libro dove viene a galla una paternit extra-matrimoniale
del calciatore. Sandra Regina Machado, frutto
della breve relazione con la colf Ansia Machado  una
sua quarta figlia. La famiglia si  gi allargata per il riconoscimento
di un'altra relazione con prole. Sono cinque
i figli da mantenere con la nascita di Flavia Cristina, nata
della storia con la giornalista Lenita Kurtz. La disinvoltura
etica non ha freni inibitori e dopo il divorzio tutto pu
scorrere alla luce del sole, rispettato l'obbligo di congrui
assegni di mantenimento per moglie divorziata, figli dentro
e fuori il matrimonio, argent de poche per le amanti
perch siano meno rancorose. E dentro una cornice di
vita mondana e spendacciona che nasce il legame con la
bella e appariscente fotomodella Maria da Graga Meneghel,
detta Xuxa, origini veneto-tedesche, donna copertina
per Playboy.
Pel  abbagliato da bellezze provocanti con un debole
per le Miss Brasile. Come Deise Nunes de Souza (1986)
e Flavia Cavalcanti (la storia  del 1989). Pel, forte di un
contratto decennale con la Warner,  di stanza a New
York ma si fidanza e si lega pi spesso in Brasile. Comodit
di un campione! Gli intrecci amorosi e le rivalit con
altri atleti si sprecano. Dopo l'intersezione con Garrincha,
quella con Ayrton Senna tramite Xuxa. Ma quando
il pilota brasiliano muore (e succede il 1 maggio 1994)
Pel  sinceramente addolorato e fuori da ogni possibile
gelosia. E non pu non ricordare la data di quel tragico
lutto di un fuoriclasse che manca al mondo (e non solo al
Brasile, non solo al mondo della F1) perch il giorno prima
 convolato a seconde nozze sposando Assiria, la donna
che batte una agguerrita concorrenza di spasimanti.
La ragazza ha studiato teologia battista e c' qualcosa
dell'antico richiamo religioso che li lega, epicentro New
York, passaporto brasiliano in comune e una forte attrazione.
I due si sposano prima civilmente a Las Vegas, poi
secondo il rito episcopale anglicano a Recife.
Il legame con Assiria fa parte del grande impulso verso
la vita di questo periodo. Interesse per la musica, sviluppato
anche grazie alla passione di Assiria per i gospel, con l'idea
fissa di incidere un CD (con la collaborazione di Gilberto
Gil e Srgio Mendes), di fare teatro, di essere coinvolto da
progetti cinematografici. Un attivismo forsennato e anche
un po' indisciplinato, eticamente poco controllato, forse in
linea con l'edonismo reaganiano, spirito del tempo. Per 
nel segno di una famiglia cristiana di nuova formazione che
la coppia mette al mondo due gemelli: Joshua e Celeste
(nome in omaggio alla madre). La seconda moglie peraltro
non sar l'ultima. Cattolicissimo sulla carta, Pel si serve
spesso della scorciatoia del divorzio per contrarre un nuovo
matrimonio. Del resto quelli vecchi sono abbastanza duraturi:
sedici anni il primo, quattordici il secondo. Il terzo 
fresco di gestazione (2016) e promette di essere anche l'ultimo
vista l'et dei protagonisti. Cos perlomeno ha detto a
Marcia Aoki quando l'ha impalmata dopo alcuni anni di
fidanzamento. Marcia  un'imprenditrice di chiara origine
giapponese e viene definita da Pel la passione finale di
questa mia vita. A settantatr anni non  mai troppo tardi.
La neo-sposa si divide tra la citt di Penapolis, dove vive, e
quella di Guaruj dove l'ex calciatore ha casa, ma alla fine
i due convergono in un appartamento a San Paolo. La
salute  sempre pi malcerta e l'interessato non nasconde
il disagio anche nelle foto pubbliche. Ma Marcia non  la
sua badante.
Il 18 gennaio 2018 Pel crolla di nuovo per lo stress.
Uno svenimento che fa tremare il Brasile e provoca il suo
immediato precauzionale ricovero in ospedale per accertamenti.
Quarantotto ore dopo avrebbe dovuto trovarsi
a Londra per un impegno contratto con la Football Writer
Association's. Impegno declinato. Nelle foto successive
appare smagrito. I rumors si sprecano. Per qualcuno
il malore  stato solo simulato per evitare un impegno alla
fine non fondamentale; per altri sotto c' una malattia
che non sar rivelata pubblicamente.
Pel  anche abbastanza autorevole e deciso per farsi
dei nemici pubblici. Succede quando formula non documentate
accuse di tangenti per la gestione dei diritti televisivi
del campionato brasiliano. Era un'accusa de relato
e le conseguenze sono spiacevoli. La coppia Havelange-
Teixeira prende le distanze da Pel che cos non viene
invitato alla cerimonia d'apertura della Coppa del Mondo
1994, come sarebbe stato pi che logico dato che si
svolgeva a New York, in quegli Stati Uniti dov'era di
casa. Lo strappo viene pazientemente ricucito con diplomazia
dopo violente polemiche a mezzo stampa. Ed  un
prosieguo brillante perch il Brasile porta a casa il titolo
e l'avversaria (come ti sbagli!)  ancora l'Italia, una
Nazione che sta per cadere vittima della sindrome dei
rigori. Quando una partita viene decisa dai rigori, regolarmente
sbaglia quelli decisivi. Questa volta il colpevole
 Baggio che scaglia alto il pallone e rende inutili gli sforzi
degli azzurri che erano riusciti a resistere al Brasile per
tutti i tempi supplementari. E un luogo comune che l'et
porti saggezza. Superata la boa dei cinquant'anni, Pel si
mostra litigioso e poco accomodante. La riprova quando
viene ingaggiato dal Santos (non pi in grande spolvero
come negli anni Sessanta, costretto ad arrangiarsi commercialmente
con il Telebingo) come responsabile delle
relazioni internazionali ma viene esonerato quando critica
la gestione economica del club. La deriva corruttiva
del Brasile ricorda molto quella italiana. Con una differenza
stridente per. La crisi economica spinge i migliori
calciatori brasiliani a cercare spazio e lauti guadagni oltre
che interessanti sviluppi di carriera in Europa. L'Italia
vive un'analoga crisi ma per motivi fondamentalmente
diversi. Economicamente, il calcio in Italia vive una
situazione prefallimentare ma viene sostenuto da aiuti di
Stato, tenuto artificiosamente in piedi dalla vendita dei
diritti televisivi. Se questo doping mediatico dovesse
venire meno, i principali club, poco sostenuti dalla vendita
dei biglietti al botteghino, non riuscirebbero neanche
a iscriversi ai campionati, compressi come sono in una
bolla economica che potrebbe sgonfiarsi da un momento
all'altro. Nonostante tutto, la Nazionale del Brasile gode
di buona salute, a differenza di quella italiana, anche se
il selezionatore  costretto ad avvalersi di giocatori che
quasi mai militano in squadre della Nazione.

 Pel politico, un esperimento non riuscito.

Le lusinghe operate su Pel, gli attacchi alla sua vanit e
anche, se vogliamo, la fama di uomo inflessibile guadagnata
negli aspri confronti di cui abbiamo parlato, valgono all'ex
giocatore, ormai uomo d'affari, la nomina a Ministro dello
Sport. La prima offerta era stata di Tancredo Neves nel
1985, la seconda di Jose Samey, una terza addirittura di
Fernando Collor de Mello nel 1989. Alla quarta Pel capitola.
I tempi gli sembrano maturi.  il 1994 e il Presidente
che lo spinge verso la carica  Henrique Cardoso. Pel 
deciso a non farsi adottare da alcun partito politico. Inusuale
l'annuncio della sua nomina. In televisione Cardoso
arringa cos: Abbiamo scelto il nostro eroe nazionale, il
simbolo del Brasile, un uomo che  venuto dal nulla e ha
trionfato. Un po' di retorica non guasta. Fatto  che Pel,
insediandosi nel 1995, deve decisamente cambiare vita e
soprattutto citt. Brasilia  l'atipica capitale del Brasile,
niente a che vedere con Santos e meno che mai con San
Paolo o Rio de Janeiro, per non parlare di New York. Non
 facile improvvisarsi politico con un forte potere decisionale
in una Nazione complessa come il Brasile. E Pel non
fa miracoli, anzi impiega almeno sei mesi prima di capire
in che razza di situazione si sia cacciato. E non pu moltiplicare
le opzioni del suo tempo perch il sospetto di conflitto
d'interesse non dovrebbe sfiorare i suoi molteplici
incarichi di marketing e promozione. Dunque s'intuisce
quanto sia difficile l'innesto nel corpo vivo della politica.
Pel prova a trovare un'equivalenza nel calcio brasiliano
della legge Bosman. Una liberalizzazione del rapporto
del giocatore con il suo club attraverso lo status di libero
professionista e la piena interpretazione di un contratto
liberamente sottoscritto dalle due parti con piena libert
di scioglimento alla sua scadenza. Curiosamente questo
tentativo di riforma non riscuote neanche il consenso
dell'Unione degli atleti professionisti. E i presidenti di club
son fortemente contrari perch subdorano un aumento
dei costi e una maggiore indipendenza del calciatore tipo.
Ma dove Pel s'incaglia  soprattutto nella richiesta di trasparenza
nella presentazione della denuncia dei redditi a
carico dei proprietari dei club. Si scatena una lobby che
conta anche su diversi esponenti del Congresso. Di pi, ci
sono deputati che sono anche presidenti di club. Cos la
contestazione al suo operato monta decisa e proprio nel
merito in cui  pi ferrato perch da addetto ai lavori
conosce i punti deboli del sistema. Il tentativo di scacco ai
poteri forti contrasta ancora una volta con l'asse Teixeira-Havelange (il primo Presidente federale del calcio brasiliano,
il secondo numero uno del calcio mondiale). E
dunque nel suo mandato sembra piccola trascurabile vittoria
la creazione e la diffusione sul territorio di villaggi
olimpici, leva permanente che dovrebbe strappare i
meninos de rua delle favelas all'illegalit, per convogliarli
sullo sport, non solo sul calcio. L'innovazione funziona
ma per poco perch presto vengono tagliati i fondi e sembra
una ritorsione nei confronti dell'operato di Pel.
Come si legge i margini operativi per una trasformazione
della societ sportiva brasiliana sono molti esigui e,
alla prova dei fatti, diffcilmente praticabili. La politica 
l'arte della mediazione ma a volte le dimissioni sono l'unico
atto di coscienza opponibile alla sordit del potere.
Tre anni di contrasti, di tennistici batti e ribatti con
molte minacce di dimissioni in corso d'opera fino a quella
definitiva. Finalmente il 29 aprile 1998 il Presidente Cardoso
annuncia al Brasile l'ingresso nel novero della legislazione
della cosiddetta legge Pel. Una battaglia vinta?
A met! Il provvedimento viene epurato delle parti
pi radicali e innovative ma tutto sommato si pu considerare
la versione brasiliana della legge Bosman.
Il calciatore brasiliano  stato affrancato dalla peraltro
ben pagata condizione di schiavo di lusso delle societ.
E con il provvedimento si rinsaldano anche le frontiere,
incoraggiando (sulla carta) un sempre maggior numero di
professionisti tesserati a non lasciare i confini del Paese nella
speranza che la legge sia anche il deterrente per un sempre
pi ottimale rendimento di una Nazionale che non vince
pi con la stessa frequenza degli anni d'oro di Pel,
evidentemente, pure per la forza della concorrenza.
Pel motiver con un argomento di grande banalit
l'abbandono del Ministero. Lascio la mia carica per
essere libero di accettare il ruolo di commentatore nella
Coppa del Mondo di quell'anno. Come se il Ministro
dello Sport italiano Lotti, mutatis mutandis, lasciasse la
carica nel Governo Gentiloni, per fare la seconda voce
del commentatore Rai ai mondiali di Russia del 2018.
Spiegazione inverosimile a parte, la trasformazione di
ruolo porta fortuna perch per la seconda volta consecutiva,
nel 1998, il Brasile giunge alla finale dove viene stoppato
dalla Francia con un perentorio 3-0. Ma il risultato
finale fu oscurato dal giallo Ronaldo, dal misterioso
malore occorsogli prima della partita.
Una cattiva gestione di un giocatore che aveva gi dato
segnali inquietanti sulla propria condizione fisica. Seguono
inchieste e una velenosa coda polemica perch in un
incontro pubblico Pel si riappacifica con Teixeira e arriva
ad abbracciarlo. Per la stampa dovevano essere nemici.
Per sempre. E il ribaltamento di ruolo scompagina una
trama prefissata. In realt nel mondo del calcio i ruoli di
buoni e di cattivi sono superati. Lo stesso Pel  stato
buono e cattivo, encomiabile e criticabile un'infinit di
volte. L'orgoglio di Pel a questo punto della vita si rivolge
alla famiglia. Con infinita soddisfazione il figlio Edihno da
portiere (antica specialit della casa, ricordate?) arriva a
giocare nel Santos del mitico padre. Succede nel 1995
quando la squadra per la prima volta veleggia al primo
posto nel campionato nazionale brasiliano riecheggiando
antichi e perduti fasti. Si pu scrivere che la famiglia do
Nascimento copre tutti i lati di un campo da gioco.
Edinho per incappa negli stessi tormenti del nonno
e vive una carriera incompiuta. Nel 1996 si ruppe un
ginocchio e ci metter un anno e mezzo prima di tornare
ad allenarsi. Per scoprire poi che non potr mai
riprendersi completamente, fino a ritirarsi nel 1999, a
soli ventinove anni, quando il padre aveva ormai perso
realisticamente ogni speranza che potesse, un giorno,
giocare in Nazionale. In mezzo alle vicende calcistiche
c' una circostanza che non rende normale e facile la
sua vita. Nel 1992  protagonista di una corsa automobilistica
illegale in cui un motociclista di nome Acla
Pedro Simes Neto ci rimette la vita. In primo grado
Edinho fu condannato a trascorrere un anno e mezzo
in un istituto correzionale. In appello viene completamente
scagionato e non ritenuto responsabile della
morte di Neto. Ma trascorrono ben tredici anni prima
dalla sollevazione di un qualunque addebito. Quel
2005 per non porta solo la buona notizia perch c'
un secondo inquietante sviluppo giudiziario per
Edinho. In una maxi-retata, tesa a colpire traffici di
droga, Edinho viene fermato e poi arrestato, accomunato
ai narcotrafficanti, sospettato di riciclare denaro
sporco. Identificato come soggetto pericoloso viene
imprigionato per sessanta giorni in un carcere di massima
sicurezza e additato all'opinione pubblica come un
giovane mostro. Per il padre  uno choc e riaffiorano
tutti i complessi sull'assenza, sulle troppe ore dedicate
a calcio e affari mentre il figlio sfuggiva completamente
al suo controllo e si imbarcava in strani giri incappando
in amicizie malsane.
Si respira aria di fallimento paterno e il richiamo alla
famiglia  tanto pi vibrante perch nel 1998 si spegne
Dondinho e l'atmosfera non  delle pi serene per questa
somma di variabili impazzite. E forte in casi del genere la
spinta all'auto-assoluzione. Pel non ha mai fumato, non
ha mai bevuto alcolici, non ha mai ingerito droghe. Da
civile ha continuato la stessa vita condotta da atleta per circa
venti anni. L'interrogativo retorico che gli rimbalza
addosso in quelle settimane : Cosa ho fatto io per meritarmi
tutto questo?. Alla fine Pel risolve i tormenti decidendo
di esporsi in prima persona nella battaglia legale.
Dunque le conferenze stampa non avranno pi a cuore il
calcio o la politica ma una partita molto pi dura e imbarazzante,
per la possibile anche parziale riabilitazione
morale di Edinho. A seguire suo figlio viene trasferito nel
penitenziario di Trememb, ora  pi vicino alla famiglia.
La giustizia  lenta e macchinosa, anche in Brasile.
Nel dicembre del 2005 il ragazzo ormai uomo viene rilasciato
su impulso del Ministero della Giustizia. Poteva
godere degli arresti domiciliari per tutta la durata del processo.
Edinho continua a professare la propria estraneit a
una qualsiasi organizzazione criminale di narcotraffico
anche se non pu smentire di essere un consumatore abituale
di marijuana.  recidivo, sembra non uscire mai dalla
condanna che si  auto inflitto. Nel 2006, a piede libero,
in attesa di giudizio, viene di nuovo arrestato. La sua vicenda
sembra non chiudersi mai. Dopo un lungo iter giudiziario,
il capolinea nel 2017 quando, a fronte di una richiesta
iniziale severissima (trentatr anni) viene condannato a
dodici anni e dieci mesi per riciclaggio e traffico di droga.
Il nome di famiglia  profondamente infangato. Edinho
per avr di che lamentarsi per questa figura paterna
impalpabile: Sono stato allevato da mia madre, lui non
stava mai con noi. Ho cominciato ad avere un contatto con
mio padre solo tra i diciassette e i diciotto anni, quando
rientrai in Brasile (dagli USA) e decisi di dedicarmi al calcio
come portiere. In quel momento, grazie al football, abbiamo
iniziato a riavvicinarci. Si raccoglie quello che si semina
e, in questo caso, il bilancio  sconsolante. Pel alza le
braccia e riconosce onestamente: Come padre ho fallito,
sono stato obiettivamente un disastro.  la sconfitta pi
bruciante della mia vita, ben pi dolorosa di quelle accumulate
su un campo di calcio. Per queste ultime c' stata
sempre una potenziale rivincita, per Edinho no, perch
non posso pi tornare indietro.
C' da ricompattare il resto sano della famiglia. Pel
ora  quasi un saggio patriarca che conta su un albero
genealogico che forse non finir mai e al quale ha assicurato
profondo benessere. Il conto assomma ora sette figli
avuti da varie donne, alla fine tutti riconosciuti, pi
Gemima di Assiria, omologata agli altri. Di pi a suo
carico sette nipoti pi una dozzina di figliocci pseudo-
adottivi per i quali si  prestato al battesimo o a una cresima
su invito tra Cile, Per, Colombia e Messico oltre
che, ovviamente, Brasile.
Il suo buen retiro ora  un'oasi che appare incontaminata,
all'interno dello Stato di San Paolo. L'acquisto  di
vecchia data - addirittura del 1960 - ma lo sviluppo 
molto pi tardo. E la fazenda trent'anni dopo  una maxi
propriet da millecento ettari di terreno, ospitando circa
mille maiali e quattrocento mucche francesi. C' anche
un laghetto artificiale che assicura settanta tonnellate
all'anno di pesce con quarantamila esemplari. E un'occasione
per rallentare il ritmo vorticoso dell'uomo di affari.
E non bisogna pensare che Pel si affatichi troppo. Si
sposta nella propriet a bordo di una vetturetta elettrica,
al massimo provvede alla grigliata per la famiglia. E si
consola guardando avanti pi che dietro. Anche al modo
di assicurare degna sepoltura a tutti i membri della famiglia,
egli stesso compreso. Per quello c' un colombario
nel cimitero verticale pi alto del mondo, a Santos. C'
il piano per la famiglia do Nascimento e nonna Ambrosina e
Papa Dondinho sono stati i primi ospiti a occuparlo,
seguiti da zia Maria. Non  un caso che dalle finestre
di quel piano si possa vedere il campo di Vila Belmiro.
Da dove tutto  partito. Il mito Pel peraltro  pi vendibile
all'estero che in Brasile anche se l'ex calciatore pu
ricordare con orgoglio un tentativo di rapina di cui fu
oggetto, interrotto dal riconoscimento della sua identit.
Rapinarlo sarebbe stato come profanare un eroe. I ladri
gli chiesero scusa e scapparono via.

 Sovraesposizione commerciale e mediatica.

Pel  anche un'icona nel museo delle cere di Madame
Tussauds ma in Brasile non c' niente di simile e il suo tentativo
di auto-consacrarsi con patrie memorabilia  stato
sempre frustrato. Avrebbe voluto auto-celebrarsi a Santos.
Ma il progetto era troppo faraonico e trov il veto di un
politico locale. Vanit a parte, Pel sostiene che l'iniziativa
avrebbe dato lavoro a quattromilacinquecento persone e
il numero sembra proporzionale alla colata di cemento che
sarebbe servita per erigere questo mausoleo. Sinceramente
meglio che il progetto non sia andato in porto. L'intraprendenza
di Pel a volte viene giudicata fastidiosa, forse
perch si scontra con la sottile invidia di chi non ha avuto
gli stessi ricchi doni dalla vita. Cos sfuma anche il progetto
di una scuola calcistica nell'area degradata di Guaraja.
Beneficenza e solidariet a parte, gli ingenti capitali a
disposizioni non possono rimanere inerti, depositati in
una banca. Non si muove l'economia anche cos in un
Paese in crescita? Perennemente sulla cresta dell'onda e
nel mirino dei media Pel deve gestire con attenzione le
dichiarazioni, memore anche della sua pi intensa frequentazione
politica. Il giornalismo brasiliano non manca
di una verve a volte eccessiva e conta in repertorio su
una dilatazione enfatica delle interviste, almeno paragonabile
ai toni acuti e striduli con cui i giornalisti commentano
in televisione le partite di calcio. Pel s'imbarca in
polemiche non cercate e non richieste con Ronaldo e
Romario prima del chiarimento personale che avviene a
quattr'occhi ed  tutt'altra cosa dei confronti indiretti a
mezzo stampa. Pel ci mette anche del suo perch non si
fa mai pregare per un'opinione, un commento, da attivo
partecipante della vita pubblica non solo brasiliana. Persino
quando invita i brasiliani a votare con coscienza
(sembrerebbe una frase neutra) scatena le polemiche.
Non pu mai tornare a essere semplicemente Edson, 
per il mondo ora e per sempre Pel. Being Pel. Il nome
che il mondo ha scelto per lui non deve mai dimenticarselo,
responsabilit annesse e connesse.
Si sostiene che solo le persone intelligenti possono cambiare
parere e cos lui  lo stesso che sostenne nel 1961
che non si sarebbe mai sposato (figurarsi a poco pi di
venti anni!) e che nel 1965 afferm che si sarebbe ritirato
a vivere a Bauru. Paragonabile Bauru all'elefantiaca New
York del suo periodo d'oro? Pel e il suo doppio, a volte
il suo triplo. Che parla in terza persona, alla Mennea,
quasi per creare un distacco non vanitoso tra il suo essere
e il suo apparire. Uno come Totti certo non pu camminare impunemente nelle strade di Roma ma corre meno
rischi a Bergamo e quasi nessuno a Londra. Per Pel, cittadino
del mondo, la fama globalizzata  un fardello che
lo deve rendere accorto su ogni passo percorso, su ogni
frase pronunciata, su un qualsiasi coinvolgimento di un
familiare in uno scandalo. Peraltro in questo campo con
la triste vicenda di Edinho sembrerebbe avere gi dato.
Questo doppio  anche commerciale. Sulla Mastercard
su un lato c' la mitica rovesciata firmata Pel, sul
retro c' Edson Arantes do Nascimento. Il pagatore scelga
pure quale lato preferire. E una figurina non Panini
che si porter sempre appresso. La MasterCard rinnova
sempre le proprie campagne nel nome del fair play, dell'anti-razzismo,
affermando il calcio come strumento di
progresso attraverso il suo illustre ambasciatore.
A inizio febbraio 2018 Pel parla nelle ventidue lingue
possibili del mondo per lanciare il messaggio della carta
di credito, dunque il monito pubblicitario  universale,
pu arrivare a sette miliardi di esseri umani. Si pu
immaginare quale pressione riceva il suo ufficio per farlo
aderire alle pi varie richieste di marketing. Che arrivano
da ogni parte perch dappertutto  spendibile la sua
popolarit. La pi curiosa gli arriv da un marchio di
carta igienica: prontamente rifiutata! E nella lista dei bocciati
ci sono per coerenza tutti i prodotti che creano vizio,
dipendenza o comunque, anche in dose moderata, peggiorano
l'esistenza. Dunque, bando alle sigarette, agli
alcolici, a speculazioni religiose. Pensate che la prima
offerta arriv all'implume Pel a sedici anni. Si trattava
di una cachaa, un distillato della carta da zucchero, base
per la caipirinha, liquore nazionale. Fu Dondinho a stoppare
sul nascere la possibilit di un contratto. Quante
proposte sono passate sotto il cielo di Pel da quel giorno
e lungo sessanta anni? Da far felice un quartiere pi che
un individuo dotato di un moderato intuito selettivo ma
certo non insensibile al fascino del denaro e al suo accumulo,
pur con la liberatoria della beneficenza. Una
curiosa collaborazione fu instaurata con la Pfizer, la ditta
produttrice del Viagra, che con i diritti su quel prodotto
ha considerevolmente migliorato il fatturato. Qui si trattava
preventivamente di lanciare un messaggio ai giovani
per far capire i rischi di una sconsiderata ingestione, specialmente
legata all'abbinamento con gli alcolici, un mix
a volte letale per organismi in formazione.
Uno degli abbinamenti pi popolari riusciti e duraturi
fu quello con il caff, in una parola il Caff Pel, ben in
linea con la fama che riscuote questo prodotto in Brasile
e come sia assimilabile la sua diffusione all'estero. In Italia
non viviamo i suoi marchi come un'ossessione ma il
Brasile del terzo millennio pu trasformare un ex giocatore
in un ologramma a dimostrazione della sua imperitura
fama. Dunque le palestre Pel (del resto non  vero
che anche Madonna si  prodotta in questo campo?). E
Pel dappertutto. Sugli orologi, sui vestiti, sui profumi.
Come se quel marchio d'eccellenza nel calcio potesse
fare il miracolo di far decollare prodotti merceologici
non cos speciali.
Gli hanno dedicato anche una crociera.
Nel 2009 la Pel cruise e l'interessato non si  fatto pregare
per una decina di giorni di permanenza su una nave
di lusso, tutto spesato. E pensare che Pel  un cognome
inventato quasi per estro popolare, per deviazione infantile.
Pel in campo commerciale  un uomo dai grandi
trionfi e dagli inaspettati flop. La sua vita di imprenditore
 straricca di fallimenti. Come quello della societ Pel
Sports & Marketing che, avviata per avere un'influenza
positiva sullo sport, si risolse in un disastro economico e
la remissione in poche settimane di un milione di dollari.
Ma per chi maneggia tanto denaro e soprattutto tanto
nome le possibilit di recupero sono pressoch infinite.
Dunque resilienza. Cade al tappeto e si rialza. Ha le ossa
ammaccate ma non demorde. Instancabile, perfezionista,
a volte troppo generoso con gli amici. Per deve
fidarsi degli specialisti (avvocati, commercialisti, a volte
maneggioni). Gli Stati Uniti gli hanno inoculato lo spirito
del business. Se perde rilancia. Come un giocatore di
poker con ampia disponibilit di posta e di fiche. I debiti
sono anche stimoli. Non dovr lavorare per rifonderli ma
solo continuare a lavorare sulla propria immagine. Per
incassare decine di migliaia di euro o dollari baster una
firma con la penna d'oro, rinnovare un contratto, aprire
un nuovo filone di una indefessa attivit.
Ora  insieme un anziano con la faccia triste che si apre
in un improvviso sorriso o un bambino che pu scoppiare
improvvisamente a piangere. Gi, perch Pel si commuove
facilmente. Se nel 1958 spendeva i lacrimoni sulla
spalla del portiere Gilmar (che sembrava enorme rispetto
a lui), il nazionalismo, inteso come enorme amore per il
Brasile, lo porter a commuoversi per ogni sottovalutazione
di povert e favelas.
Lo scopo umanitario brilla nel 2005 quando viene fondato
l'istituto Pel Piccolo Principe a Curitiba. Mancavano
fondi per il varo di un'unit pediatrica e Pel si
spende per iniziare una sottoscrizione dall'impegnativo
profilo economico (servono venti milioni di dollari per
costruire un edificio da dodicimila metri quadrati). E i
primi dollari sono naturalmente i suoi, ci ha messo anche
il nome! E il calcio non  trascurato.
Nel 1999 c' un'occasionale ritorno al Santos come
supervisore del settore giovanile. Sono mesi in cui Pel
sonda i possibili talenti. E ha fiuto, se definisce al meglio
le possibilit di giocatorini allora promettenti come
Robinho, Diego, Alex e Paulo Almeida. Hanno fatto tutti
carriera, hanno scoperto l'Europa, cio l'America del calcio,
e gli sono grati per quella prima promozione di carriera.
Lancia un settore giovanile tutto suo, affiliato come
Litoral, l pi che la qualit conta la quantit. Ragazzi da
strappare alla strada. La prima leva ne acchiappa cinquecento.
Tira un po' casualmente, ogni tanto, calci al pallone.
Promette che viagger di meno (promesse da marinaio?).
Ogni tanto s'arrabbia. Fa causa alla Samsung nel
2016 quando vede un suo sosia che pubblicizza i prodotti
dell'azienda sudcoreana sul New York Times. C'era stata
una trattativa diretta ma non era andata in porto probabilmente
per le richieste troppo esose del brasiliano. Che
cerca di rifarsi con una richiesta di risarcimento di trenta
milioni di dollari, irretito dall'immagine di una sforbiciata,
il suo marchio di fabbrica originale, che per non gli
appartiene. Quando scatta la prima udienza i guadagni
annui di Pel vengono stimati da Bloomberg, adusa a fargli i conti in tasca, in venticinque milioni di dollari, con
un particolare incremento negli anni dei mondiali, quando
c' un ritorno di fiamma delle industrie e del merchandising
nei suoi confronti. Contratti in corso con
Volkswagen, Subway, Procter & Gamble, Fly Emirates.
Fabbrica regolarmente idee di rinnovamento per il regolamento
del gioco del calcio che vengono puntualmente
bocciate. Un battitore libero sull'attualit un po' discolo
e mai irreggimentato. Come su un campo di calcio.


Il pensiero di Pel, oggi.

Quando gli chiedono se ci sar un altro Pel lui risponde:
Niente da fare, ripassate un'altra volta. Quando gli
chiedono dei fuoriclasse europei lui evoca l'ungherese
Pusks, il tedesco Beckenbauer, per il Portogallo Eusebio
(si va sul classico); quando trasborda il suo pensiero in
altro continente, per l'Argentina Di Stefano (be', s anche
Maradona). Alla parola Italia il suo viso s'illumina e
cita velocemente Trapattoni, Facchetti, Rivera, Burgnich,
Zoff, Baresi e Baggio (il presente offre davvero poco,
volete che parli di Balotelli?). E poi, certo, frugando negli
archivi, pi indietro, Stanley Matthews e, pi recentemente,
sul versante britannico, Owen, Beckham e Rooney.
Pel riconosce che il calcio  un mix di abilit e fortuna.
Se il talento non viene scoperto rischia di perdersi
in squadre sbagliate. Se ci fosse solo merito nel football,
l'Olanda di Cruijff avrebbe dovuto vincere i mondiali del
1974 e del 1978 - argomenta. Poi i giudizi su quello che
meglio conosce e pi ama: il calcio brasiliano. Delle
nostre squadre che hanno vinto il mondiale, quella del
1958 era la pi ricca di individualit, ma quella del 1970
la meglio assemblata. Ma ci siamo affacciati al 2000 con
l'ennesima scorta di grandi campioni: Ronaldo, Ronaldinho,
Juninho Pernambucano e Kak. Il Brasile non
smetter mai di produrre giocatori eccelsi. Il mondo del
calcio sta cambiando. Il mondiale fornisce sempre grandi
sorprese perch la differenza tra grandi e medie squadre
si  appiattita. Un'azione pu decidere una partita. Questo
fenomeno di riconversione dei valori si era gi constatato
nel mondiale del 2002, quando gli Stati Uniti sono
arrivati ai quarti di finale e la Sud Corea in semifinale.
L'uomo che ha stretto la mano a tre Papi, che ha incontrato
tutti gli ultimi presidenti degli Stati Uniti, se deve
scegliere il personaggio pi carismatico punta su uno che
non c' pi e che ne ha viste tante nella vita, un po' come
lui: Nelson Mandela. E ricorda, con la memoria breve,
genitori che, senza conoscerlo, privatamente gli hanno
offerto la figlia come moglie, le decine di migliaia di anonimi
ammiratori che lo hanno atteso nella hall di un
albergo di lusso o all'uscita da un gate di un aeroporto
per tendergli la mano, reclamare una foto, un autografo
o per il solo privilegio di vederlo, per ammirare restituito
quel sorriso un po' birichino di eterno ragazzo. E meno
male che non lo hanno atteso in tranelli in Italia mafiosi,
camorristi o criminali. Basta una foto apparentemente
innocente per compromettere quello che una volta, con
espressione obsoleta, si definiva un VIP.
Il nome di Pel rimbalza spesso nell'immaginario collettivo
come termine di confronto con la modernit, citato
in quel Gotha di divinit del pallone che hanno fatto
la storia. Si pu anticipare che il suo mito non tramonter
mai e rifulger anche post mortem per quell'alone di
fascino oltretombale che hanno i personaggi che non si
possono pi toccare, fotografare, gustare, assaporare,
immergere nel confronto con i contemporanei. Corvino,
il dirigente magna pars della Fiorentina, collezionista
d'arte, si  addentrato in un paragone estetico accattivante:
Mi viene da pensare che Pel  stato il Duchamp dei
suoi tempi: cos forte da apparire provocatorio.
Pel  uno che oggi non si fa pregare per dire la sua su
argomenti della pi svariata attualit. Ambasciatore del
Brasile del mondo, non pu esimersi dal comparire ed
esprimersi, anche se, dopo aver lasciato l'incarico di
Ministro dello Sport (un passo falso), si  smarcato dalla
politica, da una certa politica. Brasile ma non solo. Nel
settembre del 2015, Pel, transitato a Londra per la
mostra Arte, vita e calcio, ampiamente intervistato, ha
potuto liberarsi esprimere sul calcio contemporaneo.
Pensieri in libert di un Pel quasi attuale, proiettato sulla
scena del presente, che afferma: Se fossi ancora in attivit
oggi, mi piacerebbe giocare nel Barcellona, una
squadra che ha lo stesso stile del Santos o del Brasile dei
miei tempi. Dialogare sul campo con Messi. Se invece
giocassi in Inghilterra, mi piacerebbe farlo nell'rsenal.
Lo scenario nel calcio brasiliano  molto cambiato perch
 difficile trattenere i migliori calciatori nel Paese.
Oggi, sui ventidue selezionati, solo cinque svolgono la
propria attivit in Brasile. Non hanno il tempo di crescere
mentre, vedete, la nostra selezione mondiale del 1970
ha avuto tre anni per consolidarsi e trovare quell'amalgama
che ci ha portato a dominare il campionato mondiale.
Ora i giocatori disputano un torneo, poi spariscono
per ripresentarsi l'anno dopo. Ci sono giocatori che non
costituiscono un buon esempio per i giovani. Ho affrontato
avversari duri. Ricordo che quando giocai contro l'Italia
affrontai Trapattoni. Non si interessava della palla,
dava solo calci. Ma ho affrontato tanti ottimi difensori.
Quello che mi piaceva di pi era Bobby Moore: era molto
duro ma giocava pulito. Ed era meglio non avere niente
a che fare anche con Beckenbauer. Pel non rinuncia
mai a dire la sua anche sugli argomenti apparentemente
pi futili. Il giorno di San Valentino (14 febbraio 2018)
twitta, mutuandojohn Lennon: Come dice il mio amico
dei Beatles, prematuramente scomparso, All you need is
love. Tutto ci di cui abbiamo bisogno  amore. E lui
ne ha dato e ricevuto molto in giro per il mondo, virtualmente
in contatto con mezza umanit nell'universo di
sette miliardi di abitanti del Pianeta.

 Il profilo sulla Treccani.

Vi siete persi in una storia cos lunga da apparire incredibile,
in una vita che sembra cos diabolicamente intensa
da contenerne tante (e soprattutto a fine carriera)? Potete
riposarvi e riassumerla in dieci righe, come fa la Treccani.
Dieci righe, ma sulla Treccani devono veramente
condensare un meglio che noi abbiamo dettagliato con
qualche riga in pi. Per non dimenticare e ricordarlo una
volta di pi, allora ecco quanto emerge sulla pi prestigiosa
enciclopedia italiana. Anzi l'Enciclopedia Italiana.
Pel "pl", Edson Arantes do Nascimento - Calciatore
brasiliano (n. Trs Coraes, Minas Gerais, 194QJ; attaccante
di notevoli qualit tecniche, tra ipi forti talenti nella
storia del calcio. Dotato di un senso del gol fuori dal
comune, interprete efficace di un calcio sintesi di tecnica
e potenza, Pel. ha giocato nella squadra del Santos
(1956-74) e ha vinto undici campionati
brasiliani, due coppe sudamericane e due intercontinentali.
Con la maglia della Nazionale brasiliana, con cui ha
esordito a diciassette anni, ha invece conquistato tre campionati
mondiali (1958, 1962 e 1970).Dal 1975 al 1977ha
giocato per il Cosmos, squadra di New York. Soprannominato
O Rey, nella sua carriera ha segnato poco meno
di milletrecento reti. Abbandonata l'attivit agonistica,
Pel si  dedicato anche alla politica ed  stato, tra
l'altro, ambasciatore dell'ONU e dell'UNICEF. Nel 2000 la Fifa lo
ha indicato come miglior calciatore del secolo a pari
merito con l'argentino Diego Armando Maradona. I
riconoscimenti di fine secolo e fine millennio si sono sprecati
perch l'anno prima, ma questa volta in solitaria, era stato
ribadito il suo ruolo di calciatore del secolo dall'International
Federation Football History & Statistics e come
atleta del secolo dal Comitato Olimpico Internazionale
e dall'agenzia Reuters.

 Il Brasile, terra di contraddizioni.

Tra alti e bassi, tra scandali per corruzione e organizzazione
di grandi eventi (su tutte l'Olimpiade di Rio de
Janeiro del 2016), il Brasile di oggi  profondamente
diverso da quello che vedeva crescere Pel.  una constatazione
che pu fare lo stesso calciatore, investito dalla
politica come Ministro dello Sport, poi deluso e rinunciatario.
Settantotto anni di Pel, dal 1940 al 2018 per constatare
un cambiamento tangibile. Il Brasile di oggi  un
Paese in divenire, inquieto e ricco di diseguaglianze, calcisticamente
ancora formidabile. Il Presidente della
Repubblica Federativa del Brasile, Michel Temer, economicamente
tratteggia una Nazione che pu farcela a
inserirsi nel contesto del ristretto gruppo dei Paesi con il
pi alto tasso di crescita. Ma fa fatica ad avviare il rinnovamento
che dovrebbe contare su due grandi riforme:
quella riguardante il sistema pensionistico e quella del
lavoro. Cos, Temer  un traghettatore pi che un riformatore
e non pu prescindere dal rispetto per un Parlamento
che lo ha salvato due volte da un'incriminazione
per corruzione passiva e associazione a delinquere. Il Brasile
prova a superare la sua versione di Mani pulite, un
terremoto politico giudiziario che ha scosso il suo establishment
portando all'incriminazione di sei ministri e centinaia
di governatori e di amministratori pubblici, legati
dall'accusa di corruzione, leva potentissima negli affari e
negli appalti. L'Olimpiade e i mondiali di calcio sono stati
deterrenti potentissimi per questa illegalit diffusa.
Lula avrebbe ricevuto in grazioso omaggio un immobile
di lusso nello Stato di San Paolo dall'impresa di
costruzioni Oas, come tangente per aver favorito contratti
illeciti nella statale petrolifera Petrobas.
Il 7 aprile 2018 l'ex Presidente si consegna alla Polizia
federale. Eppure, nei sondaggi per le elezioni del successivo
ottobre,  ancora in testa, nettamente davanti a tutti.
E in Europa si moltiplicano le manifestazioni in suo favore.
Vittima di un complotto o demagogo?
L'unica conseguenza positiva della condanna  l'immediata
risalita della Borsa brasiliana che, poche ore dopo
il pronunciamento si  assestata al +3,67%, come dire
che l'economia globalizzata avrebbe tutto da guadagnare
dalla sua fuoriuscita dall'agone politico. Ma  una generazione
di politici cresciuta alla sua ombra che  stata fatta
fuori con una drasticit persino superiore alle conseguenze
di Mani Pulite.
Tra i risultati a cascata la perdita del lavoro per dodici
milioni di persone e una violenza diffusa che ha portato
nel solo 2017 alla morte di centotrentasette agenti di polizia
e di 1.124 civili. Secondo Amnesty International, tra
il 2006 e il 2015 in Brasile sarebbero state uccise ottomila
persone di cui il 75% di colore. Le condizioni di vita delle
settecentosessantatr favelas della Capitale certo non
migliorano. Qui vive il 22,3% della popolazione la cui esistenza
 controllata e scandita dalla violenza dei narcos.
Ed  preoccupante il ritorno sulla scena politica di Jair
Bolsonaro, ex paracadutista che evoca il ritorno a una possibile
dittatura militare, forte di uno sprezzante odio per i
gay, per chi fa uso di droghe leggere, ideologo misogino e
razzista. Per la stampa internazionale,  una sorta di
Donald Trump dei poveri, ma non meno pericoloso.
Di Brasile in Italia si parla anche per la richiesta della
non ancora soddisfatta estradizione di Battisti, presunto
rivoluzionario ma per la giustizia nostrana anche delinquente
comune, reclamato dalle patrie galere per scontare
quattro ergastoli.
Le cifre, comunque, sembrerebbero confermare i parziali
progressi della Nazione. Non ci si pu dimenticare
che il Brasile  il capofila dei Brics, etichetta ora poco usata,
ma che indicava fino a poco tempo fa i Paesi sulla scia
della pi evoluta economia mondiale. Nel 2017 il PIL 
cresciuto dell'1 %, l'inflazione  calata nel mese di settembre
al 2,54%, mentre il potere d'acquisto degli stipendi 
aumentato del 6%, una percentuale che fa invidia all'Italia.
Temer ha annunciato con orgoglio che il surplus ha
raggiunto la considerevole cifra di 58.477 miliardi di dollari
americani con un aumento della produzione industriale
pari all'1,6%. L'indice di fiducia aziendale nel
nostro Brasile ha toccato 90,3 punti nello scorso ottobre,
mentre il rischio  sceso dai 544 punti base del gennaio
2016 ai 239 dell'ottobre 2017. Questi progressi si riflettono
anche nell'occupazione perch il saldo attivo di
posti di lavoro  stato di 163.000 unit a regime a fronte
della perdita di 448.000 unit nel periodo compreso tra
gennaio e maggio 2016. Con l'iniezione nell'economia di
sessanta miliardi si  potuto sostenere una ripresa generale
che ha contemplato anche il lancio del programma
Progredir che assiste famiglie beneficiarie per ottenere
impiego e credito. Il mio programma, in definitiva, 
basato su equilibrio fiscale, responsabilit sociale e crescita
di produttivit.
Peraltro Temer non pu nascondere che esistano ancora
spaventose sacche di povert che si riassumono in una
parola tristemente nota in tutto il mondo: favelas. In questo
senso le Olimpiadi di Rio sono state un gigantesco
esercizio di rimozione, accentuando il disagio sociale e le
diseguaglianze.
A Rio oggi c' il mondo dei ricchi, pieno di piscine e
servizi, protetto da alti muri, da impianti di sorveglianza
e da vigilantes, titolari di ville multi-servizi e, per separare
architettonicamente e fisicamente il lusso da quartieri
sbancati, dalla povert, dagli homeless, reali barriere di
separazione e di classe. E un regime di Polizia severo contro
chi non ce l'ha fatta o, ancora pi semplicemente,
contro chi si abbandona a comportamenti non canonici.
Come ad esempio danzare all'interno di una metropolitana.
E a Rio nel 2017, segno di una crisi sempre dietro
l'angolo,  stata persino messa in dubbio l'effettuazione
del Carnevale successivo. In pratica, nel calendario laico
 l'evento pi atteso da dodici milioni di carioca. L'allarme
 stato lanciato in tempi non sospetti dal sindaco Marcelo
Crivella, pastore evangelico. Ad agosto, aveva sostenuto
che non c'erano i soldi per reggere i tre giorni di
pazza follia di quella che  stata ribattezzata la ciudad
maravillosa. Poi gli sponsor sono intervenuti massicciamente
garantendo settantaquattro milioni di euro per la
copertura del Carnevale fino a tutto il 2020. E il Ministro
della Cultura Sergio Sa Leito, non ha voluto essere da
meno, aggiungendo un bonus di 2,3 milioni. Crivella non
 per parso entusiasta: Avrei preferito destinare la somma
alle scuole e ai bimbi ricoverati negli ospedali. 
malinconica Rio e drammatico il suo scenario ambientale
nella primavera del 2018, quando l'esercito controlla
le strade per una situazione politica che sta progressivamente
sfuggendo di mano alle istituzioni.
Il Presidente Michel Temer ha incaricato il generale
Walter Braga Netto di rimediare all'azione insufficiente
dell'attuale governatore Luiz Fernando Pezo, di fatto
esautorato. Preoccupante quando il potere militare si
sostituisce alla responsabilit della politica. Milizie di
paramilitari sono l'unica alternativa allo strapotere dei
narcos, determinando una situazione molto simile a quella
messicana. Pallottole vaganti in centro, orde di ragazzini
che scippano i bagnanti sulle spiagge, centinaia di
crimini non repressi e non preventivabili. C' aria di golpe
in una generale virata a destra, dove l'emergenza sicurezza
appare prioritaria rispetto al bisogno di eguaglianza
della popolazione. Tra l'altro il Brasile  negativamente
il quinto Paese al mondo per numero di femminicidi. Nel
nord est in particolare si parla di 6,9 omicidi ogni cento
donne, una sorta di manifesta strage a cielo aperto. Nei
grandi centri il tasso di pericolosit (e, al contrario, l'indice
di sicurezza) rivaleggia con quello dei luoghi pi
pericolosi del Pianeta. E il saldo negativo dei Giochi 
attualmente una palla al piede che frena l'economia e che
fa risentire negativi influssi con la dispersione e l'insana
gestione dei costosi impianti costruiti o migliorati per l'evento.
N il Brasile - soprattutto in alcune citt - si pu
dire che abbia risolto il problema della minimale incolumit
personale dei semplici neutrali turisti. Certi luoghi
sono fortemente sconsigliati ai vacanzieri, rientrando nelle
statistiche di maggiore densit per scippi, rapine a
mano armata, se non addirittura omicidi, al pari dell'indice
di rischio di alcune capitali africane. In particolare,
rigurgiti di forte criminalit turbano il normale andamento
della vita nella regione del Rio Grande do Norte,
dove vivono tre milioni e mezzo di brasiliani.
Lo sciopero della Polizia nella prima settimana di gennaio
2018 ha lasciato una scia di morte con l'omicidio di
cinquanta persone. Secondo i dati registrati dal Forum
Brasileiro e da Segurana Publica, tra il 2005 e il 2015,
la violenza in questa zona  aumentata del 232%, configurando
il luogo tra i pi pericolosi del Sudamerica. E
dire che non manca la concorrenza in fatto di criminalit
in questo pezzo di continente. Conter anche il fatto che
sessantadue milioni di brasiliani sono indebitati, fotografia
di un'economia scricchiolante, pregna di derivati e di
cambiali. Per con una fotografia comparativa complessiva si pu affermare che, nel confronto Brasile 1950-
Brasile 2018, vista con gli occhi di un Pel adolescente e
di un Pel definitivamente anziano, vinca l'istantanea del
presente, anche se la provvisoriet dei giudizi sulla credibilit
della classe politica  scossa da continui episodi di
corruzione che ci ricordano alcune delle ricorrenze peggiori
del continente americano.
Gli scandali della gestione Lula in sede giudiziaria
lasciano ancora maligni influssi non metabolizzati dalla
vita quotidiana dei brasiliani, abituati ormai a discernere
con un certo scetticismo i programmi di rinnovamento di
una sinistra molto generica. Eppure in questo Paese, stremato
da corruzione e violenza, l'ex Presidente, condannato
a nove anni di reclusione (e atteso da successivi cinque
procedimenti),  in testa nei sondaggi con un
impensabile gradimento del 38%, esposto come un faro
a favore dei suoi connazionali da circa vent'anni, almeno
prima che arrivi la mazzata di fine gennaio 2018: la condanna
a dodici anni e un mese di reclusione per corruzione
passiva e riciclaggio. Non ci sono andati leggeri i
giudici aumentando la pena iniziale, confermando il ruolo
centrale del politico nella transazione corruttiva.
 in carcere il suo effervescente ex Ministro dell'Economia
Antonio Palocci;  stato condannato a trent'anni
di reclusione il suo ex braccio destro Jos Dirceu. E sono
pure fuori gioco, condannati e incarcerati, l'ex Governatore
di Rio Sergio Cabral, padrino dell'Olimpiade, e
l'ex Presidente della Camera Eduardo Cunha. Altri
politici della generazione Lula si barcamenano con
l'immunit parlamentare secondo un andamento borderline che
non fa escludere il definitivo arresto. Ma se
si parla pi semplicemente di sport, la pratica del movimento
 pi diffusa che in Italia interessando, secondo
un sondaggio della Compass, quasi il 32% della popolazione.
Gli sport di squadra prevalgono, ma il calcio 
in buona compagnia di basket e pallavolo.

 Pel  anche un film che non finisce mai.

C' il brand Pel e ovviamente la storia non poteva esimersi
dall'essere raccontata in un film di produzione americana,
destinato a un mercato internazionale. La pellicola
 un biotopic con molte deviazioni rispetto alla realt.
Anno di uscita il 2016 e una travagliata gestione delle
riprese tanto da far ritardare il previsto lancio all'altezza
dei mondiali di calcio del 2014. Il film  stato presentato
in prima mondiale al popolare Tribeca Film Festival con
l'uscita nelle sale statunitensi il 6 maggio 2016 e, appena
venti giorni dopo, in quelle italiane. Naturalmente, Pel ha
dato il proprio beneplacito per quella che  diventata una
biografia cinematografica autorizzata.
Il film, firmato dai fratelli Jeff e Michael Zimbalist, 
incentrato sugli esordi del calciatore e, in particolare, sullostraordinario avvio di carriera con i mondiali del 1958.
La gavetta, la povert, il rapporto privilegiato con il
padre sono gli spunti di narrazione filmica. A Pel viene
riservato un curioso cameo. Nell'albergo che ospita la
nazionale brasiliana il finto giovane Pel interpretato da
Kevin de Paula si cimenta estemporaneamente in una
spettacolare rovesciata che colpisce la zuccheriera di un
signore elegante l nei pressi. E quando il cliente dell'albergo
si svela ci si accorge che  il vero Pel. Dunque il
falso Pel che incontra il vero Pel in una scena che non
passa inosservata di verit allo specchio e che dovrebbe
aumentare l'appeal del film, proponendo dal vero il personaggio
della storia. La partecipazione  chiaramente
una tacita, riconosciuta approvazione del plot. C' anche
un vistoso spicchio d'Italia nei centosette minuti di svolgimento,
con l'apparizione di Luca Toni e il doppiaggio
nel commento della finale dei mondiali 1958 da parte del
popolare telecronista, ormai in pensione, Bruno Pizzul
che per all'epoca dei fatti raccontanti era poco pi di un
ragazzo. Per non parlare di Jos Altafini che, con il trasferimento
in Italia, fu completamente adottato dal
nostro campionato. Sar proprio Altafini a rompere il clima
zuccheroso del lancio del film con commenti al veleno
che contestano la verosimiglianza della narrazione.
Del resto, l'ex calciatore, ormai ottantenne, non ha mai
avuto peli sulla lingua. Sono molto amareggiato, quel
film  una montagna di falsit. Non ho mai visto Pel
quando era bambino perch abitavamo a circa trecento
chilometri di distanza. L'ho conosciuto quando era gi
maggiorenne (presupponiamo nell'anno dei mondiali,
ndr). Io non ero ricco e la mamma di Pel non faceva certo
la cameriera in casa mia. Da bambino possedevo solo
una camicia. A cosa mi serviva dunque una cameriera?.
Le precisazioni di Altafini sono anche dovute a come viene
rappresentato sullo schermo. Nel film mi dipingono
come arrogante, prepotente e classista. Io non mi riconosco
in questo film e del resto nessuno mi ha interpellato.
Tutti i miei amici mi telefonano per confermarmi che
non mi riconoscono nel modo in cui sono stato descritto.
Anche Altafini rimase sotto choc per la sconfitta del Brasile
nei mondiali del 1950. Il pomeriggio del Maracanazo
ero in campo con la mia squadra, il club Atltico
Piracicabano - ricorda - avevo dodici anni e seppi della
sconfitta mondiale alla fine del match. Nella mia citt
erano tutti un po' tristi ma niente drammi. A Rio e San
Paolo invece....
Altafini e Pel s'incontrano per il Gala italiano in occasione
della presentazione della pellicola e il primo pu
fare sfoggio della sua abituale ironia. Ho detto a Pel:
visto che sono ricco ti regalo un euro. Lui si  messo a
ridere ma mi ha sorpreso che pubblicamente non abbia
detto nulla sulle falsit raccontate nel film. Evidentemente
le ragioni commerciali e gli interessi di bottega,
hanno prevalso sul rispetto della verit.
Altafini alias Mazzola viene presentato come il giovane
rivale di Pel nelle sfide tra i vicoli di Bauru e, otto anni
dopo, come il suo rivale per un posto da titolare nella
squadra mondiale del 1958. E la contrapposizione tra
l'orgoglioso e ricco campione bianco che si sente portato
verso l'Europa e il pi umile talento nero, che alla fine si
ritrovano nelle ragioni della squadra e si abbracciano in
perfetto accordo. Un secondo contrasto  quello tra il
rigido rispetto delle regole tattiche imposte da Feola e la
libera espressione della fantasia. Questo secondo aspetto
si traduce nella ginga. Letteralmente  il passo base della
capoeira, l'elemento unificante tra i colpi di attacco, le
schivate difensive e gli elementi puramente acrobatici.
Viene effettuata tracciando un triangolo con le gambe e
con le braccia che si muovono sempre a difendere il volto.
La velocit della ginga, come quella del jogo,  determinata
dal ritmo del berimbao.
Nel film  l'elemento simbolico che divide schema e
libera improvvisazione. Facile intuire che prevalga la
seconda: il motivo dominante per cui la squadra brasiliana
si libera delle proprie incertezze e travolge la Svezia,
grazie al ripensamento tattico di Feola. La ginga  la
metafora della libera invenzione, della fantasia che prende
il sopravvento sugli schemi, del movimento del talento
che prevale sulla forza. Dunque,  qualcosa in pi che
trascende il calcio. Un simbolo del tropicalismo molto
brasiliano. Plasticamente la ginga  quel movimento studiato
dal ragazzino Pel. In rovesciata per colpire con
precisione il frutto del mango, centinaia di esercitazioni
puntando un albero in compagnia di Papa Dondinho,
fino ad arrivare alla perfezione del gesto. Pel imberbe si
industria nelle acrobazie colpendo al volo i frutti: scene
provate cento volte dal giovane e accattivante protagonista
del film, molto simile fisiognomicamente a Pel. E
l'addestramento funzionale per quella che sar la sua
formidabile rovesciata in campo.
L'aspetto pi banale del film sono le scene d'azione in
campo. Irrealistiche per chi conosce il calcio almeno
quanto il pugilato di Silvester Stallone in Rocky. Pel
offre l'impressione del perfetto solista, di quello che gioca
da solo e non passa mai la palla anche se la realt del
campo nella manifestazione mondiale 1958 fu ben
diversa. Del resto, a quanti spettatori sarebbe interessata
la fedele e piatta ricostruzione della vita di Pel? Efficace
anche l'interrompersi della narrazione dopo il primo
successo mondiale che rispecchia una tesi di fondo
anche di questo libro: gli esordi e gli anni di formazione
di un personaggio pubblico sono sempre i pi interessanti.
Comunque la classica rovesciata di Pel nel film,
il gesto pi spettacolare,  evidentemente  anche una
citazione subliminale che rievoca il gesto atletico di tanti
anni prima (venticinque) in Fuga per la vittoria. In
quell'occasione, un Pel molto pi giovane, ma ormai
gi molto ex, si ciment in quel gesto atletico che ebbe
bisogno di molti tentativi prima di esaudire i desideri del
regista John Houston. Mai come in quell'occasione non
fu buona la prima anche se non ci fu bisogno di una
controfigura. Pel, ancora fresco della parentesi nei
Cosmos, ci teneva a fare da solo.
Fuga per la vittoria (1981)  una pellicola ricca di vecchie
riconoscibili glorie del calcio come Bobby Moore e
Osvaldo Ardiles. E un omaggio al calcio attraverso il
diversivo della guerra. Ma anche viceversa. Il film venne
girato nel 1981 in uno ospitale stadio di Budapest, che
oggi non esiste pi, e fa riferimento a un episodio realmente
avvenuto nel secondo conflitto mondiale, peraltro
debitamente romanzato. Nell'agosto del 1942, alcuni
militari tedeschi di stanza a Kiev proposero ai prigionieri
ucraini un incontro di calcio per riaffermare la propria
superiorit. Per completare la squadra, i tedeschi ingaggiarono
per l'occasione alcuni volontari ungheresi, ma in
partita furono sommersi per 5-1 dalla superiorit avversaria.
Non casuale perch tra gli ucraini militavano ex
calciatori della Dinamo Kiev e della Lokomotiv. Lo
smacco fu grande e fu organizzata una rivincita. Il 9 agosto
1942 si gioc quella che venne denominata la partita
della morte. Nonostante un arbitro tutt'altro che neutrale
(nientemeno che un ufficiale delle SS), gli ucraini si
ripeterono, vincendo per 5-3. Ma un episodio segn la
partita e anche il dramma successivo. Klymenko scart
mezza squadra tedesca ma si ferm sulla linea di porta,
evitando di segnare, rilanciando la palla verso il centrocampo.
Le conseguenze furono terribili. L'attaccante
Korotych venne giustiziato, mezza squadra ucraina
internata in un lager. Due soli i sopravvissuti. Nella realt
cinematografica tutto cambia. Non si ripete la vittoria dei
prigionieri (il punteggio finale sar 4-4, con una fantasmagorica
rimonta da 0-4) ma la partita  solo il pretesto
per una grande salvifica fuga di massa, la revisione ottimistica
di quello che realmente avvenne. Ricco di attori
importanti come Sylvester Stallone (che insiste con gli
sceneggiatori per segnare il rigore decisivo, invece si limiter
a pararlo) e Michael Caine, il film ha proprio nel
fotogramma della magnifica rovesciata segnata da Pel
(pensate all'immaginazione filmica, un brasiliano nella
squadra degli ucraini) il proprio compendio. Un gesto
prezioso che ebbe bisogno di tanti ciak per compendiare
metaforicamente il segno del messaggio: un gol segnato
al nazismo. Comprensibile visto che Pel era un over 40
con qualche chilo di troppo. Pel interpreta la parte del
caporale Luis Fernandez e mette in gioco la propria emotivit
tanto che il regista John Huston deve invitarlo continuamente
a un maggior autocontrollo. Si parl di un
sequel per la pellicola che ebbe un felice esito d'incasso, ma
poi non se ne fece nulla. I protagonisti di allora, i calciatori,
erano sparsi per il mondo. Avventure minori della sua filmografia:
O Rey Pel (dove il nostro interpreta se stesso),
le repliche prevedibili in altre fasi della carriera A Marcha
(1972) e Isto  Pel (1975) e Os Trombadinhas (1979) in
cui il tema trattato  quello dei bambini abbandonati.

 Dicono ancora di lui.

Tarcisio Burgnich: Prima della partita mi sono detto.
 fatto di carne e ossa come tutti gli altri. Mi sbagliavo.
Nereo Rocco: Mi no credevo che un omo podessi far questo.
Ferenc Pusks: Il miglior calciatore della storia  Alfredo Di Stefano. Mi rifiuto di definire Pel un calciatore: lui era qualcosa in pi.
Jos Altafini: Maradona o Pel? Non ho nessun dubbio: i numeri dicono Pel. Ho giocato con lui e devo dire che faceva cose straordinarie, come oggi le fa Messi.


E non pu non essere anche un brand.

C' la possibilit che i videogiochi entrino nel programma degli sport olimpici, sostenuti da interessi commerciali (in Italia quasi un miliardo di fatturato nel corso del solo 2016). Non c' da stupirsi allora nel ritrovare, come una
vecchia cartolina dimenticata, dallo scaffale dei ricordi il Pel's soccer degli anni Ottanta, videogioco licenziato
con l'ovvia approvazione di Pel e la subsuccessione dei diritti al ricco giocatore ormai in pensione. In azione virtuale
O Rey in combinato disposto con due colleghi dai nomi inventati: Nick Ranger e Crash Morgan. Particolare
che fa capire come la scatola dovesse incontrare l'interesse del mondo di lingua inglese. Pel nel gioco era un
quadrato visto dall'alto. Era la preistoria dei videogiochi, estetica rudimentale. Poi il Kick and Run Mexico 1986
della Taito e Player Manager del 1990 cambieranno decisamente la storia di questo importante segmento
commerciale. E come brand e icona di un Paese, tutto il
Brasile avrebbe voluto una sua comparsa-esibizione
come ultimo tedoforo, destinato ad accendere il tripode
dei Giochi il 5 agosto 2016. La richiesta conferma la sua
qualifica di sportivo brasiliano numero uno. Ma la data
lo coglie acciaccato quanto dispiaciuto. La responsabilit
della decisione  solo mia. In questo momento non
ho le condizioni fisiche per partecipare all'apertura
dell'Olimpiade. Proprio non ce la faccio. Cari amici, solo
Dio  pi importante della mia salute e come brasiliano
chiedo a Dio che benedica tutti. In vita mia ho subito
fratture, operazioni chirurgiche, dolori, ricoveri in ospedale,
vittorie e sconfitte, sempre rispettando quelli che mi
ammirano. La responsabilit della decisione  mia, perch
ho sempre cercato di non deludere la mia famiglia e il popolo brasiliano.
Per la cronaca l'ultimo tedoforo, auto-esclusosi Pel,
bocciate le candidature di Ronaldo e del tennista Kuerten,
sar Vanderlei De Lima, noto per essere stato fermato
da uno spettatore durante la maratona olimpica di
Atene 2004. Un grazioso involontario favore per l'azzurro
Baldini che, proprio per quello stop, s'invol indisturbato
verso la medaglia d'oro. Pel  ricomparso in prima
pagina sui quotidiani italiani il 17 gennaio 2018 con una
foto che ha documentato il suo precario stato di salute.
Impressionava vedere l'attaccante che quarantotto anni
prima si librava in alto (molto pi in alto di Burgnich) per
colpire di testa e insaccare nella porta azzurra, contribuendo
decisamente alla vittoria mondiale del Brasile nel
1970, trascinarsi attaccato a un deambulatore in seguito
a un intervento a un'anca. Dalla carrozzina al deambulatore.
L'istantanea  stata scattata nella cerimonia pubblica
per la presentazione del campionato regionale di
calcio di Rio de Janeiro perch, come in occasione della
presentazione dei mondiali di calcio, Pel non rinuncia
mai a esserci anche se c' da mostrare una condizione
fisica precaria. Deambulazione precaria provvisoria o
per sempre? Le terapie di recupero permetteranno una
risposta sensata. Se la stampa titola: Pel commuove il
mondo, nell'ex giocatore il sottofondo religioso  sempre
ben vivo e presente: Dio mi ha dato nuovi scarpini
per giocare a pallone. E se me le ha dati Dio perch non
farli vedere?. Commento condito da un sorriso rilassato.
Un restyling fisico nel segno dell'ottimismo per uscire
ancora pi forte e convinto nell'avventura interminabile della vita.
...
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FINE.
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Bibliografia.
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AA.W., Era l'anno dei mondiali. 80 anni di mondiali in 19 racconti d'autore, a cura di Paolo Verri, Milano, Corriere
della Sera, 2010.
Audisio Emanuela, Carraro Franco, Mai dopo le ventitr: le molte vite di un riformista, Milano, Rizzoli, 2017.
Galeano Eduardo,Splendori e miserie del gioco del calcio, Milano, Sperling & Kupfer, 2000.
Gatti Alessandro, Pel, il re del pallone, San Dorligo della Valle, Edizioni EL, 2017.
Pel con Herbert Resnicow, Delitto alla Coppa del Mondo, Milano, Mondadori, 1990.
Pel con Orlando Duarte e Alex Bellos, Io l'unico re, Milano, Mondadori, 2006.
...
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...
FINE.